Dalle vele alle borse che volano oltre oceano

Le borse realizzate da Sabrina Pigozzo con le vele riciclate

Creatività e riciclo nell’artigianato di Sabrina Pigozzo

Cos’hanno in comune le sacche e borse sportive realizzate artigianalmente con vele dismesse di barche o di kitesurfing?  Sicuramente l’inesauribile creatività e l’originalità che animano Sabrina Pigozzo. Ogni oggetto creato dalle sue mani parte dal suo estro e dalla sua fantasia.
Che si tratti di una borsa o di un tabarro, di un maglione ricamato o di un bijoux, ogni pezzo è unico e spesso realizzato con materiale nautico di recupero. Un’ idea molto apprezzata non solo in ambito locale ma ora anche oltre oceano, dove le sue creazioni  stanno ottenendo un grande successo.

Sabrina Pigozzo al lavoro nella sua bottega artigiana a Venezia

“L’idea è nata due anni fa, durante un viaggio in Germania – racconta Sabrina – Mi capitò tra le mani una borsa fatta di un particolare materiale tecnico, pesante. Mi vennero in mente le vele e così la curiosità di provare a fare una borsa proprio con quel prodotto”.

Dalle vele alle borse

Una sfida bella e buona, dove applicare il know-how che Sabrina mette in pratica confezionando le borse di velluto veneziane, usando ed elaborando gli stessi stampi.
“In realtà non è proprio la stessa cosa. Non sapevo nulla di vela, nè pratico lo sport. Sono partita andando a prendermi una vela dismessa in un porto. L’ho smontata, scucita, ho tolto cime e anelli. L’ho lavata per togliere bene il sale e la colla. Ho quindi cominciato a “montarla” adattando i vari pezzi. Ho fatto dei prototipi per me e gli amici. Ho potuto così verificarne i pregi, come la robustezza e praticità, ma soprattutto i difetti da correggere, come la resistenza e le cuciture adatte. Quindi sono partita con la produzione. Agli amici le borse piacciono molto e in negozio i primi esemplari sono andati bruciati”.

L’artigiana Sabrina Pigozzo con le borse realizzate dal riciclo delle vele

La continua ricerca di materiali di riciclare

Lei gira per cantieri navali e porticcioli alla ricerca di vele che i proprietari buttano via. La produzione aumenta. Ma non è mai soddisfatta. Cerca quel qualcosa in più. Le vele delle barche sono prevalentemente monocolori e invece lei vuole il colore, la vivacità. Finché decide di provare con una vela rotta di kite surfing  (lo sport che consiste nell’usare una tavola corta di surf e farsi trainare da un aquilone ndr)
“Era colorata, aveva disegni ed era molto più leggera di una vela, più gestibile – spiega- Così ho virato la produzione su questo materiale”.
Per cucire le borse Sabrina ha infatti comperato una macchina apposita che ha sistemato in un angolo del suo negozio a Santa Croce: finché non ci sono clienti cuce, taglia, confronta i pezzi cercando il particolare, li gira, li appaia, li compone pezzo per pezzo.

Le borse della bottega artigiana di Sabrina Pigozzo

Le vele e il successo della linea “Magoga”

“Per lavorare ogni vela, mi parte una forbice e pure tutte le dita – aggiunge ridendo e mostrando il palmo della mano – ci vogliono forza e impegno per lavorare questo genere di materiali”.
Sono serviti due anni e mezzo perché Sabrina mettesse  a punto una tecnica specializzata e la linea di prodotti artigianali dal nome “Magoga” che dalla laguna l’ha fatta volare oltre oceano.
Dalla sua vetrina, le borse e gli accessori hanno infatti catturato l’occhio esperto di alcuni imprenditori in vacanza a Venezia, che hanno iniziano a ordinarne in quantità. Sabrina nel frattempo ha partecipato a esposizioni e fiere, ha preso contatti con negozi italiani e aziende straniere. I primi ordini sono arrivati  dall’Italia, poi dal Giappone, dalla Corea e dalla Nuova Zelanda.

Dalla perdita del lavoro al successo

Perché questo successo? “Perché a ognuno piace avere qualcosa di unico, particolare, che abbiamo solo noi e nessun altro. Le tue borse hanno quel qualcosa che non c’è altrove – mi dicono – E poi sono colorate, resistenti, facili da pulire. Soprattutto, sono fatte di materiali riciclati che diversamente sarebbero difficili da smaltire: dacron, kevlar, nylon, carbonio”. Ma Sabrina sta già pensando anche ad altri progetti.
“Ho fatto altre cose nella vita. Otto anni fa lavoravo in una ditta che ha chiuso e ho colto l’occasione per iniziare a fare quello che mi piace veramente -racconta- Mia madre ricamava e cuciva per lavoro, ho imparato da lei. Lavoro nell’ottica dell’artigianato Made in Venice, per arrivare a contribuire al Made in Italy. Questa è la mia mèta”.

 

 

 

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