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Covid: verso lo stop all’isolamento domiciliare dei positivi?

Covid: verso lo stop all’isolamento domiciliare dei positivi?
Tampone con esito positivo

L’annuncio è del sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Dal consiglio dei medici, l’invito a riflettere prima di prendere questa decisione

Dopo lo stop all’obbligo delle mascherine, salvo per i trasporti pubblici, anche la norma che prevede l’isolamento domiciliare sembra destinata ad avere i giorni contati.
Ma i numeri della situazione pandemica stanno dividendo le opinioni degli esperti.
Così, se da un lato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa spiega che un provvedimento in questa direzione potrebbe arrivare nelle prossime settimane, dall’altro la Federazione nazionale degli Ordini dei medici – considerati i contagi in aumento – boccia l’ipotesi di un “liberi tutti” nonostante la conferma della positività al virus.

Numeri che invitano alla prudenza per l’Ordine dei medici

Nelle ultime 24 ore, secondo quanto ha rilevato il Ministero della Salute, i nuovi contagi da Covid sono stati 36.573, 64 le vittime rispetto alle precedenti 48 registrate. In aumento anche il tasso di positività passato dal 16,3% al 18,7%. Crescono di tre anche i pazienti ricoverati in terapia intensiva che arrivano a 192 e quelli nei reparti ordinari che sono 4.303, 85 in più rispetto alla giornata precedente.

terapie intensive
terapia intensiva

Dati in relazione ai quali la Federazione nazionale degli Ordini dei medici esprime la propria contrarietà allo stop all’isolamento domiciliare per i positivi.
«I positivi – afferma il presidente Filippo Anelli – stanno aumentando e la diminuzione dei ricoveri sta frenando. La circolazione del virus è molto alta e non ci sono più le mascherine obbligatorie, quindi la possibilità che i contagi aumentino è reale. Consiglio molta prudenza, soprattutto per solidarietà nei confronti dei più fragili, che potrebbero essere infettati e di riflettere prima di prendere decisioni di questo genere perché non ci sono le condizioni per una simile decisione».

L’opinione degli infettivologi Galli e Andreoni

Anche per l’infettivologo Massimo Galli è bene andare cauti: «Siamo di fronte a una possibile recrudescenza della pandemia, dettata dalla variante più infettiva Omicron 5 e non siamo in grado di dire ora quale potrà essere la ricaduta sugli ospedali, i dati sono oggettivi e consigliano prudenza».

ondata

Per il primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) Massimo Andreoni, la posizione è netta. «Dico no in termini assoluti e generali. Poi un domani, quando il virus davvero diventerà un raffreddore, si potrà anche discutere. Ma oggi rischiamo di far circolare un virus che può mutare e portarci varianti nuove e pericolose, siamo ancora in una fase epidemica particolarmente aggressiva. Direi che non ci sono le condizioni per togliere l’isolamento ai positivi.

Prof. Massimo Andreoni

Il fronte dei favorevoli allo stop all’isolamento domiciliare dei positivi

Da parte sua, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa sostiene che “l’obiettivo è quello della convivenza con il virus e se parliamo di convivenza non possiamo che rimuovere anche l’isolamento per i positivi. Confido che nelle prossime settimane si arrivi anche a questa scelta che sarebbe un ulteriore passo verso la normalità».

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Sul fronte dei favorevoli anche Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma.
«Lo stop all’isolamento domiciliare – afferma – penso sia una decisione che può essere presa tenuto anche conto che la malattia allo stato attuale e non nella forma grave, è simile ad altre malattie respiratorie.

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Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive al Policlinico Gemelli di Roma

Bisogna insomma convivere con il virus, questo non significa però non tenere aperti gli occhi e non tornare sui propri passi se necessario. Il punto è che di questo virus non ci possiamo liberare ma possiamo pensare che la pandemia finisca nei termini in cui la conosciamo. Diventerà cioè un virus endemico, con focolai periodici ma momentanei. In questo scenario possiamo solo fare una cosa: potenziare le vaccinazioni con la terza dose che è al 67% di copertura e la quarta per i fragili, arrivando in futuro ad un richiamo annuale».

Silvia Bolognini

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