Economia +

Scende il potere di acquisto e cambiano le spese degli italiani

Scende il potere di acquisto e cambiano le spese degli italiani

Negli ultimi anni l’inflazione ha intaccato significativamente il poter d’acquisto delle famiglie e il conflitto in Medio Oriente si fa sentire anche sulle scelte dei consumatori, diventati più oculati

I conti sono presto fatti e lasciano trapelare una situazione allarmante.
Dal 2020 fino al 2025 oltre la metà dei lavoratori italiani, il 51%, non ha recuperato l’inflazione accumulata nel periodo, pari al 18%, con una perdita conseguente di potere d’acquisto. E’ il dato che arriva dal rapporto Acli-Iref “Un’Italia stabilmente fragile” realizzato su un campione di circa quattro milioni di dichiarazioni dei redditi che per la prima volta ha preso in esame sei anni fiscali. Detta in altri temini significa che negli ultimi anni in Italia, pur avendo lavorato di più, ciò non si è tradotto in una maggiore sicurezza economica. Non solo. La mobilità infatti rimane molto limitata se si considera che il 66,1% dei lavoratori che nel 2020 si trovavano nel livello di reddito più basso, nel 2025 è rimasto allo stesso punto.

Stipendi e ascensore sociale fermi fanno aumentare la povertà

Al potere d’acquisto che in sei anni è stato eroso dall’inflazione si aggiungono stipendi reali praticamente fermi come anche l’ascensore sociale che di fatto non concede ai lavoratori un percorso di crescita. Chi si trova nelle fasce di reddito medio-alte, circa il 65% dei lavoratori, ha subito una perdita reale mentre per chi guadagna fino a 13.500 euro annui la situazione si può definire di sopravvivenza.

Più lavori per sopravvivere

Nonostante il 23% dei lavoratori abbia più lavori, questo impegno non serve a colmare il divario con chi ha un impegno stabile e mediamente percepisce 10 mila euro in meno rispetto a questi ultimi. Una situazione che va a colpire soprattutto i giovani tra i 25 e 34 anni e che condiziona la vita e le scelte dei lavoratori con conseguenze sulla famiglia, la casa e nelle spese per istruzione e attività per i figli, laddove vi siano.

Diminuiscono le intenzioni di acquisto, ma si continua a viaggiare

A rendere maggiormente complicato lo scenario è il conflitto in Medio Oriente, il cui impatto economico si sta facendo sentire anche sulle scelte dei consumatori italiani. Come rileva l’Osservatorio mensile Findomestic, solo il 20% pensa sia un buon momento per fare acquisti importanti. Il 44% delle famiglie si trova in ogni caso in una situazione economica problematica e 4 italiani su 10 non sono riusciti a risparmiare negli ultimi dieci mesi.

Se da un lato l’Osservatorio ha registrato un calo dell’1,1% delle intenzioni di acquisto (in questo momento c’è più attenzione al risparmio di carburante, ai prezzi della spesa e al contenimento delle spese non necessarie), dall’altro un segnale positivo arriva dai viaggi. Questo comparto, nonostante il contesto particolarmente complesso sembra non risentire delle difficoltà. Risulta infatti che il 61% degli italiani abbia intenzione di acquistarne nei prossimi tre mesi. Un dato in crescita di 4,1 punti percentuali a testimoniare che la voglia di partire c’è ancora nonostante tutto.

Positivi e in aumento anche gli acquisti per il fai da te, indicato dal 34% e cresce anche la voglia di ristrutturare. Più deboli invece risultano le intenzioni di acquisto legate all’efficienza energetica e alla mobilità leggere dove scendono l’isolamento termico e i mezzi di mobilità alternativa come le e-bike.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.