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Coronavirus. Veneto verso la conferma arancione per l’“alto rischio”

Coronavirus. Veneto verso la conferma arancione per l’“alto rischio”

Il 29 gennaio l’Ema si pronuncerà sul vaccino di AstraZeneca

L’Rt del Veneto è attualmente attorno a 0,95. Comunque sotto la soglia di 1, che fa passare automaticamente dalla fascia gialla a quella arancione.
“È però presumibile che la regione resterà nella fascia intermedia per un altro paio di settimane, per la valutazione di “alto rischio”, spiega il presidente della Regione, Luca Zaia.
Nel frattempo, continua spedita la campagna vaccinale.
Oltre all’arrivo del vaccino Moderna, giunto ieri, si attende, il 29 gennaio, l’autorizzazione dell’Ema (Agenzia Europea del Farmaco) per AstraZeneca.

L’alto rischio

Il riferimento di Zaia va a uno dei parametri del nuovo Dpcm, atteso per le prossime ore, visto che il precedente scade domani, venerdì 15 gennaio. Un testo che, al momento, non è stato visto nemmeno dalle Regioni. Anche se, nell’incontro con il Governo della mattinata di giovedì 14, pur senza indicazione di una data, gli enti territoriali hanno ricevuto la conferma che il decreto sarà presto pubblicato.

Le richieste portate al tavolo dai presidenti di Regione restano sempre quelle di basare le scelte su parametri scientifici. Ovvero, di ascoltare l’Istituto Superiore di Sanità, massima autorità nazionale del settore.
Accantonato il tema dell’incidenza, gli esperti sembrano puntare ora più sul più ampio concetto-parametro di “alto rischio”. “Dal punto di vista accademico – ha commentato Zaia – gli scienziati hanno ragione di guardare all’incidenza. Ma l’Italia non è un bacino unico, perché c’è chi fa tamponi e chi ne fa pochissimi. Il tema vero è dunque l’inserimento dell’alto rischio, che invece tiene conto, tra gli altri aspetti anche dell’ospedalizzazione”.

Le altre richieste delle Regioni

Tra le altre partite su cui le Regioni hanno invitato il Governo alla riflessione c’è anche quella, arrivata da più voci, di rivedere il tema della chiusura della possibilità della vendita per asporto di bar e ristoranti dopo le 18. Vi è poi il più volte rimarcato aspetto dell’uniformità dei dati. Mentre, ha spiegato Zaia, “sembra che finalmente i bollettini riporteranno anche la colonna dei tamponi rapidi, che effettuano tutte le Regioni. Anche se vedremo come saranno valutati”

Proprio tornando alle classificazioni nelle diverse fasce, anche alla luce delle misure previste dal freschissimo decreto-legge, i presidenti hanno provato inoltre a lanciare l’idea di una sorta di “tagliandi”. “Prendiamo atto – ha dichiarato al riguardo il presidente – che la chiusura dei confini regionali prevista dal decreto legge è stata portata da marzo al 15 febbraio. L’idea che portiamo avanti è però che si facciano delle verifiche intermedie, sempre sulla base dei dati epidemiologici, della colorazione. Va cioè lasciata aperta la porta, evitando che una volta ricaduti in una fascia vi si rimanga stabilmente al di là della situazione effettiva”.

I vaccini

La notizia del giorno è che Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, ha fissato per il 29 gennaio la propria valutazione sul vaccino AstraZeneca.
“Se arriverà il via libera – ha commentato Zaia – si aprirà un fronte nuovo, che ci permetterà di chiudere verosimilmente per giugno la partita vaccinale. Si parla infatti di 91 milioni di dosi complessivamente in arrivo in Italia già nel primo trimestre”. Si andrebbero ad aggiungere alle confermate 38.000 settimanali di Pfizer-BioNTech confermate per il Veneto e a quelle di Moderna, di cui è partita la somministrazione delle prime 7.800 dosi, dedicate esclusivamente agli over 80.

La campagna vaccinale, intanto, prosegue a ritmo elevato. Le dosi somministrate sono già 87.147, ovvero il 75% del magazzino. Si è infatti deciso di accantonare prudenzialmente alcune dosi per poter iniziare da lunedì i richiami. “Ragionevolmente – ha spiegato il presidente del Veneto – riusciremo a completare entro fine gennaio la prima fase, quella riservata a medici, operatori ospedalieri e case di riposo”. L’adesione è stata elevata: oltre il 90% negli ospedali e attorno all’80% nelle case di riposo, anche se con la quasi totale vaccinazione degli ospiti.

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