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Caro-benzina: il Governo a caccia delle speculazioni

Caro-benzina: il Governo a caccia delle speculazioni

Controlli affidati alla Guardia di Finanza. E il Codacons presenta un esposto all’Antitrust

Dopo il ritorno delle accise sui carburanti dal 1° gennaio, i prezzi di benzina e gasolio si sono letteralmente impennati.
Ma quanto questa situazione dipende dalla decisione del Governo di non rinnovare il taglio e quanto, invece, da possibili speculazioni?
La domanda non se la sono posta solo le associazioni dei consumatori, che hanno intrapreso azioni legali e lanciato iniziative come il boicottaggio delle pompe più care. Anche lo stesso Esecutivo, infatti, si sta muovendo per capirne di più sull’ennesimo salasso per le tasche degli italiani e predisporre le adeguate contromisure.

Rialzi o speculazioni? Le mosse del Governo

In un’intervista al Corriere della Sera, riportata dall’agenzia Adnkronos, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha espressamente parlato di “anomalie” e “tentativi di speculazioni” riferendosi ad “alcuni casi eclatanti e non giustificabili emersi in questi giorni”.
Urso ha quindi spiegato che è stata coordinata una “duplice azione” con la Guardia di Finanza “per realizzare un modello di controllo più efficiente”. “La prossima settimana – ha quindi aggiunto – riunirò le associazioni dei consumatori per confrontarci sugli strumenti più idonei”.
A onor del vero, ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il Mef già da dicembre ha dato mandato alle Fiamme Gialle di monitorare la situazione e a breve sono attesi i risultati dei controlli.
Per il momento, invece, non è prevista nessuna retromarcia sul fronte delle accise.
Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha però affermato che, del tema “parleremo con il presidente del Consiglio”. “Sicuramente – ha concluso – c’è della speculazione in corso sulla benzina.

Codacons: “L’incremento dei prezzi è ingiustificato”

Particolarmente agguerrita, sul tema, è stata nelle ultime giornate l’associazione di consumatori Codacons.
Dopo la presentazione di un esposto a 104 procure di tutt’Italia, per oggi è stato annunciato anche un formale esposto all’Antitrust.
Quest’ultima mossa mira all’apertura di un’istruttoria per valutare eventuali cartelli illeciti all’interno della filiera dei carburanti o siano in atto comunque manovre speculative che hanno determinato il boom dei prezzi alla pompa. Al riguardo, va detto che è già stato aperto un fascicolo dalla procura di Roma.
“L’incremento dei prezzi registrato negli ultimi giorni presso i distributori di tutta Italia – sottolinea il Codacons – sembra non rispondere all’andamento delle quotazioni petrolifere”.
A sostegno della tesi si riportano le quotazioni del Brent, sceso in 2 mesi del -25,5%, del Wti (-15%) e delle quotazioni del barile di petrolio (-8,2% a fine 2022).
E c’è anche un’iniziativa concreta, da parte dell’associazione: l’invito al boicottaggio dei distributori più cari, invitando gli automobilisti a verificare i prezzi applicati sul territorio e inviare le foto delle pompe che applicano prezzi superiori ai 2 euro al litro.

I prezzi dei carburanti

Sabato 7, il Codacons aveva evidenziato alcuni casi limite: 2,349 euro al litro di gasolio (2,239 la benzina) a Vulcano; 2,229 il gasolio e 2.087 la benzina a La Maddalena; rispettivamente 2,104 e 2,054 al litro a Ischia. Per tacere delle autostrade: 2,479 per il diesel e 2,392 per la benzina sulla Milano-Roma; 2,449 e 2,384 sulla Brescia-Padova.
L’ultimo aggiornamento delle medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del Mise, rilevati alle 8 di mattina dell’8 gennaio, indicano un incremento di +10 millesimi per la benzina in modalità self service, ora a 1,820, e di +6 millesimi per il diesel (1,878). Per il servito, gli aumenti sono rispettivamente di +11 millesimi (1,960 euro di media per un litro di benzina) e +7 millesimi (2,018).
Il sindacato dei benzinai Figisc, con alcune tabelle pubblicate nei giorni scorsi sul suo sito, respinge però le accuse, calcolando un rincaro della benzina da 1,626 a 1,810 nel confronto tra il 31 dicembre e il 5 gennaio: un aumento che corrisponderebbe all’incirca ai 18,3 centesimi dell’accisa reintrodotta. E la stessa tesi è sostenuta dall’associazione dei petrolieri Unem.

Alberto Minazzi

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