San Marco: passo avanti per la protezione dall’acqua alta

Basilica di San Marco, Venezia

Barriere fisiche trasparenti per proteggere (almeno provvisoriamente) la Basilica di San Marco dalle acque alte sopra i 90 cm, possibilmente già dal prossimo autunno. E, in parallelo, un più ampio piano complessivo di interventi diffusi nell’area marciana, che richiederà almeno due o tre anni di lavori, per evitare che l’intera Piazza si allaghi.

Due progetti che possono proseguire il loro iter dopo il parere favorevole arrivato nelle ultime ore dal Comitato tecnico del Provveditorato per le Opere Pubbliche.

Tra Mose e San Marco

Perché, per salvaguardare Venezia dall’acqua, non c’è solo il Mose, pensato per le maree eccezionali. Un’opera ormai prossima al test generale del 10 luglio, quando tutte e 78 le paratoie saranno alzate contemporaneamente.
Bisogna infatti distinguere.
C’è acqua alta e acqua alta, con una fascia intermedia di maree in cui il sistema di barriere mobili non entrerà in funzione. Soprattutto, c’è zona e zona della città.
San Marco, con i suoi gioielli artistici, è purtroppo quella più bassa sul livello dell’acqua e quindi più soggetta ad allagamenti.
In particolare, il nartece della Basilica, l’atrio che accoglie fedeli e visitatori prima dell’ingresso nella chiesa vera e propria, è il punto più basso della città.
Se la Piazza comincia ad allagarsi a partire da una marea di 85 cm sul medio mare, l’acqua entrerebbe nel nartece dai 65 cm in su. Con il sistema di valvole realizzato da qualche anno, i preziosi mosaici della pavimentazione sono stati protetti fino a 89 cm. Ma ovviamente questo non può bastare.

Il nartece della Basilica di San Marco - Venezia
Il nartece della Basilica di San Marco – Venezia

Il progetto originario delle barriere per la Basilica

Nasce da qui il progetto realizzato per la Procuratoria di San Marco dall’ingegner Daniele Rinaldo e dall’architetto Mario Piana, proto di San Marco. Con un intervento dai costi (3 milioni e mezzo di euro) e dai tempi (basterebbero pochi mesi) contenuti, l’idea è quella di posizionare barriere in vetro extra chiaro alte 120 cm al posto dei parapetti in ferro posti a protezione della Basilica. Questo consentirebbe di evitare che le ondate d’acqua provenienti dalla Piazza allagata raggiungano l’interno della Basilica e i suoi capolavori.
Le barriere, intervallate da pilastrini in acciaio, si interromperebbero davanti agli ingressi. Qui, in caso di bisogno, la barriera verrebbe completata con la posa di alcune paratoie.

«Va dato merito alla Procuratoria – sottolinea l’ingegner Rinaldo – di aver preso, dopo aver realizzato le prime opere di protezione del nartece, questa iniziativa per la protezione integrale della Basilica. Un progetto che poi il Provveditorato ha deciso di prendere in carico, riconoscendone la bontà».

Le modifiche dell’architetto Boeri

Il progetto di Rinaldo e Piana è stato parzialmente modificato, dopo l’intervento del commissario per il Mose Elisabetta Spitz, con la proposta di variante architettonica elaborata dallo studio dell’architetto Stefano Boeri. Questo per consentire l’armonizzazione con la struttura architettonica della Basilica, come richiesto dagli esperti del Ministero per i Beni culturali. Tra le modifiche apportate da consulenza dell’archistar milanese, ci sarebbero lo spostamento delle barriere un metro più avanti verso la piazza, l’altezza delle barriere (130 cm), la previsione di un varco di 230 cm con cancello scorrevole e, come pilastrini di sostegno, di lastre in vetro di 15 cm per 2.

A essere approvato dal Comitato tecnico è stato dunque il progetto integrato da Boeri. L’ok, in ogni caso, è solo un primo passaggio, visto che adesso serviranno i pareri positivi anche da parte di Soprintendenza e Salvaguardia.
Solo allora si potrà passare al progetto esecutivo. «Come Procuratoria – commenta il proto Piana – mi accontenterei anche di barriere di cemento armato, purché la Basilica non vada sotto acqua. Accettiamo quindi queste modifiche, pur non avendo mai ricevuto formalmente il progetto. Dire che le condividiamo è però un po’ difficile, perché il nostro progetto originario mirava a ridurre al minimo l’impatto visivo, cosa che adesso non mi sembra».

L’intervento sui cunicoli e sulla Piazza

Il Comitato tecnico-amministrativo dell’ex Magistrato alle Acque ha approvato anche il più ampio progetto elaborato da Kostruttiva e Thetis per una serie di interventi, a partire dalla ristrutturazione di gàtoli e cunicoli nel sottosuolo, volti ad evitare l’allagamento di Piazza San Marco. Anche questo piano, da circa 30 milioni di euro, dovrà comunque completare lo stesso iter del progetto di protezione della Basilica.

Alla base del progetto, l’analisi delle diverse ragioni che determinano gli allagamenti.
L’acqua entra infatti in Piazza San Marco non solo dal sormonto lungo le rive, che saranno in ogni caso protette con un molo frangionde ed una serie di piccole paratie. L’acqua alta è determinata anche dalle eventuali piogge e precipitazioni, per far fronte alle quali è stato previsto un sistema di pompe.

E soprattutto, in buona parte, l’acqua affiora in superficie dal sistema di cunicoli sotterranei, attraverso la pavimentazione della Piazza.

Allagamento di Piazza San Marco attraverso i cunicoli

È dunque fondamentale la pulitura, il restauro e l’impermeabilizzazione di questo sistema, risalente a varie epoche. In tal modo, attraverso la chiusura, definitiva o temporanea con valvole, di alcune connessioni idrauliche, si fornirà un contributo fondamentale per mantenere all’asciutto l’area marciana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi su facebook
Condividi su twitter

Potrebbe interessarti anche: