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Piazza San Marco: un progetto per salvarla dall’acqua alta

San Marco acqua alta

Il Mose è fondamentale per far sì che Venezia non si trovi più a fronteggiare eventi eccezionali come quelli dell’ultimo novembre. Ma, da sole, le dighe mobili non bastano per proteggere dall’acqua alta Venezia, i Veneziani e i tanti capolavori artistici. Servono interventi diffusi, per tutelare la nostra città da picchi di marea non straordinari, ma comunque dannosi.
Il progetto di uno di questi, forse il principale riguardando Piazza San Marco, è adesso pronto.

Interventi e azioni a San Marco

Partendo dall’analisi dalle ragioni che determinano gli allagamenti (il sormonto, le infiltrazioni dalle lacune presenti nei marginamenti, l’intasamento dei cunicoli esistenti  le infiltrazioni dal sottosuolo e la concomitanza con pioggia e precipitazioni atmosferiche), gli interventi progettati sono di vario tipo.

Tra questi, il parziale rialzo e restauro dei marginamenti nelle zone con pavimentazione con quota inferiore al livello di salvaguardia, come quelle verso il bacino. O il rialzo e il presidio delle porte d’acqua. Ancora, la posa lungo la riva di pedane in legno e di paratie a scomparsa in acciaio e legno.
L’ingegner Lino Pollastri, che ha seguito gli aspetti idraulici del progetto, ha raggruppato gli interventi di protezione in cinque gruppi. Si va dalla protezione del bordo di sormonto alla chiusura controllata di alcune connessioni, dal risanamento dei cunicoli con diverse metodologie di intervento al riordino dei sottoservizi e la separazione della rete di acque nere. Un intervento specifico riguarderà la sostituzione dell’attuale molo frangionde. Un altro la ricalibratura di circa 200 metri quadri di pavimentazione.
Sistemi di protezione del bordo saranno realizzati anche all‘angolo di Palazzo Ducale (dove la quota di invasione dell’acqua è a 90 cm).

I cunicoli saranno puliti, restaurati e, in alcuni casi, impermeabilizzati. Anche se non si chiuderanno definitivamente tutte le connessioni idrauliche, visto che la stabilità di edifici, monumenti e pavimentazioni è legata anche alla presenza dell’acqua nel sottosuolo. Poche, comunque, le nuove condotte che saranno realizzate, per di più non in piazza, ma nell’area. Infine, prevista la posa sul pontile del Provveditorato di un impianto di sollevamento, con 7 pompe in grado di scaricare all’esterno 700 litri al secondo, per le eventuali necessità legate alle precipitazioni piovose.

Un progetto inserito in un sistema

Il progetto presentato alla Marciana è fortemente connesso con il sistema Mose e la sua “quota calmierata” di 110 cm. Ma non solo: le soluzioni che sono state pensate vogliono garantire una protezione anche del limite inferiore di marea che determina l’acqua alta.
Ad esempio, il sistema realizzato da pochi anni a protezione del nartece ne garantisce una tutela fino a 89 cm. Quando sarà operativo l’impianto a tutela della piazza, si copriranno anche le situazioni tra 89 e 110 cm.

 

A differenza delle soluzioni progettuali ipotizzate fino ad ora, su indicazioni del Consorzio Venezia Nuova si è deciso di avere un approccio più graduale. Ovvero, non si è presa in considerazione l’intera area circostante la piazza, ma ci si è concentrati solo sulla piazza in senso stretto, come delimitata dal suo perimetro. In altri termini, nelle aree immediatamente limitrofe a nord di Piazza San Marco, come calle della Canonica, l’acqua alta continuerà a presentarsi in caso di situazioni di marea tra 90 e 112 cm.

C’è acqua alta e acqua alta

La Piazza, si sa, è uno dei punti più bassi della città.
Inferiore in alcuni punti, di circa 30-40 centimetri, anche degli stessi marginamenti che la separano dalle acque del bacino.
Il nartece della Basilica, ad esempio, inizia ad allagarsi a quota 60 cm.

A +71, in piazza iniziano a formarsi le “pozzanghere” di acqua che risale dal sottosuolo.
A +81, è allagato il 20 per cento della piazza.  E tra 87 e 89 centimetri sopra il medio mare metà dell’area marciana è sommersa, con l’inizio dell’allagamento del nartece anche per superamento dei marginamenti. A quota 110 cm, infine, anche in piazza inizia il sormonto.

Allagamento di Piazza San Marco per sormonto

La storia del progetto per tutelare San Marco

Parte da lontano il progetto definitivo che è stato consegnato lo scorso 15 gennaio al Consorzio Venezia Nuova e presentato ufficialmente adesso in un incontro alla Biblioteca Marciana.
Nel 2017, il Provveditorato alle Opere Pubbliche (ex Magistrato alle Acque) diede incarico al Consorzio Venezia Nuova di commissionare un progetto per studiare il miglior sistema per tenere all’asciutto la Piazza. Il compito fu affidato a inizio 2018 all’associazione temporanea di imprese facente capo a Thetis e Consorzio Kostruttiva (che poi ha indicato Mate Engineering come sua consorziata per l’esecuzione materiale del progetto). Adesso, dopo una serie di studi e indagini, coinvolgendo anche Università di Padova e Iuav, si è arrivati alla redazione del progetto definitivo, da circa 30 milioni di euro. Si passa così alla fase di vaglio da parte degli enti preposti, a partire dallo stesso Provveditorato e dalla Soprintendenza. Una volta che arriverà l’approvazione, le imprese sono già pronte per redigere il progetto esecutivo e avviare i lavori. “Da allora, penso che in un paio d’anni si potrà arrivare all’esercizio provvisorio per evitare gli allagamenti della piazza”, ha dichiarato il presidente di Kostruttiva, Devis Rizzo.

Un cantiere a impatto minimale

Un’altra idea di fondo è quella della minimizzazione dell’impatto dei cantieri e dei disagi che ne deriveranno.
“Ci siamo posti – ha spiegato Raffaele Gerometta, presidente di Mate – due obiettivi. Il primo è quello della messa in sicurezza idraulica senza impattare con interventi invasivi sui luoghi interessati. Il secondo obiettivo è infatti quello di lasciare alla fine Piazza San Marco come l’abbiamo trovata. Vogliamo che le opere realizzate non siano percepibili, nemmeno visivamente, una volta completate. L’unica cosa che si dovrà notare è il fatto che non ci sia più l’acqua alta in Piazza San Marco”. Così, ad esempio, saranno movimentate circa 10.000 lastre della pavimentazione, che, opportunamente catalogate, saranno poi riposizionate allo stesso posto, dopo una procedura di lavorazione nel sottosuolo estremamente accurata e delicata. L’obiettivo è quello di rendere l’impianto attivo il prima possibile, senza dimenticare il riordino dei sottoservizi.

 

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