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La triste stagione del mercato dell'auto

La triste stagione del mercato dell'auto

Poche vendite, sentiment in ribasso, necessità di un intervento strutturale

Mercato dell’auto in picchiata per il venticinquesimo mese consecutivo.
Quello delle vendite di nuove vetture ha ormai i connotati di un vero incubo con una catena di segni meno senza soluzione di continuità.
Il Centro Studi Promotor ha reso noti i numeri dell’andamento in Italia e il primo commento di Gian Primo Quagliano, che del Csp è il presidente è stato “Siamo tornati ai livelli del 1967”.
Basterebbe questa dichiarazione per chiudere il capitolo non solo per marzo ma anche probabilmente per tutto il 2022. Quindi, dopo che l’Istat ha fissato per marzo il costo della vita al 6,7% cioè una percentuale che ha riportato l’Italia al 1991, ovvero 31 anni fa, ora arrivano i numeri del Csp per tornare ancora più indietro. Una vera macchina del tempo.

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Gian Primo Quagliano presidente Centro Studi Promotor

Una crisi già disegnata nel 2019

Andiamo con ordine. Nel mese appena chiuso il calo nelle vendite di automobili (119.497 nuove immatricolazioni nel totale) è stato del 29,7% sullo stesso mese del 2021, che sale al 38,5% se raffrontato all’ultimo dato pre-pandemia, cioè il marzo del 2019.
Allargando lo sguardo al 1. Trimestre 2022 (338.258 vetture nuove vendute) la sforbiciata si attesta al 24,4% sul 2021 e balza al 37,1% nel confronto con il 1T del 2019.
Ma anche in questo caso bisogna sapere interpretare i numeri, avverte Quagliano.
“Infatti, già quell’anno con un numero di immatricolazioni pari a 1.916.951, il mercato domestico stava parecchio al di sotto di quella soglia di 2,2 milioni di nuove auto che garantisce il regolare turnover del parco circolante italiano” che è, ricordiamo, di 40 milioni di vetture.

Un difficile quadro di riferimento

E invece l’Italia va indietro, avvicinandosi pericolosamente a quote che ci riportano a metà degli anni ‘60 del XX secolo. Altro che transizione digitale, quello era il tempo della Fiat 124 e della Lancia Fulvia, della Ford Taunus e nasceva la Mini dell’Innocenti.
Il Csp nella sua analisi non fa sconti e proiettando sull’intero 2022 il dato del primo trimestre, si immagina 1.127.527 nuove immatricolazioni. Numeri e stime che tengono conto dell’andamento dei mesi precedenti che, ricorda il presidente del Csp, “Indicavano ogni mese un peggioramento della situazione appesantito anche da un aggravarsi del quadro di riferimento: pandemia, crisi dei semiconduttori e della logistica e ora anche una guerra con tutte le conseguenze su budget e programmi di investimento di famiglie e imprese. Un combinato disposto che ha corroso la fiducia del mercato”.

Il sentimenti dei concessionari

La controprova sta in un altro, drammatico, numero: 15.
E’ il valore di fiducia degli operatori dell’auto calcolato mensilmente da Csp su una scala da 0 a 100. Quagliano: “E’ un indicatore molto significativo perché segnala il sentiment dei concessionari, quindi soggetti direttamente interfacciati con la domanda. Anche in questo caso la marcia indietro è evidente, arrivando a valori analoghi addirittura a metà 2012, quando le vendite di auto in Italia erano in caduta libera per effetto della crisi finanziaria innescata dalla bolla dei subprime e il fallimento della Lehman Brothers in Usa”.

In attesa di un intervento strutturale del Governo

Questo il quadro d’insieme, ma il governo ancora non sblocca gli incentivi per le quattroruote nonostante se ne parli da mesi, ricorda Quagliano. “Forse è arrivato il momento e ci aspettiamo l’attivazione entro aprile. Abbiamo ripetutamente chiesto un intervento strutturale rinnovato sicuramente per parecchi anni, ma da quanto si intuisce questi incentivi già presentano limiti e vincoli che penalizzano il mercato e in particolare le auto elettriche con buona pace della transizione ecologica”. Una richiesta rinnovata nell’audizione del presidente di Csp alla Commissione Ambiente, Territorio, Lavori Pubblici della Camera appena il 10 marzo scorso.

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Islanda e Norvegia unici due mercati dell’auto con segno positivo

Eppure, oggi, tra i cinque maggiori mercati dell’auto europei (Germania, UK, Francia, Spagna oltre all’Italia) siamo proprio noi nelle condizioni peggiori in una cornice di grande e diffusa sofferenza con l’Associazione europea costruttori di automobili (Acea) che a inizio 2022 individuava solo due mercati nell’area composta Ue-Efta e UK a presentare un segno positivo: Islanda e Norvegia, chiaramente troppo marginali per ribaltare le tendenza di questa macroregione.
A questo punto, insiste Quagliano, “E’ anche difficile azzardare previsioni per quest’anno. Se gli incentivi verranno finalmente attivati, forse si può sperare di arrivare a circa 1,6 milioni di immatricolazioni, salvo incognite. Numeri che però non aiutano il consolidarsi delle nuove frontiere della mobilità sostenibile e mi riferisco a elettrico e idrogeno”.

Eni stazione idrogeno Mestre
La stazione a idrogeno a Mestre (Ve)

Un mercato con una visione futura di alternativa all’elettrico

Basti pensare che uno dei colli di bottiglia delle auto elettriche in Italia è rappresentato dalla scarsità di punti di ricarica nonostante da noi la quota di elettriche circolanti sia all’8% raddoppiata rispetto al 2020 ma indietro su Germania,Regno Unito e Francia. “Per l’idrogeno – conclude Gian Primo Quagliano – è ancora troppo presto per fare delle valutazioni, anche se posso dire che nel quadro della cosiddetta neutralità tecnologica, proprio le aziende italiane della componentistica automotive stanno lavorando con intensità in una visione futura di alternativa all’elettrico”. Una realtà che a Venezia si misura con la nascita dell’Hydrogen Park nel più ampio ambito di una Hydrogen Valley, che vuole essere nuova frontiera anche per l’automobile.

Agostino Buda

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