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Emergenza casa: il Veneto destina 50 milioni per recuperare gli alloggi sfitti

Emergenza casa: il Veneto destina 50 milioni per recuperare gli alloggi sfitti

Il Veneto punta sull’edilizia pubblica, sul social housing e sul recupero degli immobili inutilizzati. Anche Venezia lancia un nuovo bando mentre Ance e Banca Reale offrono nuovi finanziamenti per riqualificare i condomìni

Nell’ultima settimana, a rilanciare il tema dell’emergenza abitativa al centro dell’attenzione pubblica è stato il caso di una dottoressa dell’ospedale Civile di Venezia costretta a lasciare l’alloggio da 35 metri quadri per cui pagava un affitto mensile di 970 euro.
“Il problema della casa – conferma il presidente del Veneto, Alberto Stefani – non riguarda più soltanto le persone che si trovano in condizioni di grave fragilità economica. Coinvolge giovani coppie, famiglie e professionisti che hanno un’occupazione, ma che, davanti ai prezzi del mercato immobiliare, non riescono a costruire un progetto di vita autonomo”.
Per dare risposte a chi non trova una casa, la Regione ha approvato 2 bandi, da 50 milioni di fondi europei Fesr equamente suddivisi, per riqualificare gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) sfitti e non assegnabili per carenze manutentive e per iniziative mirate di social housing. Una mossa a cui si aggiunge al nuovo bando del Comune di Venezia in arrivo per il recupero di alloggi sfitti.
In Veneto sta dunque concretizzandosi una articolata operazione di recupero del patrimonio immobiliare. E, in tal senso, va registrato anche il plafond dedicato al finanziamento degli interventi nei condomìni messo a disposizione grazie all’accordo tra Ance Veneto e Banca Reale.

I 2 bandi regionali

“Vogliamo intervenire sulle cause dell’emergenza abitativa, aumentando l’offerta di abitazioni accessibili e valorizzando un patrimonio immobiliare che non possiamo permetterci di lasciare inutilizzato”, ha spiegato il presidente della regione Veneto Alberto Stefani.
L’obiettivo è riportare gli appartamenti a condizioni di piena abitabilità e renderli così nuovamente disponibili a prezzi accessibili.

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Alberto Stefani, presidente Regione Veneto

I 25 milioni del primo bando potranno essere utilizzati da Ater, Comuni e aziende speciali comunali di gestione del patrimonio Erp, destinato all’assegnazione a canone sociale alle famiglie inserite nelle graduatorie per finanziare interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, anche attraverso opere di efficientamento energetico.
Al secondo bando, per “progetti di social housing destinati a chi lavora, ha un reddito, ma non riesce a trovare una casa a condizioni accessibili”, potranno partecipare, con Comuni e Ater, anche aziende speciali comunali, Ipab, Aziende ospedaliere e Istituto Oncologico Veneto. Si punta al recupero di alloggi e complessi immobiliari sfitti, rendendoli abitabili, sicuri ed energeticamente efficienti.
“Interveniamo – ha rilevato l’assessore regionale alle Politiche abitative, Paola Roma – su due esigenze diverse, ma ugualmente urgenti, in sintonia con il Piano Casa nazionale e con gli obiettivi del Piano sociale per il clima, che riconoscono nell’accesso a un’abitazione dignitosa e sostenibile una componente essenziale delle politiche sulla casa”.

Le priorità: personale sanitario e giovani coppie

La gestione tecnica, finanziaria e amministrativa delle procedure è affidata ad Avepa, che valuterà le proposte ricevute. E, in entrambi i bandi, è prevista una valorizzazione di interventi localizzati nei Comuni più popolosi, delle iniziative considerate ad alta priorità e dei progetti con un livello di progettazione più avanzato o capaci di conseguire i maggiori miglioramenti energetici.
In particolare, nel bando per il social housing sarà inoltre riconosciuta la priorità per gli interventi rivolti al personale sanitario e socio-sanitario, alle giovani coppie e ai nuclei familiari con ridotta capacità economica.

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“Il problema della casa – ha specificato il presidente del Veneto – riguarda anche territori che rischiano di perdere personale essenziale perché chi dovrebbe garantire servizi non trova un’abitazione vicino al luogo di lavoro”.
Le abitazioni recuperate con lo strumento operativo per il social housing saranno così destinate a categorie che incontrano particolari difficoltà di accesso al mercato immobiliare. “Il nostro obiettivo – conclude Stefani – è fare in modo che il diritto di abitare non diventi un ostacolo alla possibilità di lavorare, mettere su famiglia e restare in Veneto”.
“È certamente un intervento nell’edilizia pubblica – ha confermato l’assessore allo Sviluppo economico del Veneto, Massimo Bitonci – ma anche un intervento per rimettere a disposizione alloggi che oggi esistono e ampliare le possibilità di accesso alla casa. È una politica di sviluppo che valorizza la qualità del patrimonio e dà risposta a un bisogno economico e sociale”.

Il nuovo bando del Comune di Venezia

Il social housing si rivolge in particolare alla fascia della popolazione che incontra difficoltà ad accedere al mercato privato degli affitti, pur disponendo di un reddito, e al tempo stesso non riesce a ottenere una posizione utile nelle graduatorie, offrendo alloggi a canone calmierato.
Il tema è al centro anche del bando al centro della nuova delibera della Giunta comunale di Venezia.
Riproponendo il modello del cosiddetto “autoriatto” sperimentato nel 2025 con primi 25 appartamenti tra centro storico, isole e terraferma, e riproposto anche lo scorso settembre per 9 abitazioni a Sant’Erasmo, il nuovo bando riguarderà una ventina di alloggi comunali sfitti che necessitano di manutenzione per essere rimessi a disposizione di famiglie, giovani coppie e lavoratori.

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La formula prevede che gli assegnatari possano eseguire direttamente gli interventi di manutenzione necessari per un importo massimo di 15 mila euro, oneri fiscali inclusi. La spesa anticipata potrà essere poi recuperata, una volta verificata la regolare esecuzione dei lavori e avvenuto il riconoscimento delle spese, attraverso uno sconto sul canone di locazione.
Il principale vantaggio sottolineato dal Comune di Venezia si lega al fatto che, attraverso questa procedura, si riducono notevolmente i tempi di recupero delle abitazioni. Si scende, cioè, da una media di un anno e mezzo a circa 3 mesi, come testimoniato dai 104 giorni di durata media dei lavori, con una spesa media di 5.600 euro, registrata con il bando del 2025.

Ristrutturazione dei condomìni: un nuovo strumento finanziario

Chiusa la stagione dei Superbonus, sul fronte del recupero degli immobili Ance Veneto ha infine annunciato l’accordo con Banca Reale attraverso cui si punta a sbloccare i cantieri condominiali, superando le difficoltà di liquidità. Viene cioè messo a disposizione di imprese edili associate e condomìni un prodotto creditizio sostenuto da un plafond dedicato.
Attraverso un canale operativo diretto e condizioni economiche agevolate, il nuovo strumento finanziario consente di programmare ed eseguire i lavori senza dover sostenere immediatamente l’intero esborso. In tal modo, verranno favorite anche le decisioni assembleari, rendendo più sostenibili, anche sul piano finanziario, gli interventi di riqualificazione degli edifici.
Lo strumento messo concretamente a disposizione consente la copertura del 100% dei lavori di manutenzione straordinaria, efficientamento energetico, adeguamento sismico e sostituzione degli impianti dei condomini attraverso un finanziamento con spese di istruttoria ridotte allo 0,5% ed erogazione in unica soluzione o per stati di avanzamento dei lavori. Non sono inoltre previste garanzie ipotecarie sui singoli appartamenti o fideiussioni, con un piano di rimborso fino a 10 anni.

Alberto Minazzi

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