Poche le notizie ufficiali, ma le autorità russe parlano di fake news. Bassetti: “Bisogna fare grande attenzione: l’infezione è molto aggressiva”
Sono lontani i tempi delle grandi pandemie di peste.
Eppure, proprio in questi giorni, si ritorna a parlare di “peste polmonare” per la morte, in Siberia, di una giovane tecnica di laboratorio uccisa a 28 anni dallo “Yersinia pestis“, un batterio che può trasmettersi da persona a persona attraverso le vie respiratorie o il contatto con materiali infetti oltre che attraverso le pulci dei roditori.
Fu isolato nel 1894 da Alexandre Yersin.
Tra il 1855 e il 1960 ha causato tra 12 e 15 milioni di vittime in tutto il mondo.
Il giallo del caso siberiano
Sulla vicenda vanno innanzitutto fatte delle precisazioni.
Le certezze riguardano il decesso di Daria Shipilova, che lavorava in un laboratorio scientifico nella regione di Irkutsk, avvenuto il 1° ottobre all’ospedale Shelekhov, dove era stata ricoverata il 29 settembre con sintomi di polmonite che avevano reso necessario sottoporla anche a ventilazione assistita e la successiva quarantena per le 189 persone che erano entrate in contatto con lei.

Sono state alcune testate locali e canali Telegram, poi riprese da giornali come The Moscow Times, a ipotizzare che si tratti di un caso di peste polmonare.
Le ipotesi, non verificate, su come sia avvenuto il contagio, vanno dalla rottura in laboratorio di una provetta contenente l’agente patogeno a un viaggio di lavoro in Buriazia, al confine con la Mongolia, dove sarebbe stato segnalato un focolaio di peste.
L’agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor ha però smentito queste teorie, bollandole come fake news.
La versione ufficiale, che oltretutto non parla di morti, è quella di una “polmonite di eziologia non accertata”, mentre il governatore della regione di Irkutsk ha parlato solo di “un caso sospetto di un’infezione particolarmente pericolosa”. E l’agenzia Tass ha scartato anche l’ipotesi dell’incidente di laboratorio sulla base di “ulteriori analisi sui campioni prelevati dalla paziente”.
L’Ambasciata americana ai suoi cittadini: “Lasciate immediatamente il Paese”
Le 189 persone entrate in contatto con la donna e ora in isolamento, al momento, secondo quanto riporta l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non hanno mostrato sintomi di malattia.
Per questo, pur sottolineando che, nonostante sia in contatto con le autorità sanitarie russe, al momento può basarsi solo su informazioni non ufficiali, l’Oms definisce “basso” il rischio sanitario per la popolazione generale.
Anche il portavoce del Cremlino, Dmirty Peskov, ha dichiarato che la situazione epidemiologica nella regione sarebbe del tutto sotto controllo. Ciò nonostante, non sono mancate le reazioni a livello internazionale.
A partire da quella degli Stati Uniti, la cui ambasciata a Mosca ha invitato martedì 6 i cittadini americani attualmente in Russia a lasciare immediatamente il Paese raccomandando al tempo stesso fortemente di non effettuare viaggi con questa destinazione.
Il presidente Donald Trump ha intanto annunciato di aver offerto alla Russia un aiuto per gestire la situazione e di avere in programma una telefonata a Vladimir Putin. Secondo quanto scritto dal Wall Street Journal, che fonda la notizia su informazioni ricevute da alcuni funzionari, Washington ha ricordato a Mosca che la mancata diffusione di notizie sul caso è contraria agli obblighi sanitari internazionali.
Bassetti: “Massima attenzione, ma senza panico”
Uno degli aspetti più problematici della vicenda è del resto proprio il limitato flusso di informazioni proveniente dalla Russia. “Sulla presunta peste polmonare in Siberia – sottolinea questo aspetto in un post su Facebook anche l’infettivologo Matteo Bassetti – bisogna distinguere fatti e voci. Al momento non è confermato un focolaio: le autorità russe dichiarano che i test non hanno rilevato Yersinia pestis e non risultano altri casi tra i contatti monitorati”.

“Però – prosegue il medico genovese – ci sono ancora accertamenti in corso e informazioni non completamente chiarite. Purtroppo, abbiamo a che fare con un Paese non sempre così sincero rispetto a quello che succede. E le autorità russe tendono a sottostimare quello che sta succedendo. Quindi: possibili altri casi? Sì, da escludere con la sorveglianza. Diffusione già avvenuta? Al momento non ci sono prove”.
Bassetti dunque afferma: “Ci dobbiamo fidare? Potrebbe anche darsi che ci siano dei casi in altre località rispetto a quella a cui stiamo rivolgendo l’attenzione. La malattia potrebbe essersi già diffusa oltre la Siberia? Questo non possiamo saperlo. Quindi bisogna fare grande attenzione: è meglio mantenere alta l’attenzione senza alimentare il panico”.
La peste: una malattia curabile, ma molto rischiosa
L’infettivologo, infine, approfondisce il tema della malattia: “La peste polmonare, se non trattata rapidamente, può essere estremamente letale, ma gli antibiotici sono efficaci se somministrati tempestivamente. Quello che però sappiamo è che questa forma di peste polmonare ha una letalità del 100% quando non è trattata. E quando è trattata si arriva a una mortalità del 50%”.
Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, questa forma di peste, una delle più temute della malattia, ha un’incubazione molto breve, normalmente da 1 a 3 giorni, con sintomi che possono comparire anche a meno di 24 ore dall’infezione. La malattia è caratterizzata da polmonite acuta con tosse, febbre alta, mal di testa, debolezza improvvisa, respiro corto e dolori al torace oltre che, nei casi più gravi, espettorato con sangue.
La malattia è curabile, spiega l’Oms, con antibiotici attivi contro i batteri gram-negativi, da somministrare entro 24 ore dalla comparsa dei sintomi. In assenza di cure, la morte è certa e può arrivare già dopo 18 ore dai primi sintomi. “Stiamo parlando – conclude Bassetti – di un’infezione davvero aggressiva, che speriamo di riuscire a limitare nel giro di pochi giorni, potendo tranquillizzare tutti che è stato un falso allarme o che comunque è tutto sotto controllo”.
Alberto Minazzi

















