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Non è solo un’estate più calda: l'allarme della NASA sul caldo estremo

Non è solo un’estate più calda: l'allarme della NASA sul caldo estremo

Il caldo estremo si sta spostando oltre i mesi estivi: ecco cosa rivela lo studio che analizza 45 anni di dati

Che da diversi anni durante l’estate faccia sempre più caldo è diventata una certezza.
Ora però gli esperti del Goddard Institute for Space Studies GISS della NASA hanno messo in luce che gli eventi di temperature estreme sono diventati più frequenti anche nei mesi precedenti e successivi.
Secondo uno studio della NASA pubblicato su AGU Advances, il cambiamento climatico sta facendo arrivare sempre più spesso ondate di calore, che si stanno espandendo nel tempo anche in primavera e in autunno tuttavia in modo asimmetrico: in alcune regioni verso una stagione, in altre verso l’altra.

La distribuzione delle ondate di calore

I ricercatori hanno rilevato che in Europa occidentale come in Africa meridionale e India Nord occidentale i giorni più caldi stanno anticipando sempre più il loro arrivo alla primavera, mentre in Europa orientale, Stati Uniti occidentali, Africa settentrionale e Cina orientale ciò avviene nei mesi autunnali.
A questi risultati gli esperti sono arrivati analizzando 45 anni di dati climatici globali, considerando come “estremi” i giorni con temperature comprese nel 5% più alto della media.

Le ondate di calore si sono estese in metà delle terre emerse

Sono stati conteggiati gli eventi di caldo estremo registrati tra il 1980 e il 1989, successivamente confrontati con quelli verificatisi nel periodo 2015 – 2024.
I risultati dello studio evidenziano che le ondate di calore si sono estese in modo significativo su poco più della metà delle terre emerse per quanto riguarda il caldo secco e su poco meno della metà per il caldo umido.
La lettura corretta in particolare del primo dato non significa che in metà del mondo l’estate dura più a lungo, ma che la distribuzione degli episodi di caldo estremo durante l’anno è cambiata in circa la metà delle zone.

Non è solo questione di cambiamento climatico per cause antropiche

Come spiegano gli autori dello studio, la non omogenea espansione del caldo estremo nelle varie parti del mondo non si spiega solo con il cambiamento climatico dovuto alle attività umane.
Entrano dunque in gioco altri fattori.
A determinare questa situazione possono concorrere infatti cambiamenti nella circolazione atmosferica, variazioni dell’umidità del suolo, condizioni di siccità, persistenza dei sistemi di alta pressione, modalità naturali di variabilità climatica, cambiamenti nella copertura e nell’uso del suolo, irrigazioni e attività agricole.
Per arrivare alle considerazioni fatte, non sono stati presi in considerazione solo i mesi dell’estate metereologica ma si è cercato anche di individuare, per ogni zona del pianeta, i tre mesi nei quali si verificavano più spesso gli episodi di caldo estremo.

Cambia il calendario dei rischi

Il problema non è solo che il caldo estremo arriva prima o finisce più tardi.
Spostandosi verso primavera e autunno, può incrociare altri fenomeni estremi, aumentando i rischi.
Negli Stati Uniti occidentali, per esempio, il caldo che si spinge verso l’autunno può sovrapporsi alla stagione degli incendi, creando condizioni ancora più favorevoli alla loro propagazione.
Negli Stati Uniti orientali, invece, può coincidere con la stagione degli uragani.
In pratica, cambia il calendario dei rischi: più fenomeni estremi possono concentrarsi nello stesso periodo, mettendo sotto pressione persone, infrastrutture e soccorsi.

Il caldo non è tutto uguale

Ma c’è un’altra differenza importante: non tutto il caldo estremo è uguale.
Quello secco mette soprattutto sotto pressione vegetazione, colture ed ecosistemi.
Quello umido, invece, è un problema diretto per il corpo umano: quando l’aria è molto umida, il sudore evapora con più difficoltà e diventa quindi più difficile disperdere calore.
E anche questi due tipi di caldo non si stanno spostando nello stesso modo.
Un esempio arriva da Phoenix, in Arizona. Negli anni ’80 il periodo più tipico per il caldo secco iniziava a giugno, mentre quello umido a luglio. Nel periodo più recente analizzato dallo studio, gli episodi di caldo secco estremo si sono spinti più avanti, verso l’autunno: quelli registrati nella cosiddetta “post-season” sono passati dallo 0% al 6%. Per il caldo umido, invece, la quota è salita dal 3% al 7%, ma con una tendenza a comparire prima.

Silvia Bolognini

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