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Auto: diesel Euro 5 verso lo stop da ottobre al Nord. Ecco come e dove

Auto: diesel Euro 5 verso lo stop da ottobre al Nord. Ecco come e dove

Le diverse soluzioni di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna riguardo al provvedimento che entrerà in vigore il 1° ottobre 2026

Il conto alla rovescia è già cominciato. E in Lombardia non si tratta più di un’ipotesi o di un provvedimento da decidere: dal 1° ottobre i diesel Euro 5 dovranno fermarsi in quattro delle principali città della regione.
Milano, Brescia, Bergamo e Monza saranno le prime a fare i conti con il nuovo stop.
Una scelta che mette migliaia di automobilisti davanti a una domanda molto concreta: la propria auto potrà ancora circolare?
La risposta cambia parecchio a seconda di dove ci si trova.
Perché nel bacino padano, alle prese con livelli di smog tra i più alti d’Europa, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno imboccato strade diverse.
C’è chi ha confermato il blocco, chi prova a congelarlo e chi punta su misure alternative per evitare di mandare in garage centinaia di migliaia di automobili.
Il risultato è un vero e proprio mosaico regionale, destinato a diventare operativo tra poche settimane. E per i proprietari di un diesel Euro 5 il dettaglio geografico può fare tutta la differenza: stessa auto, regole diverse a pochi chilometri di distanza.
In Lombardia, appunto nei centri urbani di Milano, Brescia, Bergamo e Monza, il blocco scatterà dal lunedì al venerdì di tutto l’anno tra le 7.30 e le 19.30.
La Regione ha già previsto l’estensione delle limitazioni dal 1° ottobre 2027 anche ai veicoli di categoria M2, N1 e N2 e, dopo un altro anno, anche alle categorie M3 e N3.
I proprietari potranno comunque aderire al sistema Mo-Ve-In, che sostituisce giorni e orari con un limite annuale di chilometri.

Blocco ai diesel Euro 5: indicazioni generali e sanzioni

Le misure sarebbero dovute entrare in vigore già dal 1° ottobre del 2025, quando invece fu deciso il rinvio di un anno.
Il provvedimento, nel frattempo, è stato parzialmente modificato.
Rispetto alla versione iniziale, il blocco alla circolazione non è più imposto a tutti i centri urbani con più di 30 mila abitanti, ma in via prioritaria solo a quelli che superano i 100 mila residenti, dotati di un adeguato servizio di trasporto pubblico e situati nelle zone in cui siano superati i limiti di Pm10 e biossido di azoto.
Ecco perché la Lombardia ha individuato le quattro città interessate dallo stop.

euro 5

Sanzioni e provvedimenti per i trasgressori

A partire da ottobre, dunque, chi viaggerà a Milano, Brescia, Bergamo e Monza con un veicolo Euro 5 o, in alcuni casi con veicoli commerciali di categoria N1, N2 e N3 (la classificazione del mezzo può essere verificata sulla carta di circolazione, che riporta le specifiche tecniche, o, in alternativa, sul Portale dell’automobilista, semplicemente inserendo la targa) rischia sanzioni amministrative comprese tra 168 e 679 euro, con l’aggiunta della sospensione della patente, per un periodo tra 15 e 30 giorni, nel caso in cui un automobilista già sanzionato per questa infrazione torni a commetterla nell’arco dei 2 anni successivi.

Le opposte soluzioni del Piemonte

Una clausola della norma prevede che le Regioni, oltre a poter decidere autonomamente, insieme ai Comuni, giorni, orari, durata e deroghe, possano anche evitare lo stop totale attivando misure alternative per garantire un abbattimento equivalente degli agenti inquinanti.
Ed è quello che ha deciso di fare il Piemonte, dove altrimenti, secondo le stime, dovrebbero fermarsi circa 307 mila veicoli. Approvando a luglio 2026 la delibera di aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria, la Regione ha stanziato così 14 milioni di euro in 2 anni destinati a incentivi all’utilizzo dei biocarburanti rinnovabili nel trasporto pubblico locale e nei veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6
Il contributo annuale, che verrà assegnato attraverso un primo bando atteso entro il prossimo inverno, dovrebbe essere compreso tra 50 e 100 euro, erogati attraverso apposite carte carburante.
Nel pacchetto normativo, inoltre, rientrano anche interventi per rendere più fluidi i flussi di traffico, favorire la mobilità ciclabile, rinnovare i veicoli delle imprese e ridurre le emissioni degli impianti di riscaldamento.

La situazione in Veneto ed Emilia-Romagna

La strada dell’adozione di misure alternative è al vaglio anche in Veneto ed Emilia-Romagna, dove il quadro delle modalità operative non è ancora stato definito.
A confermare l’avvio dell’iter per la sospensione del blocco è stato direttamente il presidente del Veneto, Alberto Stefani. L’impossibilità di recarsi al lavoro o accompagnare i figli a scuola per chi non si può permettere un’auto nuova è stata infatti definita “inaccettabile” dal governatore. Le stime regionali venete parlano del resto di effetti diretti del provvedimento su circa 150 mila veicoli.
La Giunta regionale ha quindi approvato un progetto di legge per il rinvio delle limitazioni al 1° ottobre 2027 a fronte dell’adozione di misure compensative. E il Consiglio sta così ora lavorando per anticipare per esempio il bando per la trasformazione dei veicoli diesel Euro 5 in Dual Fuel, ma anche sul ricorso allo smart working per i dipendenti pubblici, tranne quelli che svolgono funzioni che richiedono la presenza necessaria, in caso di allerta Pm10 arancione o rossa.
Quanto all’Emilia-Romagna, il Piano aria integrato regionale prevede il blocco per autovetture e veicoli commerciali diesel Euro 5 tra il 1° ottobre e il 31 marzo, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.30, nei centri abitati di comuni con oltre 100 mila abitanti. Gli enti locali interessati (come Bologna, Parma, Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì e Piacenza) possono però non applicare le limitazioni nel caso di adozione di misure compensative per assicurare una riduzione equivalente delle emissioni che ottengano il parere favorevole della struttura regionale.

Alberto Minazzi

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