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Malattia della pioggia: in Europa, ha iniziato a trasmettersi da uomo a uomo

Malattia della pioggia: in Europa, ha iniziato a trasmettersi da uomo a uomo

In Europa, già 126 casi (ma nessuno in Italia). L’ipotesi di una nuova variante del batterio

Il suo nome scientifico è dermatofilosi.
Ma questa infezione batterica della pelle è conosciuta anche come “malattia della pioggia”, in quanto trova condizioni particolarmente favorevoli alla diffusione quando la cute rimane a lungo umida.
E sta registrando un’evoluzione che, pur non configurando ancora un nuovo allarme sanitario, ha aumentato l’attenzione da parte dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.
Perché se, a esserne colpiti, normalmente sono gli animali come bovini, pecore, capre, cavalli e altri ruminanti, domestici e selvatici, con casi più rari riguardanti l’uomo, da dicembre 2025 si sono registrati focolai umani in diversi Paesi, a partire da Francia, Germania, Spagna, Svezia, Norvegia e Austria.
Nell’ultimo bollettino, del 21 agosto, i casi confermati sono saliti a 126, con l’aggiunta di Danimarca, Paesi Bassi, Svizzera e Regno Unito rispetto al precedente punto del 17 giugno.
E la vera novità è che non si parla più di una semplice zoonosi, ovvero di un batterio che passa dagli animali all’uomo, ma l’infezione è stata contratta anche da molti pazienti che non avevano avuto contatti con animali.
L’Ecdc considera dunque possibile che sia cambiata la dinamica di trasmissione, con una crescente importanza della trasmissione interumana attraverso il contatto fisico ravvicinato. E l’Oms sta approfondendo l’ipotesi che si tratti di una nuova variante.

La trasmissione della malattia della pioggia

Il paragrafo del bollettino riservato dall’Ecdc alla malattia della pioggia si intitola “Diffusione dell’infezione da Dermatophilus congolensis che colpisce prevalentemente uomini che hanno rapporti sessuali con uomini”.
Si spiega, infatti, che “la maggior parte dei casi segnalati riguarda uomini gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, in particolare coloro che riferiscono una recente frequentazione di locali dedicati a incontri sessuali (come le saune)”.
Sarebbe però errato parlare di una malattia sessualmente trasmissibile. Al riguardo, come precisa sempre l’Ecdc, ci sono invece evidenze, suggerite dall’evento, che indicano come il possibile cambiamento nell’epidemiologia verso la trasmissione interumana si incentri su “uno stretto contatto pelle-pelle, in particolare in ambienti umidi, sebbene non si possa escludere una trasmissione indiretta tramite superfici condivise”.
Non a caso, sono stati descritti anche casi collegati alle arti marziali o ad altri contesti caratterizzati da contatto fisico ravvicinato, inclusi casi in Norvegia, Spagna e Svizzera. Intanto, “le analisi di sequenziamento dell’intero genoma indicano una correlazione tra gli isolati provenienti da Austria, Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera”. E rimangono valide le raccomandazioni già formulate a giugno dall’agenzia dell’Unione Europea.

Le conseguenze della malattia della pioggia

Le infezioni segnalate in Europa sono state “generalmente lievi, caratterizzate da lesioni cutanee localizzate di tipo papulare, pustoloso, squamoso, crostoso o simile a follicolite”. Nella maggior parte dei casi umani, inoltre, il decorso è favorevole, con anche la possibilità che alcune infezioni si risolvano spontaneamente. In alternativa, la guarigione da una malattia distinguibile da altre della pelle solo attraverso l’analisi del materiale prelevato dalle lesioni, si lega a un trattamento antibiotico, topico o orale.
Il rischio per la popolazione generale, in ogni caso, è valutato dalle autorità sanitarie come molto basso, anche perché l’infezione rimane generalmente lieve e l’evoluzione non significa che il batterio sia diventato improvvisamente più pericoloso. Nell’uomo, il batterio provoca una dermatite, con la possibile comparsa di macchie o placche arrossate, papule, pustole, croste, desquamazione, prurito, bruciore e talvolta piccole ferite su mani, braccia, gambe, viso e genitali.
L’Italia, al momento, non figura nell’elenco degli Stati europei in cui l’Ecdc ha rilevato cluster umani negli ultimi 9 mesi.
Nel nostro Paese, comunque, la dermatofilosi è stata documentata negli animali da diversi decenni. In un lavoro pubblicato nel 1993, per esempio, fu descritta la prima segnalazione della malattia, osservata in alcuni ovini in Sardegna.

Alberto Minazzi

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Tag:  ecdc, malattie, pelle