Il rapporto della Regione e dell’Iss conferma la tendenza favorevole negli ultimi 10 anni. Uova tutte nella norma
Con la vicenda legata agli scarichi dell’azienda Miteni del polo chimico vicentino di Trissino, il Veneto è una delle regioni italiane che, pur trattandosi di un problema diffuso anche altrove, più hanno risentito dell’impatto ambientale dell’inquinamento da Pfas.
Si calcola che l’area coinvolta dal fenomeno raggiunga infatti i 180 km quadrati tra le province di Vicenza, Verona e Padova, con una contaminazione delle falde acquifere e dell’acqua potabile che è arrivata a interessare una popolazione di circa 300 mila abitanti.
Per questo, la Regione, richiamando l’attenzione sulla questione dei cosiddetti “inquinanti eterni”, è stata tra le più attive non solo a livello legale, ma anche adottando limiti cautelativi molto severi, ancor prima dell’entrata in vigore e con una rigidità maggiore rispetto alla norma italiana. E i frutti di questo atteggiamento stanno producendo risultati positivi.
Dal nuovo rapporto sulla presenza di Pfas nei prodotti di origine animale, definito insieme all’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione di Istituto Zooprofilattico delle Venezie, Arpav e aziende Ulss, emerge infatti una generale diminuzione del livello di Pfas nei prodotti alimentari di origine animale.
Il 97% dei campioni alimentari analizzati è entro i limiti
In attesa della presentazione del dettaglio dei risultati, prevista per i prossimi giorni, la Regione Veneto ha presentato le prime anticipazioni relative a quanto riscontrato con gli esami effettuati in base al piano avviato dopo quanto emerso dal monitoraggio sugli alimenti condotto tra il 2016 e il 2017. E, in questi 10 anni, non solo si è ridotto il numero di aziende che presentano criticità, ma c’è stata anche una diminuzione complessiva dei livelli di contaminazione.
Su un totale di 703 campioni elementari analizzati, ne sono infatti risultati entro i limiti di legge, dove esistenti, ben 680, ovvero il 97%, senza nessuno sforamento nei casi di uova da consumo A mostrare valori superiori ai tenori massimi sono stati 18 campioni, mentre in altri 5 sono stati rilevati livelli di Pfos e Pfoa che superavano i livelli indicativi al di sopra dei quali è necessario condurre ulteriori indagini per individuare le cause della contaminazione.
Quanto alle aziende, 148 su 156 (il 93%) presentano valori sotto i limiti di legge. In 8 casi, distribuiti in massima parte nelle zone ad alta e media intensità di contaminazione, i limiti per Pfoa o Pfos sono stati superati in muscolo bovino, fegato bovino o fegato suino. In queste aziende sono state adottate tempestive misure per evitare la messa in commercio dei prodotti, avviando un monitoraggio costante atto a garantire il progressivo rientro nei limiti di legge.
Gli esami, le considerazioni e le prospettive
Rispetto al precedente monitoraggio, il nuovo studio ha fornito dati sui livelli di presenza in 8 matrici (muscolo e fegato di bovini, suini, pollame, uova e latte vaccino) di 14 molecole, con l’aggiunta rispetto a 10 anni fa di ulteriori 2 (GenX e cC604) ritenute “di interesse”. Nell’ambito del nuovo esame sono stati inoltre sviluppati e applicati metodi analitici da 2 a 10 volte più sensibili rispetto a quelli precedenti, consentendo in tal modo di ottenere risultati più accurati.
La presenza dei 14 Pfas è stata controllata anche nell’acqua di abbeveraggio di tutte le aziende studiate, permanendo una correlazione fra contaminazione degli alimenti e contaminazione idrica, in particolare per quanto riguarda la presenza di Pfas legata all’impiego di acqua di pozzo non filtrata. In questi casi, ove necessario, tra le prescrizioni a cui sono state sottoposte le aziende vi è anche l’allacciamento all’acquedotto per l’acqua da abbeveraggio.
“Pur permanendo alcune situazioni puntuali che richiedono attenzione e ulteriori approfondimenti – commenta la Regione nel comunicato stampa – la fotografia conferma una tendenza favorevole e suggerisce una progressiva riduzione dell’impatto della contaminazione sulle produzioni zootecniche dell’area monitorata”. Il piano sarà ora completato con i dati provenienti dalle filiere vegetali, attualmente in fase di analisi di laboratorio.
Alberto Minazzi



