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Università: l’Italia al top in Ue per la crescita

Università: l’Italia al top in Ue per la crescita

Il QS World University Ranking 2027 premia i nostri atenei. L’Italia si distingue in un’Europa in calo, pur restando aperta la sfida su internazionalizzazione e divari territoriali

Il Politecnico di Milano si conferma la miglior Università d’Italia per il 12° anno consecutivo, unica nella Top 100 delle 8.808 istituzioni di 106 Paesi. La novità, positiva, è che lo fa segnando un record storico.
Guadagnando in un anno 11 posizioni, si attesta infatti all’87° posto mondiale nell’appena pubblicata classifica 2027 del QS World University Ranking. E mai nessun Ateneo italiano era arrivato così in alto.
Ancor più significativo è il fatto che a migliorare non è solo la nostra “punta di diamante”. Pur ampliandosi il divario tra Nord e Sud della penisola, sono molte anche le altre Università italiane per le quali l’ultimo anno è stato contrassegnato da una importante crescita.
E se sono gli Stati Uniti, con 9 Atenei tra i primi 20 (a partire dal confermato leader Mit di Cambridge), a confermarsi eccellenza mondiale, il risultato italiano assume ancor più valore in considerazione del segno negativo registrato in tutti gli altri principali Paesi dell’Unione Europea.

L’annata da record delle Università italiane

Tra le Università italiane, sono 47 quelle entrate nelle prime 1.400 posizioni della classifica.
Di queste, 26 hanno migliorato la propria posizione negli ultimi 12 mesi, a fronte di appena 15 che hanno invece compiuto un passo indietro, per un saldo complessivo del +34%.
Il segno positivo contraddistingue poi in particolare le prime 10 Università italiane. Che, dopo il Politecnico di Milano, sono nell’ordine Sapienza di Roma (111^), Bologna (123), Padova (204), Politecnico di Torino (206), Università di Milano (270), Pisa (341), Roma Tor Vergata (342), Sacro Cuore di Milano (388) e Pavia (395).

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Università La Sapienza Roma

Ma se in Italia si registra un’annata record, diversamente è andata ad altri Paesi.
La Germania, per esempio, ha fatto segnare un -61%, la Spagna il -58%, la Francia il -45% e l’Olanda addirittura il -77%.
Segno negativo (-8%) anche per il Regno Unito, pur ai vertici della Top Ten mondiale con 4 Atenei, a partire dall’Imperial College London (2°).

I punti di forza delle nostre Università

A livello assoluto, il più ampio miglioramento (142 posizioni nel lungo periodo) è comunque quello dell’Università Politecnica delle Marche, ora 662^.
In generale, il ranking ha premiato i nostri Atenei per la qualità e la produttività della ricerca scientifica e la reputazione globale. Nell’indicatore delle citazioni per docente, abbiamo per esempio 15 Università tra le prime 500 al mondo per l’impatto della ricerca, con miglioramenti per 38 su 47 realtà inserite nella classifica.
Il Politecnico di Milano è poi 57° al mondo per la reputazione dei suoi laureati nel mercato del lavoro internazionale.
La Sapienza, anch’essa al miglior risultato della sua storia, guida in Italia per 3 indicatori: reputazione accademica, rete di ricerca internazionale ed esiti occupazionali.
La Vita-Salute San Raffaele, nonostante la 465 posizione complessiva, è 6^ al mondo per impatto della ricerca. E Padova è la prima italiana per sostenibilità e la seconda per rete internazionale di ricerca.

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Palazzo Bo, sede principale dell’Università degli studi di Padova

Le performance delle Università del Veneto

Proprio l’ateneo patavino è tra le Università che hanno fatto segnare il miglior risultato di sempre, con un incremento di 29 posizioni che la colloca ora nel 14% delle migliori università globali. Tra gli altri indicatori, la reputazione accademica ha raggiunto la 115^ posizione a livello mondiale e la reputazione aziendale è 241^, con un miglioramento di 100 posti.
“Il risultato – commenta la rettrice Daniela Mapelli – è il segno di un lavoro condiviso”.
Ottima è stata anche la performance di Ca’ Foscari di Venezia, entrata nella Top 20 italiana con una scalata di 60 posizioni in un anno, confermando la crescita testimoniata dall’incremento del +28,3% nel proprio punteggio tra il 2023 e il 2026. I miglioramenti più significativi sono quelli nell’occupabilità (+70 posizioni) e nella reputazione accademica (+38). “Questo notevole balzo in avanti – sottolinea la rettrice Tiziana Lippiello – è il segno che Ca’ Foscari compete a livello globale”.

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Università Ca’ Foscari di Venezia

Il divario territoriale e i punti critici del sistema universitario italiano

Se le 28 Università del Nord Italia in classifica hanno guadagnato in media 27,5 posizioni (meritano la citazione in particolare Brescia, +69, e Trento, +47) e le 11 del Centro 9,2 posti, il Sud conta su soli 8 Atenei, per giunta in discesa media di 19,4 posizioni.
Il record negativo è del Politecnico di Bari (-173 posti), ma anche la Federico II di Napoli, pur 11^ in Italia, ha perso 22 posizioni, soprattutto a causa del calo nell’indicatore della rete internazionale di ricerca.
Proprio gli indicatori legati all’internazionalizzazione, del resto, si confermano uno dei punti deboli del sistema universitario italiano, visto che nessuna delle nostre realtà è tra le prime 100 al mondo né per la quota dei docenti internazionali, né per quella degli studenti stranieri iscritti. E il rapporto numerico tra docenti e studenti è un altro aspetto critico, con l’Italia ben al di sotto della media Ocse per gli investimenti in questa prospettiva (8.200 euro contro 13.800).

Alberto Minazzi

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