La città presenta un dossier che intreccia la tradizione della libertà di pensiero dell’Università di Padova con una visione contemporanea della cultura come trasformazione urbana
Padova ha presentato il suo dossier candidandosi a diventare Capitale italiana della cultura 2028.
E potrebbero bastare alcuni nomi per far capire quanto stia investendo in questa iniziativa per la quale ha messo in campo una direzione artistica formata da Maurizio Cattelan, Marta Papini e Myriam Ben Salah e un comitato scientifico che riunisce figure come Renzo Piano, Cecilia Alemani, il cardinale José Tolentino de Mendonça e Daniela Mapelli.
Un autentico schieramento di profili internazionali dietro ai quali non c’è però solo un’operazione di prestigio.
C’è un’idea precisa di città che sceglie di tornare alla propria origine per ripensare il futuro attraverso l’arte come esercizio di domanda, confronto e dissenso creativo.
“Ancora imparo”: un titolo che racconta un’idea di città
Il titolo del progetto, “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”, riprende la celebre espressione attribuita a Michelangelo, poi riemersa in tradizioni culturali diverse fino a entrare anche nel patrimonio architettonico dell’Università di Padova.
“Ancora imparo” significa accettare che la conoscenza non si chiude mai, che ogni acquisizione apre nuove domande, che il sapere è un processo in continua ridefinizione.

Il sottotitolo “Esercizi di dissidenza” rafforza questa impostazione, trasformando la candidatura in una riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea come qualcosa che non decora la realtà, ma la interroga.
Padova 2028 non vuol dunque essere una città che si racconta come museo diffuso ma come un organismo vivo, un modo di abitare lo spazio urbano e mentale capace anche di andare al di fuori degli schemi consolidati. E di rivendicare la propria identità di città che ha fatto della libertà di pensiero la propria cifra storica.
Una città che riparte dalla propria storia
L’Università, fondata nel 1222, è la testimonianza originaria di questo approccio.
Non solo un’istituzione accademica, ma un progetto culturale nato per garantire autonomia agli studi e apertura al confronto. Da lì si è sviluppata una genealogia che ha attraversato secoli e figure molto diverse tra loro: da Galileo Galilei a Pietro d’Abano, da Andrea Mantegna a Andrea Vesalio, fino a Elena Cornaro Piscopia e al Gruppo N.
Personaggi che hanno dato contemporaneità a ieri e che possono trovare una continuità possibile oggi, attraverso l’arte.

Una regia internazionale e un sistema di competenze
Attorno alla direzione artistica affidata a Cattelan, Papini e Ben Salah, si sviluppa un comitato scientifico che riunisce competenze diverse, dall’architettura alla curatela internazionale, dall’università alle istituzioni religiose e culturali.
Nomi e competenze che indicano la volontà di costruire un progetto interdisciplinare, in cui l’arte dialoga con la progettazione urbana, la ricerca e le politiche culturali.
L’ambizione dichiarata è infatti quella di costruire un sistema culturale duraturo che, accanto alle mostre, alle residenze artistiche, alle attività di ricerca, educative e di editoria, unisca interventi nello spazio urbano in modo tale da disegnare una nuova geografia culturale della città.
Entro il 2028 Padova prevede di mettere infatti a disposizione -e rigenerazione – oltre 20 mila metri quadrati di nuovi spazi per la cultura contemporanea.
Il piano coinvolge edifici come il Cinema Altino, la Chiesa di Sant’Agnese, Palazzo Lanza, Palazzo Configliachi, il DU30, il Castello Carrarese e gli Hangar dell’Aeroporto Allegri, oltre a diverse sedi universitarie.



