La guerra ridisegna i traffici europei e il Salone Nautico lancia l’alleanza tra i porti dell’Alto Adriatico per competere con il Nord Europa
La settima edizione del Salone Nautico di Venezia ha preso un buon vento (e non solo grazie alla rinnovata certificazione Iso 20121).
Quello della geopolitica, di nuovi equilibri, della nuova rotta per citare Renato Brunetta, presidente della Venice Sustainability Foundation, Vsf, (oltre che del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, Cnel) ieri durante il piatto forte, davvero stellato, di questo Salone 2026 in chiusura domenica, il convegno “Porti, interporti e Corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est“.
Il paradosso del “Si cambia rotta” di Brunetta è che a rivoluzionare lo status quo di logistica (marittima e di territorio), connessioni ferroviarie e su gomma è una guerra.
Russia versus Ucraina, niente giri di parole.
Eppure paradosso non è che proprio Venezia, nell’ambito del suo Salone Nautico, prenda in mano la nuova realtà e si proponga già hub non solo per nuovi incroci (i famosi Corridoi) ma anche per una nuova, competitiva portualità.
Il Sistema Alto Adriatico
Declinata nel suo perimetro più ampio, e naturale, come ha molto opportunamente osservato Paolo Costa, presidente del Comitato scientifico di Vsf, ovvero dell’Alto Adriatico.
Non semplice definizione geografica, ovvero dove finisce l’Adriatico (e allora per quale motivo dovrebbero salire fino a qui le super portacontenitori con costi aggiuntivi e troppi limiti, copyright Costa) ma un sistema.
Il sistema Alto Adriatico, costituito da cinque porti: Venezia, Ravenna (capitale del mare 2026), Trieste, Koper (Slovenia) e la croata Rijeka.

Insieme, possono avere un potenziale strategico e “un vantaggio di costo dei transiti da Est del 7-10% su Genova e del 12-16% su Marsiglia”, ha detto Paolo Costa rilevando come la “costituzione di un sistema multiportuale unitario sia la soluzione per portare i grandi carrier a risalire l’Adriatico”.
L’obiettivo è dunque un “hub integrato con una propria governance da accompagnare a uno sviluppo dei porti quali hub energetici per le energie rinnovabili e per l’idrogeno verde, a partire da quello di Porto Marghera”.

Una nuova frontiera per i traffici europei
“Porti, interporti e corridoi non sono soltanto infrastrutture: sono una scelta strategica sul futuro di Venezia, del Nordest e dell’Italia nella nuova geografia economica europea. Le crisi delle rotte globali, la trasformazione dei mercati verso Est, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la competitività delle imprese ci dicono che le infrastrutture non sono semplici opere al servizio dello sviluppo, ma strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e proiezione internazionale – ha dichiarato Renato Brunetta – L’Alto Adriatico non è una periferia del Mediterraneo ma una frontiera avanzata dell’Europa verso l’Est e verso il mondo. Dalla nostra capacità di fare sistema dipende una parte essenziale della competitività futura del Nordest e dell’Italia”.

La formula, dunque, è quella del “fare squadra“.
Ed è stata evocata non solo da Venice Sustainability Foundation ma anche e soprattutto dagli operatori, dagli investitori tecnologici, dagli imprenditori: quelli che ogni giorno devono fare i conti con i colli di bottiglia e i vincoli tuttora irrisolti di questo grande perimetro: dai fondali insufficienti ai progetti di porto off-shore insabbiati all’assenza di continuità ferroviaria che compromette i flussi verso l’est Europa e oltre, a certe penalizzanti distanze fra porti e interporti o ancora costi del lavoro concorrenziali (rispetto all’Italia).
La nuova rotta passa dal gioco di squadra
Quindi numeri, quelli dei due porti dall’altra parte dell’Adriatico che sono in crescita a doppia cifra. Uno sguardo più in là ci dice anche che in Grecia portualità e traffici si stanno riprendendo bene, sull’altro versante corre anche la Spagna. Allora, ecco che dal Salone veneziano si è levato l’appello per mettere a sistema gli interessi comuni perchè è illusorio pensare a fare concorrenza ai grandi porti del Nord Europa che vuol dire anche Amburgo, se non si arriva a un coordinamento tra i maggiori scali dell’Alto Adriatico. Anche nella prospettiva, a Venezia ricordata in vari interventi, della grande partita delle ricostruzioni, a cominciare dall’Ucraina (con Venezia gemellata proprio con la città portuale di Odessa, ha ricordato con orgoglio l’ormai ex sindaco lagunare, Luigi Brugnaro) ma si guarda anche a quelle in Siria, di Gaza, del Libano e pure dell’Iran. Percorso che si salda con i nuovi e più stretti rapporti commerciali tra Italia e India, celebrati anche di recente dal premier Meloni con il suo omologo indiano Modi.
Un quadro che vede protagonista tutto l’entroterra imprenditoriale e manufatturiero del Nordest con il suo know-how e le sue eccellenze.

Venezia porta strategica tra Europa e Indo-Pacifico
Un’analisi e una prospettiva condivise anche dal sindaco di Venezia uscente Luigi Brugnaro e dal sindaco eletto Simone Venturini.
“Il mondo sta cambiando: guerre, crisi energetiche, tensioni commerciali, instabilità delle rotte marittime, sicurezza delle forniture, nuovi equilibri verso Est – ha ricordato Brugnaro -. Venezia e l’Alto Adriatico devono tornare a ragionare da porta d’ingresso e d’uscita dell’Europa. Non solo come luogo di transito, ma come sistema integrato: porto, aeroporto, ferrovia, autostrade, interporti, digitale, energia, industria e formazione”.

A sottolineare come la disponibilità delle risorse, la continuità energetica e l’affidabilità delle reti logistiche siano prioritarie è stato anche Simone Venturini : “Da questi fattori dipendono la crescita dei territori, l’occupazione, l’innovazione, la tenuta delle imprese e la solidità delle filiere produttive – ha rimarcato -. In questo scenario, la centralità del porto di Venezia, del Corridoio Mediterraneo e dei collegamenti che guardano verso l’India e l’Indo-Pacifico è fondamentale”.

L’importante ruolo degli interporti
Diventa primario quindi, per limitarci all’Italia settentrionale, il ruolo degli interporti a cominciare dal Quadrante Europa di Verona (che con il suo direttore, Nicola Boaretti, lamenta l’ancora insufficiente capacità ferroviaria quando l’obiettivo è di 250 treni al giorno contro gli attuali 120, meno della metà), l’interporto di Padova, quello di Pordenone e quello di Portogruaro. Ma anche qui lo sviluppo e la crescita non possono aspettare, testimonia a Metropolitano.it Matteo Codognotto, direttore esecutivo dell’omonimo gruppo internazionale della logistica con sede nel Trevigiano: «Noi siamo molto presenti in Polonia e vediamo come si stanno trasformando e come crescono nuovi terminal intermodali altamente efficienti con binari lunghi anche 800 metri, che vuol dire treni da 750 metri laddove in Italia abbiamo un limite fisico a 550 metri. Lo stesso stanno facendo in Germania. Ovvio che poi sono avvantaggiati i porti del Mare del Nord o del Baltico. L‘Est Europa sta avendo un boom economico molto forte e si lavora a livello infrastrutturale per sostenerlo».

Il valore aggiunto della cultura tecnologica
Altrettanto per quanto riguarda le competenze, afferma Damaso Zanardo, presidente di Its Marco Polo e VeMars: «La formazione è determinante nel quadro della competitività, con figure come il logistics manager in ambito marittimo, cioè portuale, ma anche aeroportuale. La cultura tecnologica e organizzativa ad alto valore aggiunto in questi settori è certamente un drive per la crescita dell’intero sistema non solo nel perimetro dell’Alto Adriatico ma per esempio anche in quello molto più ampio e articolato del Mediterraneo allargato».
E più si espande l’area di operatività, maggiore è la domanda di sicurezza per equipaggi, merci, beni, infrastrutture strategiche.

Oltre Hormuz
Il ruolo in primis della Marina Militare diventa fondamentale: proprio per i mutati scenari geopolitici, per la prima volta il Salone Nautico di Venezia ha dato uno spazio speciale, non limitato ai soli saluti di cortesia, alla nostra Forza navale chiamata, non da oggi certo ma ora se ne parla senza mimetizzazioni, a difendere e garantire il traffico e le grandi rotte marittime che alimentano l’economia nazionale, della Ue e globale.

E ancora una volta Venezia, città di acqua per eccellenza, farà da catalizzatore ospitando a inizio ottobre il 15. Trans-Regional Seapower Symposium (T-RSS). Un appuntamento biennale, non esclusivo per le Marine militari di Paesi alleati o amici, su cui anche il Salone Nautico ha acceso un faro.
Agostino Buda



