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Squalo mako a Gallipoli, paura in mare: urta un’imbarcazione e semina il panico

Squalo mako a Gallipoli, paura in mare: urta un’imbarcazione e semina il panico

Secondo avvistamento nel Salento: un esemplare adulto, forse ferito, urta una barca al largo di Gallipoli. Attimi di tensione a bordo, ma gli esperti rassicurano: “Specie potente e veloce, raramente aggressiva verso l’uomo”

Se al Delfino Mimmo o Nane piace la Laguna di Venezia, sembra proprio che uno squalo si trovi a suo agio nelle acque del Salento, dove non è una presenza nuova. E’ infatti la seconda volta in pochi mesi che lo si vede da quelle parti. In questi giorni si sono vissuti momenti di paura al largo di Gallipoli, in provincia di Lecce, non molto distante dalla costa, a bordo di un’imbarcazione che è stata colpita da un esemplare adulto di mako, visibilmente ferito. L’episodio è stato raccontato attraverso i social da uno dei presenti a bordo, Giuseppe Zacà, che assieme ad altri diportisti si è trovato faccia a faccia con il grosso animale che avrebbe colpito la parte anteriore della barca. Già nell’agosto scorso, nelle acque di Porto Cesareo, era stato avvistato un esemplare di mako di dimensioni più piccole.

Il formidabile predatore spaventa ma non aggredisce

Lo squalo mako è agile e scattante, caratterizzato da un corpo snello, affusolato e idrodinamico. Per le sue dimensioni – si pensi che può arrivare a superare i cinque metri di lunghezza – e i suoi denti aguzzi e sporgenti incute timore anche perché è considerato una delle specie più aggressive di squalo, dunque potenzialmente molto pericoloso.
Tuttavia, come spiega Alessandro De Maddalena, tra i più importanti esperti italiani di squali, gli attacchi nei confronti dell’uomo possono avvenire raramente e nel caso in cui si senta in pericolo, ferito o se scambia un nuotatore/sub per una preda naturale.

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Alessandro De Maddalena

“Lo squalo mako è una specie comune nelle acque italiane anche se ne è diminuito di numero a causa della pesca. Sono animali potenzialmente pericolosi ma normalmente non aggressivi, – sottolinea Alessandro De Maddalena -. I casi di attacchi all’uomo sono incredibilmente rari, solitamente evitano contatti umani ed è molto raro che si avvicinino alle coste salvo se non in caso di passaggio delle loro prede preferite che sono sgombri, tonni. Contrariamente, se incontrano esseri umani, in genere se ne allontanano in quanto hanno natura molto schiva. O si avvicinano alle imbarcazioni da pesca per la presenza di pastura o esche. Non credo si tratti di un attacco neanche nel caso specifico di Gallipoli, dove ha urtato l’imbarcazione forse proprio perché attratto dalle esche o perché ferito. La sua presenza nelle nostre acque non deve destare preoccupazione”.

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La specie più veloce dell’oceano con la pinna propulsore

La specie mako è distribuita nelle acque tropicali e temperate di tutto il mondo.
Occasionalmente è stato avvistato anche nel Mar mediterraneo ed è uno dei pesci più veloci al mondo. Grazie al corpo idrodinamico e ai muscoli progettati per sprint fulminei, può infatti raggiungere velocità superiori a 70 km/h. E’ semplice riconoscerlo: ha un corpo snello, affusolato e le sue pinne pettorali, più corte rispetto a quelle di altri squali, contribuiscono a ridurre la resistenza del corpo all’acqua mentre la pinna caudale, a forma di mezzaluna, funziona come un potente propulsore.

Dai lunghi viaggi alla caccia acrobatica

Il dorso dello squalo mako ha una colorazione grigio-bluastra dai riflessi metallici che sfuma verso l’indaco, il ventre tonalità biancastre. Anche le zone sotto il muso e intorno alla bocca sono bianche. Questa specie di squalo è anche instancabile viaggiatrice e compie lunghe migrazioni stagionali.
Secondo studi di marcatura condotti nell’Atlantico nord-occidentale, gli squali mako sono in grado di compiere spostamenti di oltre 4.500 km.

Il mako è anche una delle poche specie, assieme a quello bianco, capace di spettacolari salti fuori dall’acqua: durante la caccia può emergere con incredibile potenza e slancio compiendo sbalzi addirittura di oltre 6 metri sopra la superficie che lo aiutano a stanare o disorientare le prede veloci. La dieta dello squalo mako è ampia e varia con tonni, sgombri e pesci spada tra il suo cibo preferito come anche totani e calamari, tartarughe e mammiferi marini, oltre a specie di squali più piccoli come giovani verdesche. Puur essendo uno dei predatori più veloci dell’oceano, il mako è una delle specie di squalo maggiormente minacciate dall’impatto della pesca, sia come preda diretta, sia come cattura involontaria e per questo classificate “in pericolo” nella lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Silvia Bolognini

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