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La guerra in Medio Oriente accelera la rivoluzione green dell’auto

La guerra in Medio Oriente accelera la rivoluzione green dell’auto
Auto elettriche ph Joenomias Menno de Jong

Carburanti alle stelle e crisi geopolitica spingono le vendite di auto elettriche e ibride. Ma mentre la mobilità accelera verso il green, il Paese resta indietro sulle rinnovabili e sulla transizione energetica.

La guerra in medio Oriente e la conseguente impennata dei prezzi dei carburanti ha dato una spinta significativa alle vendite delle automobili green, sia elettriche, sia ibride, o alimentate a GPL.
A rilevarlo sono i dati dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica che ha confrontato le vendite  del mese di marzo 2026 con quelle dello scorso anno registrando un sorprendente incremento del +24,9% per un mercato che sembrava allo stallo e che ha raggiunto invece il 72,9%.
In particolare sul fronte delle sole elettriche, nel primo trimestre di quest’anno è stato registrato un aumento del 65,7%.
Un vero e proprio boom vi è anche in Europa.
Secondo i numeri resi noti da E-Mobility Europe e dalla società di ricerca New Automotive relativi, su base annua le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria sono cresciute di oltre il 30% arrivando a sfiorare quota 560 mila unità nei principali mercati del continente con in testa Germania e Francia.

Elettrica più di un’auto nuova su cinque e sempre più punti di ricarica

Significativo è anche il dato europeo che riguarda il mese di marzo 2026, nel quale i 15 Paesi presi in considerazione hanno avuto 224 mila nuove immatricolazioni con un incremento del 51% rispetto allo stesso mese del 2025 che ha portato la quota di mercato al 22%. Questo significa che più di un’auto nuova su cinque è elettrica.
Ritornando in Italia, se le vendite di elettriche sono aumentate del 65,7%, le ibride plug-in addirittura del 110,1%. Per contro vi è una contrazione per quanto riguarda le auto a benzina e diesel che hanno registrato rispettivamente un -18,6% di immatricolazioni e -30%.

Nel nostro Paese il boom delle auto green si accompagna, come messo in luce da Motus-E, la prima associazione italiana dedicata a promuovere la mobilità elettrica, con una sempre maggiore presenza di punti di ricarica.
La rete italiana delle colonnine è infatti in continua crescita e ne conta sul territorio a fine dicembre 2025, 73.047 a uso pubblico, + 8.656 sul 2024.
La prima regione per punti di ricarica è la Lombardia con 15.836, seguita da Piemonte con 6.981, Lazio con 6.975, Veneto con 6.700 ed Emilia Romagna con 5.927.
La rete italiana delle colonnine si sta sviluppando e si attesta davanti a Francia, Germania e Regno Unito nel rapporto tra punti di ricarica e veicoli elettrici immatricolati e primeggia anche nel rapporto tra punti di ricarica e lunghezza della rete stradale.

Accelera l’elettrico ma l’Italia è indietro sul fronte di nuovi impianti di rinnovabili

Se da una parte il caro energia sta spingendo sempre più italiani verso l’elettrico, dall’altra, però, l’Italia fatica ancora a tenere il passo dei grandi partner europei come Spagna, Germania e Francia, che stanno correndo più veloci sia sulle nuove rinnovabili sia sulla transizione dei trasporti.
Secondo il rapporto Italy for Climate della Fondazione Sviluppo Sostenibile, nel 2025 circa il 48% dell’elettricità prodotta in Italia è arrivata da fonti rinnovabili.
Un risultato importante, trainato soprattutto dal boom del fotovoltaico, che in un solo anno ha aggiunto quasi 9 TWh di produzione. Male invece l’idroelettrico, che ha frenato le performance complessive.

Il problema è che la crescita non è abbastanza veloce.
Nel 2025 i nuovi impianti rinnovabili sono stati 7,2 GW, leggermente meno rispetto ai 7,5 GW dell’anno precedente. Un passo avanti troppo lento per centrare gli obiettivi del PNIEC (Piano nazionale integrato energia e clima).
Negli ultimi cinque anni l’Italia ha installato 25 GW di nuove rinnovabili, ma per raggiungere i target ne serviranno almeno altri 55 GW nei prossimi cinque anni: più del doppio di quanto fatto finora.
Resta poi il nodo della dipendenza energetica: il 74% dell’energia italiana arriva ancora da importazioni di combustibili fossili, uno dei valori più alti in Europa, anche se in leggero calo nel tempo.

 

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