Politica +

Veneto, affitti a 350 euro per giovani e sanitari: la rivoluzione dell’housing

Veneto, affitti a 350 euro per giovani e sanitari: la rivoluzione dell’housing

Case sfitte recuperate senza consumo di suolo, 25 milioni già stanziati e priorità a under 40, infermieri e operatori: il progetto pilota diventa modello regionale per trattenere talenti e garantire servizi essenziali

L’emergenza casa ha un nuovo volto.
A faticare per trovare un’abitazione non sono più infatti solo le fasce fragili, ma anche le giovani coppie, i lavoratori e perfino chi tiene in piedi i servizi essenziali.
In Veneto si prova ora a cambiare schema: affitti accessibili, case recuperate e un’idea semplice quanto ambiziosa:  usare l’abitare come leva per non far scappare le nuove generazioni e non far mancare servizi irrinunciabili.
In una piccola realtà come la bellunese Feltre, la Regione ha provato a sperimentare una soluzione innovativa.
Un progetto-pilota che, come ha spiegato il presidente Alberto Stefani, intende estendere, replicandolo, all’interno di un più ampio piano che coinvolga l’intero territorio.
Il modello non prevede consumo di suolo e punta a recuperare entro il 2026 un primo migliaio di alloggi.
Saranno poi messi a disposizione con affitti calmierati attorno ai 350 euro mensili dando priorità nell’assegnazione a giovani, coppie under 40, infermieri, oss e operatori. Così si potranno trattenere in Veneto le nuove generazioni e i neo-laureati, offrendo nel contempo un sostegno concreto a chi lavora per la comunità.

mutuo prima casa

Veneto verso un nuovo modello e un Testo unico sulla casa

“Inauguriamo una vera rivoluzione dell’abitare – ha dichiarato il presidente del Veneto – con un modello innovativo che sarà replicato in altri contesti del territorio regionale. Con questo progetto sperimentiamo una nuova forma dell’abitare, con forte connotazione sociale”. Stefani ha quindi aggiunto che, per il piano, sono stati già stanziati i primi 25 milioni di euro. Calcolando un costo medio di 35 mila euro per le ristrutturazioni, la somma sarà sufficiente per circa 1.000 dei 10.500 alloggi a oggi sfitti perché bisognosi di interventi. Ma la Regione si è già mossa per ulteriori finanziamenti.
Il progetto, spiega Palazzo Balbi, si inserisce nel quadro di leggi regionali che consentono di destinare una quota di alloggi di edilizia residenziale pubblica a specifici progetti di housing sociale, anche a favore di categorie strategiche per il territorio. Da parte della Giunta è però già stata espressa l’intenzione di modificare la norma, rimuovendo gli attuali limiti, all’interno di quello che sarà il nuovo Testo unico sulla casa.
Che, ha anticipato il presidente, introdurrà anche il principio dell’autoriparazione, ovvero l’impegno di ristrutturare l’immobile pubblico da parte di chi lo acquista.
In questo modo, si punta anche a trasformare in foresterie edifici antichi di grandi dimensioni, aprendo l’interlocuzione anche con le parrocchie. Così, spiega l’assessore regionale all’Abitare, Paola Roma, il patrimonio pubblico viene messo “al servizio della comunità”. Tra gli obiettivi perseguiti attraverso la nuova strategia, prosegue l’assessore, c’è dunque anche quello di “affrontare il tema della casa per quei lavoratori che non accedono all’edilizia pubblica. Offriamo alloggi a prezzi accessibili, favorendo stabilità lavorativa e qualità dei servizi”.

affitti

Il progetto di social housing di Feltre

Anche se sono in programma protocolli analoghi con tutte le Ulss, per il primo passo concreto, intanto, si è puntato su una zona disagiata, per garantire la continuità dei servizi, ridurre il turnover del personale, attirare e trattenere personale anche da fuori territorio e contrastare lo spopolamento. “La casa – fa notare Stefani – diventa una leva strategica per garantire servizi essenziali ai cittadini come quelli di carattere sociosanitario”.
Il progetto “Coabitare una risorsa” si basa su un accordo di programma che, insieme alla Regione, vede coinvolti Comune di Feltre e Ater di Belluno.
È quest’ultima proprietaria della palazzina con i 10 alloggi collocata di fronte all’ospedale della città bellunese. Vi potranno risiedere infermieri, operatori sociosanitari, educatori, ostetriche, fisioterapisti e altre figure professionali legate alle strutture territoriali dell’Ulss 1 Dolomiti e all’Azienda feltrina per i Servizi alla persona, che gestisce i servizi di residenzialità e semiresidenzialità per persone anziane non autosufficienti. Il progetto ha una durata di 4 anni, rinnovabili per altri 4. “Diamo una risposta – sottolinea il presidente della Regione – a un problema concreto”.
È emersa infatti, nel Feltrino, l’esigenza di garantire l’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la difficoltà di reperire alloggi in affitto e di accedervi in tempi brevi e con canoni sostenibili. In quanto territorio montano, anche i collegamenti sono meno efficienti rispetto alle aree metropolitane e la vocazione turistica del luogo spinge i proprietari verso questo tipo di mercato. “Senza medici, infermieri e operatori – evidenzia l’assessore regionale alla Montagna, Dario Bond – i territori montani rischiano di perdere attrattività e vitalità”. È stata approvata anche la “fase 2” del progetto, che punta a destinare un alloggio Erp di Feltre a persone con disabilità o in carico ai servizi di salute mentale.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.