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Con la guerra, acqua “d’oro”: spenderemo 606 milioni in più?

Con la guerra, acqua “d’oro”: spenderemo 606 milioni in più?

L’allarme del Codacons: esposto all’Antitrust per l’ultimatum dei produttori di plastica per le bottiglie. Intanto si impennano molti alimentari, a partire dalle melanzane

Fino a 5 o 6 centesimi in più per una bottiglia da litro e mezzo di acqua minerale possono sembrare un rincaro marginale. Ma, facendo due conti, l’impatto non è poi così insignificante: in un anno, vorrebbe dire una piccola stangata da circa 606 milioni di euro per i consumatori.
Un rischio reale, collegato agli effetti della guerra in Medio Oriente, sottolineato dal Codacons dopo essere entrato in possesso di alcune comunicazioni formali di aggiornamento al rialzo dei prezzi inviate dai produttori di plastica alle aziende che commercializzano acqua e bevande.
L’associazione di difesa dei consumatori ha inviato dunque un esposto all’Antitrust per far luce sulla vicenda. Anche perché, aggiunge il Codacons, c’è un altro pericolo: “proprio all’inizio della stagione più calda, il consumatore potrebbe non trovare la propria acqua minerale sugli scaffali”.
Un ulteriore problema che andrebbe ad aggiungersi in una fase di rincari particolarmente delicata per le famiglie anche per quanto riguarda gli alimentari. Al riguardo, è stata Assoutenti a fare il punto sulla “stangata di Pasqua”, con aumenti di prezzo record come il +21,5% delle melanzane.

Acqua +20%, altre bevande +10%

Le stime del Codacons parlano di un aggravio di costo del +20%, rispetto agli attuali listini, del costo dell’acqua minerale e del +10% per le altre bevande che potrebbero derivare dalle richieste di aumento dei prezzi delle forniture inviate dai produttori del materiale utilizzato per bottiglie, tappi, etichette e film.
L’importo richiesto è infatti talmente elevato da non consentire alle aziende di acqua e bevande una semplice “internalizzazione”, scaricandolo così sui consumatori finali.

acqua minerale
L’aumento è stato giustificato in vari modi. Per esempio, è stata introdotta una specifica voce, chiamata “War Med Surcharge”, applicata in misura percentuale e con decorrenza immediata, basata sull’incremento del costo del carburante. Altri operatori del settore, aggiunge il Codacons, avrebbero evidenziato aumenti dei costi logistici e dei materiali plastici tra il 10% e il 15%. Ancora, si invocano clausole di forza maggiore per richiedere una rinegoziazione immediata.
In alcuni casi è stata addirittura prevista la sospensione delle forniture in assenza dell’accettazione delle nuove condizioni. “È indubbio – sottolinea l’associazione – che il conflitto in Medio Oriente abbia determinato tensioni sui mercati energetici e logistici, con inevitabili riflessi sui costi di produzione e trasporto. Tuttavia tali impatti risultano per loro natura progressivi, differenziati e non uniformemente distribuiti lungo l’intera filiera”.

L’esposto all’Antitrust

“Ne consegue – è la posizione del Codacons – che la traslazione immediata, generalizzata e standardizzata di aumenti sui clienti finali appare difficilmente giustificabile in termini di proporzionalità e causalità”. Per questi motivi, la vicenda è stata sottoposta, attraverso un esposto, al vaglio dell’Antitrust, a cui è stato chiesto di accertare la legittimità delle pretese economiche e l’eventuale esistenza di possibili fenomeni speculativi che danneggerebbero i consumatori.
Si sottolinea, inoltre, che le comunicazioni sono state trasmesse “in un arco temporale estremamente ristretto e sostanzialmente coincidente”. E che tali documenti “pur provenendo da soggetti diversi, arriverebbero a presentare una struttura argomentativa sorprendentemente uniforme”. Secondo il Codacons c’è infine un ulteriore elemento ritenuto di particolare gravità: le richieste di aumento interverrebbero su contratti già perfezionati e in corso di esecuzione.
Non si sarebbe, in altri termini, in presenza di una “leale rinegoziazione”, ma di una “vera e propria imposizione, spesso accompagnata, in forma esplicita o implicita, dalla prospettazione della mancata consegna della merce o della sospensione delle forniture” messa in atto dalle aziende produttrici di materie plastiche e packaging nei confronti di quelle del settore beverage, già sotto pressione per l’aumento dei costi energetici.

acqua minerale

Il boom del prezzo di melanzane e piselli

E’ evidente che la crisi del Golfo sta facendo salire i prezzi al dettaglio anche di beni di largo consumo.
Un’analisi della forte impennata dei prezzi di alcuni prodotti alimentari e delle tariffe dei trasporti nell’ultimo mese è stata effettuata da Assoutenti sulla base dei numeri dell’inflazione diffusi da Istat. In generale, gli alimenti sono saliti del +2,8% in un anno, con una punta del +4,7% di quelli non lavorati, ma valori molto più elevati per alcuni prodotti.
Spicca, per esempio, il +21,5% delle melanzane, seguite dai piselli al +19,6% e dai frutti a bacche (mirtilli, lamponi, more e ribes) al +16,3%. In doppia cifra anche zucchine (+11,1%), limoni (+10,8%) e fragole (+10,4%). Poco sotto legumi (+9,9%) e pomodori (+9%), carciofi (+8,8%) e uova (+8,5%), carne bovina (+8,4%) e ovina (+7,2%, così come i broccoli), agrumi (+6,6%) e peperoni, +6,4%.
“Sui prezzi del comparto alimentare – commenta il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso – sta incidendo l’escalation dei carburanti che ha aggravato i costi di trasporto specie per i prodotti freschi: per questo il governo deve prorogare fino a fine emergenza il taglio delle accise e vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini”. Quanto al comparto-vacanze, infine, i servizi di alloggio hanno fatto segnare un +4% e i voli nazionali un +12,6%.

Alberto Minazzi

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