Il Consiglio supremo di difesa è ancora in corso: sul tavolo anche il destino di droni, elicotteri e missioni in Libano e Golfo
La situazione dei militari italiani in Medio Oriente è, insieme alle ricadute del conflitto sulla sicurezza energetica e agli aiuti ad alleati e Paesi del Golfo, uno dei principali temi al centro della riunione del Consiglio supremo di difesa, in corso al Quirinale. Perché l’Italia, ha ribadito ancora ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, dopo le analoghe dichiarazioni della premier Giorgia Meloni nei giorni scorsi, anche di fronte ai parlamentari, “non è coinvolta in alcuna guerra”. E, non a caso, ancora prima delle decisioni del vertice odierno, le operazioni di rientro delle nostre truppe dislocate nell’area del conflitto è già iniziata.
L’inizio del ritiro delle truppe italiane dal Medio Oriente
A spingere l’accelerazione del Governo verso la decisione di far lasciare ai nostri soldati l’Iraq è stato l’episodio della scorsa notte, quando un drone ha colpito la base di Camp Singara a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Una mossa che, nella serata di giovedì, ha registrato una parziale retromarcia, visto che l’Esecutivo ha escluso un’immediata completa smobilitazione del nostro contingente, presente fin dal 2003, lasciando almeno al momento un presidio e continuando sia pure in forma ridotta a collaborare alla missione di addestramento dei militari curdi, evitando in tal modo anche frizioni con gli alleati. L’organizzazione del rientro degli italiani, in ogni caso, è già iniziata.

A Erbil erano rimasti 141 militari dopo la prima riduzione, precedente all’attacco aereo, dagli iniziali 300 uomini, di cui 75 sono stati spostati in Giordania e altri 102 rimpatriati con velivoli militari decollati dal Kuwait. Del contingente residuo, per 25 soldati sarebbe previsto già per le prossime ore il rientro via terra, in camion scortati prima dalle forze armate curde e poi dall’esercito turco, per raggiungere l’Anatolia, da dove partiranno in volo verso l’Italia. Almeno temporaneamente, poi, sarà ridotto anche il personale diplomatico dell’ambasciata di Baghdad e del consolato di Erbil, così come il contingente dislocato in Kuwait.
Il Consiglio di difesa dovrà invece esprimersi sul destino dei nostri mezzi schierati in Iraq, a partire dai droni e dai 4 elicotteri presenti a Erbil, nella struttura di Camp Paterna, sull’idea di un rafforzamento delle due navi impiegate nelle missioni Aspides e Atalanta e sull’eventualità di un piano di evacuazione anche per la missione Unifil in Libano.
L’attacco aereo a Camp Singara: si approfondiscono i dettagli
Sta intanto proseguendo la ricostruzione dell’attacco aereo dell’altra notte, definito “deliberato” dal ministro Crosetto all’uscita del question time in Senato. E questo in considerazione del fatto che il contingente italiano è inserito all’interno di una base Nato, condivisa fianco a fianco con gli statunitensi, che secondo l’intelligence sarebbero stati i veri bersagli insieme alle truppe britanniche. Non a caso, secondo la Difesa, il personale presente sarebbe stato preavvisato della possibilità di un possibile attacco. E questo ha consentito di evitare vittime, visto che tutti i nostri connazionali hanno fatto in tempo a rifugiarsi nei bunker. Solo nell’ultima notte, come ha dichiarato il governatore locale, l’area militare adiacente all’aeroporto di Erbil, dove trova posto anche la base italiana, sarebbe stata del resto fatta oggetto del bombardamento di 17 droni. Il lancio dei droni è stato rivendicato, in un video, dal gruppo delle “Brigate dei guardiani del sangue”, formazione di guerriglieri sciiti iracheni, ma fedeli a Teheran, le cui basi erano state colpite negli ultimi giorni dagli americani.
Quello caduto sulla base italiana, che sarebbe stato un nuovo modello in grado di volare velocissimo a bassa quota, ha centrato, nello specifico, l’area del “fortino”, che ospita il ristorante-bar della base, mandando in fiamme un paio di mezzi parcheggiati nei pressi.
La paura arriva dal cielo
La base del contingente internazionale, del resto, è presa di mira quotidianamente, anche se in precedenza si erano registrati danni prevalentemente all’aeroporto e ai terminal, con la caduta al suolo solo di schegge e rottami di velivoli intercettati dalla contraerea. Erbil è del resto uno degli obiettivi primari, nel Kurdistan iracheno, che secondo gli esperti sarebbe stato finora bersaglio di oltre 300 tra droni e razzi. Subito prima dell’attacco alla base italiana, per esempio, era stato colpito un centro congressi utilizzato dalle autorità curde. E ieri almeno due nuove ondate di droni avrebbero colpito l’aeroporto di Erbil, con feriti tra gli americani, secondo quanto riportato da alcuni funzionari britannici. Un maresciallo francese, come annunciato in prima persona dal presidente Emmanuel Macron, è invece morto in seguito a un attacco avvenuto proprio nei pressi della città del Kurdistan e sei soldati sono stati feriti. I fronti, comunque, restano numerosi, con gli Usa che continuano i bombardamenti sull’Iran e Teheran che ha risposto lanciando nella sola giornata di ieri contro gli Emirati Arabi 10 missili e 26 droni, peraltro tutti intercettati.
In Veneto, Nordest in “allerta” per i due Eurofighter alzatesi in volo da Istrana nella notte
Una condizione di estrema allerta che ha ripercussioni anche nel nostro Paese dove, nella notte tra mercoledì e giovedì, due Eurofighter del 51º Stormo sono decollati rapidamente dalla base di Istrana, nel Trevigiano, per intercettare un velivolo che aveva violato lo spazio aereo nazionale senza seguire le procedure di identificazione e autorizzazione previste.
Alcune testate locali hanno riportato che il velivolo sarebbe stato un aereo militare “saudita” in arrivo dalla Francia, mentre altri giornali hanno aggiunto che l’aereo aveva la radio spenta al momento dell’ingresso nello spazio aereo italiano.
I residenti della zona hanno segnalato boati e sirene riconducibili al decollo rapido dei caccia.
Tuttavia, non ci sono nel momento in cui scriviamo conferme ufficiali da parte del Ministero della Difesa, dell’Aeronautica Militare o di agenzie di stampa nazionali riconosciute sulla nazionalità del velivolo o sulla dinamica esatta dell’intercettazione, e le informazioni attualmente circolanti restano quindi non verificate.
Alberto Minazzi






