Il fenomeno, in crescita, analizzato da uno studio che evidenzia le differenze con il cancro dei fumatori e suggerisce la differenziazione delle cure
Il cancro al polmone è la principale causa di morte per cause tumorali al mondo.
E la presa di coscienza che fumare ne aumenta significativamente il rischio sta portando sempre più persone ad abbandonare il tabacco. Al tempo stesso, però, si sta verificando parallelamente un altro preoccupante fenomeno: la percentuale di tumori ai polmoni, spesso adenocarcinomi, tra i non fumatori è in crescita, soprattutto tra le donne.
Per di più, molti di questi tumori vengono scoperti solo in fase avanzata, quando hanno già raggiunto la fase metastatica, riducendo drasticamente le possibilità di ridurre la mortalità. Ciò avviene principalmente per la bassa specificità dei sintomi, come tosse, stanchezza o dolore al torace, ma anche per la mancanza di programmi di screening dedicati ai non fumatori o semplicemente perché i medici non sospettano subito un tumore in chi non ha mai fumato.
Fumatori e non fumatori: i tumori ai polmoni sono diversi
Sul tema, un team di ricercatori londinesi, a cui ha partecipato anche Loc Carlo Bao del Dipartimento di chirurgia, oncologia e gastroenterologia dell’Università di Padova, ha presentato in uno studio pubblicato su “Cell Press” i risultati dell’approfondimento sulle diverse peculiarità dei tumori ai polmoni legate al consumo di tabacco. L’idea di partenza è stata quella che il tumore che colpisce i polmoni dei non fumatori è un cancro con caratteristiche biologiche diverse e fattori di rischio differenti, potendo di conseguenza richiedere anche strategie di diagnosi e prevenzione specifiche. Tra le caratteristiche che presentano i tumori ai polmoni dei non fumatori c’è il fatto che spesso presentano una quantità diversa di mutazioni genetiche di quanto avviene nel caso di fumatori. Tra queste, ce ne sono alcune di specifiche, diverse da quelle presenti nei fumatori, che, tra l’altro, rendono nell’80%-90% dei casi il tumore trattabile con farmaci mirati.
Rispetto ai tumori causati dal fumo, mentre la risposta a terapie mirate è migliore, quella all’immunoterapia è più bassa, dal momento che il sistema immunitario ha a disposizione meno mutazioni da riconoscere rispetto ai fumatori. In altri termini, anche le terapie usate nei fumatori non sempre funzionano allo stesso modo nei non fumatori.

I possibili fattori di rischio di tumore al polmone nei non fumatori
Non è semplice, ammettono gli studiosi, individuare quali siano i non fumatori a rischio di tumore ai polmoni. Tra i fattori più studiati, in tal senso, c’è la predisposizione genetica, con varianti presenti fin dalla nascita, ma anche l‘accumulo, con l’età, di mutazioni di alcune cellule del sangue: la cosiddetta “ematopoiesi clonale”, che aumenta l’infiammazione e il rischio di sviluppare vari tipi di tumore. Tra i fattori ambientali, grande attenzione è rivolta al radon, gas radioattivo naturale che può accumularsi nelle case poco ventilate. Ma anche l’esposizione al fumo passivo può determinare un aumento di rischio tra il 20% e il 25%. C’è poi l’inquinamento atmosferico, con particolare riguardo alle particelle sottili (Pm2.5), che aumentano le mutazioni nel Dna, favoriscono infiammazione nei polmoni e possono facilitare la formazione di tumori. Associate a un rischio maggiore sono anche alcune malattie infiammatorie croniche, da quelle respiratorie come la Bpco al reflusso gastroesofageo. È relativamente a tutti questi fattori, dunque, che lo studio invita a guardare per migliorare la prevenzione.
La teoria infiammatoria dell’inquinamento e le risposte sulle quali si sta lavorando
Negli ultimi 2-3 anni, nel campo della ricerca sul tumore polmonare dei non fumatori, sta del resto emergendo e affermandosi sempre più una teoria, chiamata “infiammatoria dell’inquinamento”, per spiegare perché alcune persone che non hanno mai fumato sviluppino un tumore al polmone. L’idea di fondo, dimostrata per la prima volta in uno studio pubblicato nel 2022 su Nature, è quella che l’inquinamento atmosferico non provochi direttamente le mutazioni del tumore, ma attivi e stimoli la crescita di cellule mutate che erano già presenti, ma silenziose e innocue per anni, all’interno dei polmoni. La ricerca sta intanto portando avanti progetti che puntano per esempio sullo sviluppo di esami del sangue multi-cancro, mirando all’individuazione e l’analisi del Dna tumorale libero nel flusso sanguigno per individuare tumori molto precoci. Una strategia che, al momento, ha dimostrato la sua efficacia per tumori già avanzati e monitoraggio delle recidive. Si stanno in parallelo sviluppando nuovi approcci di prevenzione e trattamento, tra cui terapie mirate con farmaci inibitori che bloccano mutazioni specifiche, immunoterapia, vaccini contro il cancro o farmaci che, bloccando molecole anti-infiammatorie, possano ridurre il rischio di tumore in persone predisposte.

Il tumore al polmone oggi
Le statistiche attuali quantificano tra il 10% e il 25% dei casi quelli di tumore al polmone in non fumatori. Si tratta soprattutto di adenocarcinomi, che rappresentano tra il 60% e l’80% del totale, diagnosticati mediamente tra i 67 e i 70 anni. Uno studio internazionale coordinato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), pubblicato lo scorso anno su “The Lancet Respiratory Medicine”, ha analizzato come varia nel mondo il tumore al polmone, distinguendo i diversi sottotipi di tumore e osservando come sono cambiati nel tempo. I dati presi in considerazione sono quelli del 2022, quando si stima che, nel mondo, ci siano stati circa 2,48 milioni di nuovi casi di tumore al polmone: 1,57 milioni tra gli uomini e 908 mila tra le donne. L’adenocarcinoma è il tipo più comune, rappresentando circa 46% dei tumori polmonari negli uomini e quasi il 60% nelle donne, che hanno registrato la crescita maggiore, soprattutto tra le nuove generazioni. Riguardo alle cause, lo studio sottolinea che che una parte dei casi di adenocarcinoma è legata all’inquinamento dell’aria, stimandone un impatto pari a 114 mila casi negli uomini e 80 mila tra le donne. Va inoltre sottolineato che, negli ultimi 30-40 anni, in molti Paesi si sono osservate tendenze diverse tra uomini e donne, con una diminuzione dell’incidenza tra i primi e un continuo aumento tra le seconde. “I risultati – sottolinea Freddie Bray, responsabile della sezione di Sorveglianza del cancro dell’Iarc e autore principale dello studio – offrono indizi su come possiamo prevenire in modo ottimale il cancro al polmone in tutto il mondo”.
Alberto Minazzi



