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In Veneto si testa un sistema anti‑frane: l’Italia sotto assedio di dissesto idrogeologico

In Veneto si testa un sistema anti‑frane: l’Italia sotto assedio di dissesto idrogeologico

Da Vittorio Veneto alla Sicilia, tra monitoraggio, allarmi e territori fragili

A Vittorio Veneto, nel cuore del Veneto, si sta sperimentando una nuova frontiera della prevenzione: un sistema di monitoraggio avanzato pensato per intercettare i primi segnali di frane prima che si trasformino in emergenze.
È un progetto che non riguarda solo una singola valle o regione ma riflette una necessità nazionale: capire il terreno su cui viviamo, per agire prima che si muova sotto i nostri piedi.
Sono state avviate prove di sensori e tecnologie avanzate per monitorare pendii e versanti, con l’obiettivo di prevenire cedimenti improvvisi.
Progetti simili stanno prendendo piede anche in altre regioni italiane sensibili al rischio frane, come la Valle d’Aosta, dove si utilizzano sistemi satellitari per lo screening dei movimenti del terreno su vaste porzioni di territorio.

L’Italia e il fenomeno frane

Il nostro Paese è uno dei più esposti in Europa al rischio di frane e dissesto idrogeologico.
Secondo l’ultimo Inventario dei Fenomeni Franosi promosso da ISPRA sono oltre 680.000 i fenomeni franosi censiti nel territorio nazionale.

frane

A risultare esposti a rischi idrogeologici (frane, alluvioni ed erosione) sono il 94,5% dei comuni italiani mentre sono 6 milioni i cittadini coinvolti, con oltre 1,2 milioni in zone considerate di elevata pericolosità.
I fenomeni che si sono manifestati negli ultimi tempi non rappresentano un “aumento” improvviso di frane ma di una costante: ogni anno sono centinaia gli eventi di frana, con impatti significativi su infrastrutture, abitazioni e, in alcuni casi, sulle persone.

Il caso Niscemi

Il caso delle 1500 persone evacuate a Niscemi, in Sicilia, dove un fronte di terreno lungo 4 km si è staccato dopo giorni di intense piogge legate allo Storm Harry è quello che ha maggiormente attirato l’attenzione per la sua portata. Ma sono state numerose le situazioni che hanno provocato danni a strade e isolamenti di famiglie in tutto il Paese.
Al di là dei singoli casi, eventi meteorologici estremi recenti — come le intense piogge e gli smottamenti che hanno colpito la Calabria e la zona di Cosenza nel febbraio 2026, con inondazioni che hanno isolato intere famiglie — dimostrano quanto la questione sia diffusa su scala nazionale.

Aree a pericolosità da frana e idraulica (fonte: Rapporto Ispra 2021 sul dissesto idrogeologico in Italia)

Cosa accade

Una ricerca coordinata dall’Università Statale di Milano ha mostrato come, nelle Alpi e nelle prealpi, gli eventi di precipitazione estrema di breve durata siano quasi raddoppiati rispetto a 35 anni fa, soprattutto in estate e autunno. Si tratta di condizioni che saturano rapidamente il terreno rendendolo instabile.
Il cambio climatico, insieme a fragilità geologiche e a volte a errori di urbanizzazione, aumenta l’attivazione di versanti instabili. Secondo i dati ISPRA, circa il 28 % delle frane censite ha dinamiche rapide e potenzialmente distruttive, il che significa che possono causare danni significativi in breve tempo.

Perché il monitoraggio a Vittorio Veneto è importante

In questo contesto, l’esperimento veneto assume un significato che va oltre il singolo progetto.
Monitorare in tempo reale la deformazione del terreno, combinare dati da sensori, satelliti e modelli predittivi significa anticipare l’evento invece di rincorrerlo, poter evacuare per tempo, salvare vite e limitare i danni.
Prevenire, è meglio che curare, si dice.

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Il progetto in fase di test utilizza sensori e tecnologie con l’obiettivo di intercettare movimenti progressivi prima che evolvano in cedimenti rapidi e pericolosi. Un sistema di monitoraggio integrato di questo tipo — basato su dati geotecnici e potenzialmente connesso alle reti di allerta — consente di intervenire tempestivamente nelle fasi pre‑cedimento.
I fenomeni franosi censiti in Italia interessano una superficie di oltre 25.000 km², pari al 8,3 % dell’intero territorio nazionale e i monitoraggi recenti evidenziano che la superficie a rischio frana è in crescita rispetto agli anni precedenti.

Monitoraggio: non è solo Vittorio Veneto

La sperimentazione veneta non è un caso isolato.
Negli ultimi anni in Italia si stanno sviluppando diverse iniziative di monitoraggio dei fenomeni franosi su scala regionale e nazionale. Un esempio istituzionale è la piattaforma nazionale IdroGEO, gestita da ISPRA insieme alle Regioni e Province autonome, che raccoglie dati, mappe e informazioni su frane, eventi e sistemi di monitoraggio in tutto il Paese. Funge da banca dati nazionale, integrando centinaia di sistemi di monitoraggio installati in varie regioni e dando una fotografia in tempo reale (o quasi) della situazione geologica del territorio italiano.
Dietro a questi sistemi e piattaforme ci sono tecnologie che combinano sensori radar, telerilevamento satellitare, radar a terra e analisi geotecniche per monitorare con precisione deformazioni del terreno anche in aree boschive o scarsamente accessibili.
Inoltre, l’utilizzo di sistemi early warning e modelli predittivi spaziali è in fase di continua evoluzione, grazie anche all’integrazione di piattaforme come IdroGEO con dati climatici, geologici e storici.
Tutto ciò può aiutare a individuare non solo dove il rischio è alto, ma anche come e quando potrebbe manifestarsi un fenomeno franoso.

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