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Virus sinciziale, pediatrie in affanno: servono terapie intensive

Virus sinciziale, pediatrie in affanno: servono terapie intensive

Allarme della Società italiana di pediatria di fronte al boom delle infezioni respiratorie

Si lega alle bronchioliti da virus respiratorio sinciziale (Vrs), che colpiscono soprattutto i bambini in tenera età, il vero allarme sanitario dell’inverno 2022/23, come ha confermato, già a dicembre, con riferimento all’intera Europa, anche l’Ecdc, sottolineando l’elevata circolazione del Vrs e l’aumento di infezioni respiratorie acute gravi collegate.
Vuoi per l’anticipo temporale e i numeri decisamente sopra le medie di un fenomeno che si ripete puntualmente con la stagione fredda, vuoi per i casi di co-infezioni con altri agenti patogeni (dall’influenza al Covid), anche in questo caso in crescita, vuoi per i ritmi elevati di diffusione, molti reparti di pediatria sono in affanno.
Per di più, sottolinea la Società di pediatria (Sip) lanciando l’allarme, la rete delle terapie intensive pediatriche sono sottodimensionate rispetto alle necessità e serve quindi un rafforzamento per consentire una risposta adeguata da parte del sistema sanitario.

Vrs

Le infezioni da virus sinciziale (Vrs)

Nel mondo, si stimano ogni anno oltre 3 milioni di ospedalizzazioni dovute a questo virus. E il Vrs, nei Paesi in via di sviluppo, è la seconda causa di morte dopo la malaria.
In Italia, per fortuna, si riescono a evitare gli esiti letali della malattia, anche se le conseguenze non vanno sottovalutate. È infatti scientificamente provato che chi contrae il virus sinciziale in forma sintomatica in tenerissima età è poi più predisposto a diventare asmatico in età scolare.
La guarigione post infezione è generalmente spontanea e richiede normalmente tra i 7 e i 10 giorni.
Va detto però anche che la gravità della malattia può essere tanto più elevata quanto minore è l’età del bambino. In particolare nei neonati, dunque, si può arrivare fino alla necrosi delle vie respiratorie, con occlusione dei piccoli bronchi per l’aumento delle secrezioni mucose, con conseguente possibilità di abbassamento dell’ossigeno nel sangue o di respiro affannoso al punto da ostacolare l’allattamento.

Vrs

L’epidemia di infezioni da virus respiratori

L’epidemia di bronchioliti e polmoniti da virus sinciziale, in Italia, è iniziata già dalla fine dello scorso novembre, in netto anticipo rispetto ai tempi abituali, che vedono nel mese di gennaio il picco di contagi. Ne sono derivati i record nelle pediatrie, riguardanti soprattutto bambini sotto l’anno di vita. E questo sebbene i medici sottolineino che il dato è sicuramente ancor più elevato, visto che per molti bambini non si rende necessaria l’ospedalizzazione, venendo quindi curati in casa.
Il boom di accessi in pronto soccorso, per esempio, all’Ospedale dei Bambini di Palermo è stato quantificato nel +300% rispetto agli ultimi 2 anni, con l’80% dei posti letto occupati da bambini con bronchiolite da Vrs. Al San Paolo di Milano, da novembre i posti letto sono sempre pieni, occupati al 60% da bambini con infezioni respiratorie, di cui un quarto per bronchioliti da Vrs.

Il tema delle terapie intensive pediatriche

All’Umberto I di Roma si parla addirittura del 100% dei ricoveri pediatrici dovuto a infezioni respiratorie: per il 90% sono bronchioliti da Vrs, che richiedono l’utilizzo della terapia intensiva pediatrica nel 10% dei casi. Ed è proprio da qui che parte la denuncia della Sip sul sottodimensionamento delle terapie intensive pediatriche. Non essendoci codici ministeriali che le identifichino in maniera precisa, i posti letto stimati sono 3 ogni milione di abitanti: la metà rispetto al Regno Unito e un terzo di Germania, Stati Uniti, Austria e Svizzera.
Per curare i casi più complessi di infezione di Vrs si richiedono infatti ossigeno, fluidoterapia e assistenza respiratoria. I soggetti più delicati sono in particolare i nati prematuri, che presentano un rischio infettivologico molto elevato. Per evitarne l’ospedalizzazione ha dimostrato di funzionare un particolare anticorpo monoclonale, il Palivizumab: per questo i pediatri auspicano anche che l’accesso alla profilassi sia esteso il più possibile.

Alberto Minazzi

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