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Venezia scommette sul cibo: la rivoluzione parte dalle mense

Venezia scommette sul cibo: la rivoluzione parte dalle mense

Dal 19 al 24 ottobre la Venice Food Week riunisce esperti e istituzioni per ripensare alimentazione, ambiente e città, con l’obiettivo di costruire una Politica Nazionale del Cibo

Che cosa c’è davvero dietro un piatto di pasta servito a scuola, un pesce pescato in Laguna o una spesa fatta al supermercato? Ci sono la salute, il reddito delle famiglie, il lavoro di agricoltori e pescatori, il consumo di acqua ed energia, il paesaggio e persino il modo in cui immaginiamo le città del futuro.
È da questa consapevolezza che parte la prima Venice Food Week, in programma a Venezia dal 19 al 24 ottobre: sei giorni per provare a ripensare il sistema alimentare, mettendo attorno allo stesso tavolo università, istituzioni internazionali, amministratori, imprese e comunità.

Verso una road map del cibo

Curata da Iuav Food Lab, in collaborazione con CORILA e Future Food Institute, la manifestazione non punta soltanto a discutere di alimentazione sostenibile, ma a trasformare le idee in strumenti concreti. Al centro del percorso ci sono una roadmap per una Politica Nazionale del Cibo e la costruzione di una rete tra città piccole e medie, chiamate a condividere esperienze e soluzioni.
Un progetto ambizioso, che parte da un territorio in cui la fragilità ambientale, la pressione turistica e la disponibilità delle risorse rendono particolarmente evidente quanto il cibo sia legato a tutto il resto.
“Il cibo non è semplicemente ciò che arriva sulle nostre tavole. È salute, acqua, suolo, energia, cultura, paesaggio, economia, inclusione e, soprattutto, relazione”, afferma Sara Roversi, presidente del Future Food Institute.
Il punto, dunque, non è soltanto scegliere che cosa mangiare, ma capire se e come tutti possano accedere a un’alimentazione sana, senza scaricare i costi della transizione sulle famiglie più fragili o su chi produce.

Sara Roversi

Il diritto a mangiare bene comincia dalle condizioni di tutti i giorni

Il tema è tutt’altro che astratto. Per una famiglia con un bilancio limitato, mangiare bene dipende anche dal tempo a disposizione, dai negozi raggiungibili, dai prezzi e dalla presenza di servizi come la mensa scolastica. Per questo Roversi invita a spostare il dibattito dalle raccomandazioni individuali alle condizioni concrete che rendono possibile una scelta alimentare migliore.
“
Non possiamo chiedere alle persone di mangiare meglio senza occuparci delle condizioni che permettono loro di farlo – osserva. Il pranzo di un bambino riguarda contemporaneamente la scuola, la salute, il reddito della sua famiglia, il lavoro di un agricoltore e l’uso dell’acqua. Le decisioni pubbliche devono riuscire a tenere insieme questi effetti”.

Una mensa di qualità per tutti i bambini

Da qui la necessità di una Politica Nazionale del Cibo che dia una direzione comune ai diversi livelli amministrativi, senza cancellare le specificità dei territori.
L’obiettivo è fare in modo che la qualità dei servizi e l’accesso a un’alimentazione adeguata non dipendano soltanto dalle risorse economiche del Comune in cui si vive.
“La priorità politica, per me, è questa: mettere ogni bambino nelle condizioni di mangiare bene e di stare a tavola con gli altri”, dice acora Roversi.
Tra le priorità indicate da Roversi c’è la mensa scolastica, che può essere uno strumento di educazione alimentare, un sostegno concreto alle famiglie e un’occasione per creare una domanda stabile di prodotti di qualità.
A patto, però, che gli acquisti pubblici siano progettati bene, che i produttori possano partecipare alle forniture e che il cibo servito venga effettivamente mangiato, evitando che finisca nei rifiuti.
Servono dunque responsabilità chiare, risorse, competenze e risultati misurabili, non soltanto nuovi documenti programmatici.

Venezia, laboratorio di un equilibrio fragile

Se il diritto al cibo è il punto di partenza, Venezia, sottolineano gli organizzatori di Venice Food Week, “offre un osservatorio privilegiato per capire quanto il sistema alimentare sia intrecciato con il destino di un territorio.
La Laguna è un ecosistema delicato, esposto al cambiamento climatico, all’innalzamento del livello del mare e alla pressione delle attività umane”.
Qui pesca, agricoltura, biodiversità e vita delle comunità non possono essere considerate questioni separate.
“Il sistema alimentare deve essere letto in modo olistico considerandolo all’interno di un ecosistema territoriale più ampio – spiega Francesco Musco, vicerettore e direttore della Ricerca dell’Università Iuav di Venezia e presidente di CORILA -. La pesca, le coltivazioni delle isole, gli orti lagunari e le produzioni locali, sottolinea, non contribuiscono soltanto all’approvvigionamento alimentare, ma anche alla conservazione del paesaggio, della biodiversità e delle conoscenze tradizionali”.

Francesco Musco

Turismo e cibo: trovare l’equilibrio tra economia, territorio e residenti

C’è poi il nodo del turismo, risorsa economica fondamentale ma capace di modificare profondamente gli equilibri locali. “Quando ristorazione e distribuzione si orientano soprattutto verso i visitatori, le filiere del territorio possono indebolirsi e l’accesso al cibo per i residenti diventare più difficile, mentre aumentano consumi e sprechi”, aggiunge Musco.
La sfida, quindi, sta nel trovare un equilibrio che permetta alle attività economiche di convivere con la tutela delle risorse e con i bisogni di chi abita questi luoghi. “L’aspetto più interessante del caso Venezia è la possibilità di costruire una governance territoriale integrata, in cui il cibo diventi uno strumento di pianificazione urbana e territoriale uscendo dalla narrazione solo agricola e commerciale”.

Dalle idee a una roadmap: che cosa succederà dopo la Food Week

Il percorso di Venezia nasce da un lavoro di ricerca già avviato da Iuav Food Lab, ma non prevede una soluzione definita in partenza. La roadmap dovrà prendere forma attraverso il confronto tra competenze accademiche, amministrazioni, imprese e società civile, per individuare priorità e proposte applicabili alle diverse scale territoriali.
“La roadmap deve nascere dall’unione di diversi saperi e delle diverse componenti della società, pertanto, verrà elaborata e validata durante e dopo la Venice Food Week”, spiega Musco.
Le prime idee di base saranno presentate nella plenaria conclusiva della manifestazione, mentre l’auspicio è che il primo documento possa essere consultabile entro la fine dell’anno.

Tra i temi da affrontare ci sono l’accesso alle mense, la qualità degli acquisti pubblici, il recupero delle eccedenze alimentari, il contrasto alla povertà e il sostegno alle filiere locali. Ma anche la necessità di mettere in rete le città piccole e medie, spesso già protagoniste di esperienze interessanti, che potrebbero diventare più efficaci condividendo competenze e strumenti.

Per Roversi, la direzione è chiara: servono obiettivi verificabili, come il numero di bambini che accedono alla mensa, il costo dei pasti per le famiglie, la quantità di cibo sprecato e le opportunità create per i produttori. Per Musco, “il modello da esportare non è necessariamente quello della Laguna in sé, ma il metodo: partire dalle risorse e dalle fragilità di un territorio per costruire un sistema alimentare locale, sostenibile e capace di generare valore per le comunità che lo abitano”.

 

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