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Venezia: dai dottori della peste alla rinascita del Lazzaretto Nuovo.

Nella foto in alto: L’isola del Lazzaretto Nuovo, a Venezia

Per le calli e i campi di una Venezia deserta, si aggiravano medici coperti da una veste nera, probabilmente di tela cerata, ben profumata di bacche di ginepro; portavano guanti e una maschera dal caratteristico naso adunco contenente aromatici antidoti, che copriva viso e capelli.

La maschera del dottore della peste

Questa non è un’immagine apocalittica scaturita dai timori che serpeggiano oggi a causa dell’emergenza Coronavirus, bensì quello che realmente accadeva a Venezia tra 1575 ed il 1577, quando la città fu colpita da una delle più terribili pestilenze.
Quasi 50mila le vittime, più di un terzo della popolazione. Di quegli anni tragici molto è stato possibile scoprire e raccontare grazie a uno scavo pioniere, iniziato nel 2007.
Il primo in Italia a essere effettuato applicando l’antropologia forense all’archeologia.

I reperti del Lazzaretto Nuovo, a Venezia

Avviato in base a precise fonti iconografiche che riferivano la presenza di una vasta area cimiteriale adiacente l’antica chiesa del Lazzaretto Nuovo, quel primo scavo portò alla luce migliaia di reperti osteologici e, in certi casi, anche scheletri interi, appartenenti ai veneziani morti durante la terribile pestilenza del 1575-1577.
“Grazie a metodologie e accorgimenti solitamente adottati sulla “scena del crimine” dalla polizia scientifica e dal Ris – spiega l’archeologo e antropologo forense Matteo Borrini – abbiamo potuto fare scoperte sorprendenti.

L’archeologo e antropologo forense Matteo Borrini al lavoro

Particolarmente interessanti i risultati ottenuti da un punto di vista biologico e sanitario: alcune vertebre di un individuo hanno evidenziato, ad esempio, la presenza di artriti a livello dorsale, su una tibia si è scoperto un sarcoma, mentre un frammento di sinfisi pubica ci ha documentato il numero di gravidanze avute da una giovane donna. I corpi furono seppelliti con cura, secondo la “pietas cristiana”, poi il tempo e la decomposizione hanno mescolato i resti. Tra le mani di uno scheletro è stato rinvenuto persino un rosario”.

Dallo scavo al profilo biologico degli individui

L’antropologia forense applicata all’archeologia – continua Borrini – consente di preservare i reperti archeologici, realizzando, al contempo, il profilo biologico degli individui ritrovati (sesso, età, stile di vita, patologie).
Per esempio, da un teschio ottimamente conservato è stato possibile, attraverso la ricostruzione dei muscoli e dell’epidermide, avere un’idea ben precisa della fisionomia di un volto di 500 anni fa, un uomo di circa trent’anni dalla mascella volitiva, naso dantesco e lineamenti mediterranei, probabilmente un barcarolo morto di peste“.

Archeologo forense al lavoro durante gli scavi all’isola del Lazzaretto Nuovo

Oggi il volto del veneziano del XVI secolo fa bella mostra di sé all’interno di una teca nel Tezon Grande dell’isola del Lazzaretto.

Il Lazzaretto Nuovo, l’isola strategica

La visita del cinquecentesco Tezon Grando, lungo più di 100 metri, il più grande edificio storico di Venezia dopo l’Arsenale, dove scritte e disegni testimoniano la cultura marinara della Serenissima, rientra tra le attività culturali che oggi sono organizzate al Lazzaretto Nuovo.
Un’isola che ebbe funzione strategica
a controllo delle vie acquee verso l’entroterra e fu luogo di “contumacia” (quarantena) per le navi che arrivavano dai vari porti del Mediterraneo, sospette di essere portatrici del morbo.

Visite, escursioni e attività di un ambiente unico al mondo

Di proprietà demaniale e vincolata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Lazzaretto Nuovo dal 1977 è in concessione all’Associazione di Volontariato Ekos Club che organizza visite guidate, incontri, mostre, eventi con particolare riferimento alle caratteristiche storiche e ambientali lagunari e marinare.

Reperti in mostra all’isola del Lazzaretto Nuovo

Dal 1988, grazie all’impegno dell’Archeoclub d’Italia, sede di Venezia, il Lazzaretto Nuovo ospita anche diverse attività archeologiche che contribuiscono al programma generale di recupero e rinascita dell’isola e offrono molteplici occasioni per avvicinarsi al mondo dell’archeologia e conoscere temi di grande fascino, a stretto contatto con gli “addetti ai lavori” in un ambiente unico.

I bambini durante un laboratorio all’isola del Lazzaretto Nuovo

“Migliaia di studenti, bambini e appassionati provenienti da tutto il mondo in questi anni hanno frequentato nei periodi estivi i campi di restauro e manutenzione, i corsi di formazione, gli stage teorico-pratici, le attività di ricerca e di didattica e di Archeologia Sperimentale che rientrano in un programma generale di recupero di quest’isola posta all’ingresso della Laguna – spiega Gerolamo Fazzini, presidente di Archeoclub d’Italia, sede di Venezia – I partecipanti sono ospitati nelle strutture residenziali presenti in loco. Durante i campi vengono anche organizzate escursioni con imbarcazioni tradizionali“.

Il bragozzo delle escursioni in laguna

L’Università australiana che studia i veneziani antichi

“Oggi gli scavi antropologici sono portati avanti grazie alla collaborazione con l’Università dell’Australia Occidentale (UWA). Ambika Flavel, antropologa del Centre for Forensic Science di Perth, viene qui ormai da cinque anni con i suoi laureati, studenti e dottorandi per condurre un programma di ricerca molto articolato sui veneziani antichi – continua Fazzini – Flavel ha avuto autorizzazione e concessione di scavo da parte del Ministero MiBACT e, grazie alle analisi isotopiche e del DNA sui resti umani rinvenuti sta ottenendo molte informazioni sulla provenienza e sulle caratteristiche della popolazione di allora che aveva, ad esempio, tratti più mediterranei rispetto ad oggi”.

Nella primavera 2020, Coronavirus permettendo, l’isola sarà visitabile tutti i sabato e domenica dal 4 aprile al 25 ottobre solo con visita guidata e senza prenotazione alle 16.
“La visita dura circa due ore e comprende un percorso storico-archeologico interno alla cinta muraria ed una passeggiata naturalistica, il “Sentiero delle Barene” – conclude Fazzini – Il primo percorso si snoda lungo un suggestivo viale di gelsi secolari, piantati nel 1800 durante l’uso militare austriaco, che conduce al Tezon Grande, dove sono ospitate sezioni espositive temporanee e permanenti, dall’epoca romana ai giorni nostri.

In particolare, anfore ritrovate in Laguna Nord, vetrine con reperti provenienti dagli scavi archeologici (ceramiche, vetri, monete, pipe, sigilli, fibbie, munizioni, oggetti in osso e in bronzo, reti da pesca e oggetti in ferro).

Uscendo dal Tezon si prosegue nella zona degli scavi archeologici in cui si trovano anche due pozzi, infine si costeggia il Casello da Polvere Est che conserva un leone marciano “andante” sopra l’ingresso”.

La visita dell’isola del Lazzaretto Nuovo costituisce anche l’occasione per conoscere e apprezzare gli aspetti naturalistici dello straordinario ambiente lagunare circostante.
Il “Sentiero delle Barene” è una passeggiata di circa un chilometro, esterna alla cinta muraria e guidata con pannelli didattici  che consente di percorrere il vecchio “giro di ronda” delle sentinelle e di salire sui bastioni ottocenteschi con una visuale a 360° sulla Laguna di fronte a Venezia, la zona umida più importante d’Italia per l’avifauna acquatica.

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