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TRADIZIONE E LUSSO SULL’ACQUA

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Le splendide barche realizzate dal Cantiere Nautico Tagliapietra della Giudecca. Veri e propri gioielli in legno, eredi della grande tradizione veneziana e richiesti in tutto il mondo

Coniugare le tecniche costruttive tradizionali delle barche in legno con i più alti standard in termini di qualità e comfort. Questa è la filosofia del cantiere nautico Tagliapietra della Giudecca, specializzata nella costruzione di imbarcazioni di lusso eredi di una tradizione tramandata di padre in figlio. Arrivata oggi alla terza generazione, la famiglia Tagliapietra può dire di aver avuto negli anni committenti in tutto il mondo.

«Costruire una barca “su misura del cliente” è sempre stata pregio della nostra famiglia, per questo non produciamo nulla in grande serie ma solo su richiesta – raccontano i fratelli Andrea e Luca Tagliapietra di 43 e 45 anni che rispettivamente seguono la direzione della carpenteria navale e la sezione motoristica del cantiere – già nostro nonno, maestro d’ascia, lavorava come costruttore di imbarcazioni in legno all’Arsenale e presso i migliori cantieri veneziani. Oggi ci consideriamo i continuatori di quella pregiatissima cantieristica. Nostro padre Dino è il fondatore dell’azienda: anche lui ha seguito lo stesso percorso frequentando prima le scuole professionali e lavorando poi per i più noti cantieri, tra i quali Celli dove in poco tempo divenne responsabile di reparto. Tutt’ora, a 71 anni, è anima della nostra attività. È una preziosissima e continua fonte di informazioni e di insegnamenti. Negli anni ’70 la prima sede dell’azienda fu il pianterreno di palazzo Fortuny, poi a San Pietro a Castello e quindi al Rio della Palada alla Giudecca, fino all’attuale sede sempre alla Giudecca, presso il Consorzio Cantieristica Minore, di cui nostro padre è stato promotore e fondatore».

Che particolarità hanno le barche in legno che realizzate? «Oggi come oggi queste barche rappresentano il massimo in termini di prodotto esclusivo e personalizzato. La particolarità di quello che realizziamo è che tutto viene studiato su specifiche richieste del cliente. Ogni barca per noi è una grande opportunità di offrire un prodotto che donerà gioia agli armatori e consoliderà ulteriormente la nostra posizione nel mercato. Per questo ci impegniamo al massimo ogni volta utilizzando le più svariate tecniche costruttive a seconda delle richieste da soddisfare. Così passiamo dal controllo numerico e gli incollaggi sottovuoti alle tradizionali chiodature in rame con olio di lino e senza l’utilizzo di colla. Abbiamo sempre avuto una clientela di altissimo profilo come antiche famiglie patrizie Veneziane. La soddisfazione di questo tipo di clientela ci ha permesso di farci conoscere al punto da ricevere committenze da famiglie facoltose in Italia e all’estero semplicemente tramite il passaparola».

Quali le barche più particolari da voi costruite? «Tutte le barche che realizziamo sono particolari ma, tra tutte, quella più singolare è una ricostruzione storica realizzata negli anni 90 di una barca ideata e progettata da Leonardo Da Vinci. Si tratta di un catamarano realizzato con due gondole Lariane, lungo 20 metri e largo 10, che utilizza la corrente del fiume, come una vela utilizza il vento, producendo un movimento laterale per attraversare il fiume Adda ad Imbersago nel cuore della Brianza. Osservare quel movimento trasmette una sensazione molto bella che lascia increduli e senza parole».

Cosa ci potete dire della barca che prevedete sarà la più fotografata al mondo? «L’abbiamo appena varata, si chiama a Aman, dal nome della compagnia di resorts a 7 stelle per la quale presta servizio sul Canal Grande a Palazzo Papadopoli. Ha un design che richiama agli anni ‘30 aggiornato alla propulsione moderna. Per realizzarla ci siamo ispirati alla barca del Re conservata al museo navale di Venezia ed assieme alla committenza siamo approdati al design decisivo. Si mormora che si sia già meritata il titolo di “regina del Canal Grande”. Si pensi che è una barca di 11 metri ma concepita per portare solo 6 passeggeri: l’idea di base é sempre quella di offrire il massimo in termini di comfort e ospitalità».

In programma quali altre barche avete? «Ci è stata commissionata la realizzazione della lancia per gli ammiragli della Amerigo Vespucci che, come risaputo, rappresenta la marineria italiana nel mondo. Sarà quindi un’altra barca in grandissima vista e sarà un onore per noi poter dire di far parte dell’Amerigo Vespucci».

Barche come queste richiedono anche una manutenzione particolare. Quali servizi fornite alla vostra clientela? «Oltre alla costruzione, siamo specializzati anche nelle ristrutturazioni e siamo, inoltre, in grado di fornire un servizio di assistenza per prenderci cura della barca in ogni minimo dettaglio. Si tratta di servizi sempre più apprezzati dagli armatori che vogliono godersi la barca senza nessuna preoccupazione. A questo specifico scopo abbiamo dedicato un software ad hoc che ci permette di monitorare ogni tipo di controllo e scadenza per conto dell’armatore. Ci prendiamo cura sia degli scafi che dell’apparato motoristico e non a caso siamo per il 2012 l’azienda che ha installato più ricambi Volvo Penta nel Triveneto ed il personale è sempre aggiornato alle più recenti tecnologie».

Quali altri pregi hanno gli scafi in legno? «Costruiamo dai tender di lusso per grandi yacht, alle barche da trasporto per hotel esclusivi, fino anche a barche per Questura, Polizia, Finanza, Ambulanze, Vigili del Fuoco. Questo perché per le barche operative il legno è molto sicuro e versatile ed il comfort a bordo è senza dubbio superiore».

Qual è il vostro giudizio sulle imbarcazione che circolano a Venezia? «La città oggi paga lo scotto degli scafi da lavoro costruiti con la vetroresina. Infatti da quando questo materiale ha invaso i rii di Venezia è cessata l’evoluzione degli scafi. In precedenza ogni barca era migliore della precedente, ogni barca portava delle novità, più conoscenza, sperimentazione, venivano costantemente migliorate. Le barche lagunari in resina invece sono la copia delle carene degli anni ‘70. Oggi si fa ricerca sulle motorizzazioni e speriamo che presto inizi un ciclo di sviluppo delle carene per Venezia con materiali più flessibili della resina e tecniche più moderne».

Il fatto di essere veneziani rappresenta un plusvalore per la committenza estera? «Siamo veneziani da sempre e crediamo che questo sia molto di più di una indicazione geografica. È un modo di vivere in simbiosi con l’acqua che insegna rispetto e fonda su radici antiche nelle quali l’accoglienza e la capacità di esaltare la bellezza della diversità sono i capisaldi dell’amore per le tradizioni. Questo modo d’essere ci dà grandi soddisfazioni e ci porta ad esaltare quel plusvalore che la nostra clientela internazionale ci richiede. È per questo modo di vivere veneziano che siamo rimasti in centro storico anche se economicamente ci sarebbe convenuto spostarci altrove. Questa sfida ci ha dato grandissima soddisfazione. Abbiamo fatto un investimento con il cuore e questo ci ha permesso di far sì che Venezia non perdesse un grande bagaglio di tradizioni delle quali, assieme alle nostre maestranze, ci sentiamo i continuatori».

 

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