San Marco: la Procuratoria progetta come proteggere la Basilica dall’acqua alta

La Basilica di San Marco non può più aspettare. Le acque alte eccezionali di novembre e i danni che ne sono derivati lo hanno definitivamente ricordato al mondo intero. Dopo aver fatto la conta del gravissimo impatto provocato ai monumenti dall’acqua salsa, a proporre delle soluzioni ci prova adesso la Procuratoria di San Marco. “Gli esperti mondiali – ricorda il Primo Procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin – ci dicono che eventi di questa portata si ripeteranno sicuramente, anche se non sappiamo quando. Ma non possiamo abbassare la guardia”.

Una panoramica del nartece della basilica di San Marco, danneggiata dall’acqua alta del 12 novembre. Ph. ANSA/ANDREA MEROLA

Il progetto

La Procuratoria è l’organismo che, per statuto, ha il dovere di conservare la Basilica e di renderla fruibile. “Con le nostre risorse, facciamo il possibile”, sottolinea Tesserin. Per gli spazi di sua competenza, allora, è quasi pronto un progetto che servirà a tenere le acque più lontane possibile dalla cripta e dagli ambienti più bassi. Ovvero la sacrestia e la chiesa di San Teodoro.

Gli effetti dell’accumulo dei sali sui marmi della Basilica di San Marco. ph. Andrea Merola

Si tratta, ha spiegato il proto della Basilica, Mario Piana, di un “sistema di valvole a funzionamento manuale”. In pratica, si cercherà di intercettare l’acqua prima che si avvicini troppo alla Basilica. “Tenerla più lontana anche solo di 40 o 50 centimetri sarebbe un ottimo risultato”, spiega l’architetto. Nei cortili di San Marco, infatti, confluiscono tantissimi scarichi, per tacere delle infiltrazioni attraverso le fratture murarie.

Un dettaglio del basamento di una colonna del nartece della basilica di San Marco, danneggiata dall’acqua alta del 12 novembre. ph. ANSA/ANDREA MEROLA

L’idea si rifà a quella realizzata dal Provveditorato che sta dando buoni frutti per il nartece, anche se qui si tratta di un intervento più costoso. “Entro fine gennaio – conclude Piana – consegneremo il progetto esecutivo. E poi, dopo il via libera della Sovrintendenza, ci vorranno dai nove mesi a un anno per la realizzazione”.

Da sx: Mario Piana (proto Basilica di San Marco), Carlo Alberto Tesserin (Primo Procuratore di San Marco), Giuseppe Maneschi (direttore Procuratoria di San Marco)

Lo studio

Nel contempo, la Procuratoria sta lavorando anche per proteggere la Basilica anche dal lato della piazza. Qui, però, l’ente si può limitare solo a degli studi. San Marco, infatti, non ha sagrato, per cui gli spazi esterni sono di competenza comunale. “Trasferiremo i risultati a chi avrà potestà di avvalersi di questi studi. L’importante è però non rimanere fermi”, sottolinea Tesserin.

Il mosaico del Pavone nella Basilica di San Marco dopo aver perso alcune tessere dopo le acque alte di novembre 2019. ph. Procuratoria di San Marco

L’unica soluzione, per evitare che l’acqua alta entri dalla piazza dentro la Basilica, spiega Piana, è quella di una barriera fisica. Per declinarla in concreto le ipotesi sono tante: da quelle più provvisorie, come sacchi di sabbia o autogonfianti simili a quelli usati per gli straripamenti dei fiumi, a quelle più complesse. “Il problema vero – riprende il proto – è come chiudere fisicamente lo spazio dal Palazzo Patriarcale alla Porta della Carta, visto che ci si deve ad esempio appoggiare per forza a Palazzo Ducale”.

Particolare di una base di colonna della cripta sotto la basilica di San Marco, danneggiata dall’acqua alta di stanotte. ph. ANSA/ANDREA MEROLA

Un’idea, ammette Mario Piana, potrebbe essere quella di trasformare le barriere provvisorie per i turisti in barriere fisse. “Ma non è così semplice, anche perché isolerebbe di fatto la Basilica dal resto della piazza. È comunque ancora prematuro parlare di quella che può essere la soluzione concreta: l’importante è che sia chiaro che non si può più pensare, Mose o non Mose, a lasciare che la Basilica si sottoponga a cicli di marea come quelli di quest’anno. Quando, per una ventina di giorni consecutivi, San Marco è andata sotto due volte al giorno”.

Danni al basamento di una colonna (ph. Andrea Merola)

I danni

Già, perché la presentazione di queste idee è avvenuta nel corso della conferenza stampa indetta dalla Procuratoria per presentare il “conto” dei danni dell’acqua alta. Dello scorso novembre, ma non solo. Giustamente, infatti, Tesserin ha ricordato che l’allarme fu lanciato già dopo i 157 cm del 28 ottobre 2018. Allora, la stima si attestò a circa 2,3 milioni di euro. E 301.971 euro di lavori sono già stati effettuati.

Il danneggiamento del mosaico del Pavone. ph. Procuratoria di San Marco

Adesso, si sono superati i 3 milioni (3.082.699 euro, per la precisione). E solo per quanto riguarda i danni provocati dall’acqua alta. Nel dettaglio, sono 139.215 euro per indagini e analisi, 2.473.065 di interventi urgenti e 470.419 per le limitazioni mareali. A questi vanno aggiunti gli 841.560 euro di danni causati dal vento eccezionale del 12 novembre alle coperture della Basilica. Cifre comunque, precisa il Primo Procuratore, “ampiamente inferiori a quelle che quantificheremo nel tempo per i danni causati dalla salsedine, che si accumula sempre più nelle strutture della Basilica”.

Lo stato di fatto di una colonna nel 1921. Ph. Procuratoria di San Marco
La stessa colonna oggi Ph. Procuratoria di San Marco

Un segnale importante, in occasione della visita del Consiglio regionale in Basilica del 12 dicembre, è comunque arrivato. Dopo l’approvazione unanime in Commissione, la prossima settimana arriverà alla discussione dell’aula la concessione di un contributo di 1 milione di euro destinato alla Basilica.

Gli interventi in Basilica

Un gioiello come la Basilica di San Marco è talmente prezioso che, tra maestranze e tecnici, ogni giorno vi lavorano circa 25 persone. Indipendentemente dalle punte di acqua alta. Buona parte dell’attività è destinata a interventi legati ai danni derivanti dalla risalita dell’umidità e della salsedine, oltre che a fronteggiare gli altri effetti delle acque alte. “Ancor oggi – spiega il proto – continuiamo a ripulire con acqua dolce e a fare impacchi di acqua demineralizzata per ridurre le cristallizzazioni saline, che determinano i danni maggiori. Il danno da acqua alta si manifesta nel tempo con un’accelerazione sempre maggiore, un po’ come gli effetti delle radiazioni sul corpo umano”.

Il mosaico dell’Arcangelo Gabriele danneggiato dal sale. Ph. Procuratoria di San Marco
Efflorescenze saline nel mosaico dell’Arcangelo Gabriele a 12 metri da terra. Ph. Procuratoria di San Marco

E, stavolta, della Basilica si è salvato ben poco: solo la zona presbiteriale, con l’acqua che ha sfiorato la zona dei due altari. I segni sono ben visibili nella cripta, nei rivestimenti marmorei, nelle pavimentazioni. Ma anche gli altari e i mosaici interni soffrono sempre di più. Come si è detto all’indomani della seconda acqua alta della storia, in poche ore San Marco ha perso vent’anni di vita. “Quel che più mi preoccupa – conclude Tesserin – non è tanto il fatto che, di fronte al ripetersi della stessa situazione, l’impatto sarebbe ancor più pesante. Piuttosto, il fatto che questa Basilica è riuscita a sopravvivere per più di 900 anni, però adesso ci troviamo a dover recuperare gli oltre 50 anni buttati dopo i segnali dati dall’alluvione del 1966. Se avessimo avuto, in questi anni, un decimo dell’attenzione ricevuta dopo il 12 novembre, si sarebbero già risolti tantissimi problemi”.

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