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PRENDIAMOCI A CUORE IL CUORE DEI NOSTRI ANIMALI

PRENDIAMOCI A CUORE IL CUORE DEI NOSTRI ANIMALI

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di Dott.ssa Pederzani Silvia
Medico Veterinario
Numero ordine PR 910
Master in cardiologia del cane e del gatto

Le patologie cardiovascolari sono abbastanza comuni nei nostri amici a quattro zampe, e ora, con l’ausilio quotidiano di strumentazioni all’avanguardia, sono facilmente diagnosticabili. Esistono patologie cardiache congenite, presenti cioè fin dalla nascita, e patologie acquisite, che si presentano ad un certo punto della vita. Alcune malattie cardiache sono più frequenti in alcune razze, ed è quindi buona norma informarsi prima di acquistare un cucciolo riguardo a quali patologie può essere predisposto e se i genitori ne sono esenti, in quanto alcune di esse possono anche essere ereditarie. La patologia cardiaca più comune nel cane (corrispondente all’85% circa dei casi), è l’endocardiosi valvolare, un disordine a carattere degenerativo che colpisce le valvole atrioventricolari, in maggior misura quella mitralica.
I cani più colpiti sono quelli di piccola taglia, solitamente in età avanzata (sopra gli 8 anni), ad eccezione del Cavalier King Charles Spaniel che può essere interessato dalla patologia anche in giovane età. La patologia crea un difetto sulla valvola mitralica e la rende “incompetente”, cioè la valvola non si chiude bene e ad ogni contrazione cardiaca una parte di sangue “rigurgita”in atrio. Questa condizione è definita insufficienza mitralica e all’auscultazione con lo stetoscopio è percepita come un soffio. Se al vostro cane viene sentito un soffio durante la visita clinica, non significa però che sia malato. La patologia è suddivisa infatti in diverse classi di gravità, ed è il veterinario cardiologo che, in seguito ad approfondimenti diagnostici quali esami radiografici, ecocardiografia e in alcuni casi elettrocardiogramma, può studiare il paziente. Questi accertamenti sono molto importanti in quanto, oltre a formulare una diagnosi, aiutano a capire la classe di appartenenza, per decidere quindi un percorso di monitoraggio (ricordiamoci che è una malattia che progredisce col tempo) e quando è il momento di iniziare una terapia. Dati scientifici hanno dimostrato infatti che iniziare la terapia in fasi precoci non ha alcun effetto sulla progressione della patologia.
La terapia viene solitamente iniziata nella fase “clinica” della patologia, cioè quando il cane inizia a manifestare i sintomi. Questi possono essere maggior affaticabilità, aumento della frequenza respiratoria, tosse, debolezza, sincope, inappetenza, dimagramento. La terapia consiste nell’assunzione di alcuni farmaci, di cui tipo e dosaggio vengono valutati caso per caso, da assumere per bocca, per tutta la vita del paziente. Con l’attuale terapia si ha un notevole miglioramento della qualità della vita dell’animale, oltre che un significativo prolungamento. Nello scompenso acuto si ha invece una improvvisa dispnea (difficoltà respiratoria) indice di edema polmonare acuto. In questo caso siamo ovviamente di fronte ad un’emergenza e il paziente necessita di essere ospedalizzato per iniziare al più presto le opportune terapie.
Così come i cani, anche i gatti possono essere colpiti da malattie cardiache, sia congenite che acquisite. La cardiopatia più comune che li può interessare è la cardiomiopatia ipertrofica, una patologia di difficile individuazione in quanto spesso asintomatica nelle fasi iniziali e a volte causa di morte improvvisa o di tromboembolismi arteriosi di prognosi infausta. In altri casi possono manifestarsi letargia, facile affaticabilità, difficoltà respiratoria, inappetenza, zoppia intermittente. La diagnosi precoce può salvare la vita al gatto o prevenire, tramite una terapia specifica, la comparsa di alcuni sintomi.
Per concludere, è bene sottoporre il nostro animale, specialmente se anziano, ad una visita periodica dal veterinario, per cercare di individuare un’eventuale patologia cardiaca il più precocemente possibile. Nelle razze predisposte sarebbe opportuna una valutazione cardiologica in giovane età ed eventualmente anche l’esecuzione di un esame ecocardiografico intorno all’anno di età. Questo inoltre è necessario in tutti gli animali destinati all’accoppiamento, per escludere da tale scopo i soggetti affetti da una patologia trasmissibile. In tutti gli altri casi occorre prestare attenzione a modificazioni degli atteggiamenti del nostro compagno a quattro zampe e all’insorgenza di particolari sintomi. Sebbene nella maggior parte dei casi non esista una terapia risolutiva, l’individuazione della patologia ed una adeguata terapia prolunga e migliora la qualità della vita del nostro fedele amico.

2 commenti su “PRENDIAMOCI A CUORE IL CUORE DEI NOSTRI ANIMALI

  1. purtroppo questa dei farmaci è un po’ una scommessa, che spesso si perde.
    la mia cagnolina, mezza taglia, meticcia, è stato sentito il soffio la prima volta a settembre 2013 ed era intensità I. aveva 10 anni ed era sanissima….
    è morta 11 mesi dopo, nonostante tutte le cure , b-inibitori, pimobendan, di tutto…analisi, ecg e mioangiografie….
    la malattia ha deciso di andare veloce. le cure sono solo sintomatiche, cioè non sono cure, perche la malattia procede indisturbata. pensare che una valvolina di nulla si potrebbe mettere e salvare la vita del nostro caro…ma c’è troppa speculazione e poca capacità reale di portare avanti un progetto cosi, meglio che il nostro amato “animale” muoia…lasciando nello sconforto e nella tristezza i suoi familiari.


  2. mi dispiace per la tua cagnolina.


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Tag:  animali, cane, gatti