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Padova, l’ex Cinema Altino rinasce: da sala chiusa a nuovo tempio dell’arte

Padova, l’ex Cinema Altino rinasce: da sala chiusa a nuovo tempio dell’arte
@ Matteo De Mayda

Il gioiello modernista sarà trasformato in un centro culturale multidisciplinare. Nella storica sala troverà casa la straordinaria Collezione Carraro, con capolavori di Morandi, de Chirico, Martini, Schifano e De Dominicis

Per vent’anni è rimasto chiuso, silenzioso, quasi sospeso nel tempo.
Ora l’ex Cinema Altino si prepara a tornare protagonista nel cuore di Padova trasformandosi in un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea, al cinema, alle performance, alla musica e alle idee.
Dietro il progetto c’è la Fondazione Chiara e Francesco Carraro, che farà dello storico edificio modernista un centro culturale multidisciplinare.
Nella grande sala troverà una nuova casa anche la straordinaria collezione costruita dai coniugi Carraro in una vita, con opere di Morandi, de Chirico, Martini, De Dominicis e Schifano. E poi un cinema sotterraneo, mostre temporanee e perfino una terrazza sul tetto pensata come arena estiva.
Insomma: uno dei luoghi più iconici e dimenticati della città sta per accendersi di nuovo.

Platea del Cinema Altino @ Matteo De Mayda

Uno spazio interdisciplinare e dinamico

Progettato dall’architetto Quirino De Giorgio e inaugurato nel 1951, l’ex Cinema Altino è un edificio di grande interesse architettonico.
La sua articolazione in tre spazi sovrapposti e distinti – il cinema Mignon interrato, la sala principale dell’Altino e la terrazza sul tetto – offre una significativa versatilità e rappresenta la condizione ideale per una programmazione multidisciplinare, aperta al dialogo tra arti, saperi e comunità. “Il progetto della Fondazione Chiara e Francesco Carraro prevede di realizzare nell’ex cinema Altino un vero centro culturale per la città – spiega Mauro Baronchelli, direttore della Fondazione Chiara e Francesco Carraro – Le qualità architettoniche dell’edificio, costruito su più livelli, e la sua posizione centrale, consentono di immaginare uno spazio aperto, interdisciplinare e dinamico. L’ex cinema Mignon, al piano interrato, diverrà una sala multifunzionale a prevalente vocazione cinematografica. La sala del cinema Altino, che contava ben 756 posti, si trasformerà in spazio espositivo, destinato ad accogliere sia la raffinata collezione di Francesco Carraro, che mostre e progetti espositivi temporanei. Infine, si procederà anche al recupero dello scoperto per l’utilizzo durante la stagione estiva, riprendendo un’intuizione straordinaria di Quirino De Giorgio, l’architetto che ha progettato questo edificio alla fine degli anni ’40 del secolo scorso. Nei prossimi anni lavoreremo per costruire il pubblico della Fondazione, a partire dalla comunità locale e studentesca, e per sviluppare una programmazione vivace e dinamica”.

Mauro Baronchelli, direttore della Fondazione Chiara e Francesco Carraro@ Matteo De Mayda

Il “cinema scientifico” De Giorgio

Incontri, concerti, presentazioni, performance articoleranno il programma della Fondazione durante il corso dell’anno, in dialogo con le istituzioni culturali padovane, ma con apertura alle collaborazioni nazionali e internazionali.
L’ex cinema Altino, al centro dell’ambizioso progetto di recupero curato dallo studio mzc+ di Treviso dell’architetto Giuseppe Cangialosi, è un edificio che non passa inosservato per il suo evidente carattere modernista nonostante la collocazione in pieno centro storico. Un piccolo gioiello dell’architettura del Novecento italiano, sottoposto a vincolo monumentale dal 2005, costruito tra il 1946 e il 1951. A progettare questo spazio così eccentrico fu l’architetto Quirino De Giorgio (Palmanova, 1907 – Abano Terme 1997), figura eclettica e visionaria, tra le più originali del panorama italiano del XX secolo, la cui vasta produzione si è, nel corso della lunga carriera professionale, concentrata sui luoghi per lo spettacolo. Da grande appassionato di cinema, l’architetto ha ideato e costruito cinematografi con un approccio quasi scientifico, approfondendo le esigenze acustiche, visive, tecniche e umane di questi luoghi, diventando, di fatto, uno dei maggiori specialisti italiani del genere: tra le sue opere si contano il Cinema Quirinetta di Padova (1939), il Cinema Cristallo di Oderzo (1949), il Cinema San Marco a Mestre (1961) e numerosi altri edifici per lo spettacolo disseminati in tutto il Veneto (tra i cinematografi oggi non più presenti, il Cinema Giorgione a Casale di Scodosia, realizzato nel 1957 e demolito nel 2005 e il Super Cinema a Piove di Sacco, realizzato nel 1967 e demolito nel 2002).

“L’Altino”: uno dei luoghi più amati della città

Il Cinema Altino rappresenta la sintesi più alta e ambiziosa di questa ricerca e racconta una storia nata dalle macerie. Il lotto su cui sorge era stato raso al suolo dai bombardamenti alleati del marzo 1944. De Giorgio, allora amministratore della Società per Azioni Ricostruzioni Edilizie, propose di acquistarlo e trasformarlo: da cinque piccole abitazioni distrutte nasceva uno dei cinematografi più importanti e frequentati del centro cittadino. I lavori, avviati nel novembre del 1946, non furono privi di ostacoli – le continue infiltrazioni d’acqua tipiche del sottosuolo padovano causarono lunghe interruzioni – ma il 24 marzo 1951 il Cinema Altino apriva i battenti con una capienza di 746 posti. A partire dagli anni ’50 l’Altino divenne uno dei luoghi più amati della città. Nel 1966, la crescita del pubblico spinse la società proprietaria a trasformare il piano interrato in una seconda sala: il Cinema Mignon, capace di 235 posti, uno spazio ipogeo autonomo e dal carattere intimo e prezioso.

cinema altino
L’accesso del Cinema Mignon @ Matteo De Mayda

Ciò che rende l’Altino un edificio di particolare interesse non è soltanto la qualità delle scelte architettoniche, ma la cura con cui De Giorgio aveva pensato ogni dettaglio. L’architetto progettò addirittura la copertura come possibile arena estiva, dotando lo spazio di gradoni che avrebbero dovuto servire da sedute per il pubblico, una funzione mai attivata ma che sarà invece un ulteriore risorsa per il nuovo spazio culturale padovano i cui lavori sono appena iniziati.

Un tesoro d’arte nella platea dell’Altino

Al centro del progetto di recupero, che sarà ultimato per l’autunno del 2028, figura la valorizzazione dell’ampia platea dove troverà sede la Collezione Carraro. Considerata fin dall’inizio come un’opera d’arte totale, allestita organicamente nella casa dei coniugi Carraro a Venezia dall’architetto di formazione scarpiana, Gilda D’Agaro, la collezione nasce in un dialogo continuo tra arti visive e design. I lavori che ne fanno parte testimoniano diverse stagioni creative del Novecento, con opere del Realismo Magico e della Metafisica e del contemporaneo. Spiccano lavori di Giorgio Morandi, Giorgio de Chirico, Arturo Martini, Gino De Dominicis, Mario Schifano e Giorgio Severini. Di quest’ultimo i Carraro hanno acquisito il monumentale Polittico Garagnani, un affresco di nove metri sottratto a distruzione certa da un edificio in demolizione negli anni Sessanta.

Enrico Carraro, presidente della Fodazione Carraro, @ Camilla Ferrari

Da Bugatti a Scarpa, passando per Murano: l’altra anima della collezione

Queste opere dialogano con esempi di arredi che documentano una grande attenzione per l’Art Nouveau, attraverso le produzioni liberty di Carlo Bugatti e un salotto di Eugenio Quarti, preservato nella sua integrità. Centrale nell’identità della collezione è l’ampia presenza dell’arte vetraria di Murano con pezzi progettati o realizzati da Carlo Scarpa, Ercole Barovier, Paolo Venini, Napoleone Martinuzzi e Vittorio Zecchin. Altri nomi rilevanti caratterizzano infine oggetti e mobili le cui produzioni sono databili tra la fine del 1800 e l’inizio 1900: Louis Comfort Tiffany, Josef Hoffmann, Jacob e Joseph Kohn, maestri che hanno creato delle vere e proprie scuole di design, annullando ogni rigida divisione tra discipline che caratterizza la collezione. Alcune delle opere più significative della collezione sono al momento custodite nelle sale di Ca’ Pesaro grazie alla preziosa collaborazione tra Fondazione Carraro e la Fondazione Musei Civici di Venezia.

Claudia Meschini

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