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Non riusciva più a camminare: le diagnosticano lo scorbuto

Non riusciva più a camminare: le diagnosticano lo scorbuto

Il caso di una bimba torinese di 7 anni richiama l’attenzione su una malattia considerata “del passato”, ma che alcune abitudini moderne hanno riportato all’attualità

Alcune malattie considerate “del passato” possono riapparire in forme inattese.
Tra queste c’è lo scorbuto, riguardo al quale il New England Journal of Medicine Evidence ha appena pubblicato un caso diagnosticato all’ospedale Regina Margherita di Torino a una bambina di 7 anni.
La causa è in fondo la stessa che rese lo scorbuto, tra XV e XVIII secolo, causa di morte di un numero di marinai superiore a quello provocato da tempeste, battaglie e naufragi messi insieme. Ovvero la mancanza prolungata, nella dieta, di frutta e verdura fresche.
Ovvero di vitamina C.
C’è però una differenza: negli odierni Paesi industrializzati, la “colpa” è della sempre crescente selettività alimentare.

Il caso della bambina malata di scorbuto a Torino

La storia raccontata dai medici piemontesi nel “Morning report” della rivista scientifica esamina il caso di una bimba, precedentemente sana, che si è presentata all’ospedale con dolore persistente alle gambe, difficoltà a camminare e una zoppia che durava da 6 settimane, senza collegamento con alcun evidente trauma specifico.
E se, inizialmente, i sintomi avevano fatto ipotizzare la presenza di problemi ortopedici, reumatologici o neurologici, attraverso l’indagine clinica è emersa una marcata carenza di vitamina C, dovuta alla dieta estremamente selettiva e povera di frutta e verdura adottata dalla bambina. E la diagnosi finale è stata quindi quella di scorbuto pediatrico.

Il ritorno dello scorbuto

Il caso descritto, pur fortunatamente non frequente, non è però isolato.
Negli ultimi anni, le cronache hanno riportato per esempio le storie di 10 bambini e adolescenti di Seattle, di 8 casi registrati all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze o 3 bambini ricoverati a Parigi con gli stessi sintomi, sempre riconducibili a carenze di vitamina C e, dunque, allo scorbuto.

scorbuto
Tra le caratteristiche condivise, molti dei bambini interessati presentavano una forte selettività alimentare, consumando pochissimi cibi, tra cui pane, snack e latticini. Non si è, dunque, in presenza di una classica malnutrizione. Il bambino malato si scorbuto può avere un peso normale e la sua dieta può sembrare sufficiente dal punto di vista calorico ed energetico.

Le riflessioni suggerite dallo studio

Insieme a diete molto selettive ed esclusione di frutta e verdura, cioè le principali fonti di vitamina C, i casi moderni di scorbuto si osservano anche in associazione con disturbi alimentari, alcune condizioni neurologiche o dello sviluppo o malassorbimento intestinale. L’indicazione ai medici è dunque quella di considerare, di fronte a certi sintomi, anche possibili carenze nutrizionali.
La malattia, facilmente trattabile una volta riconosciuta, può infatti essere difficile da diagnosticare senza questo controllo dell’alimentazione. Una riflessione più generale, suggerita dalla Società italiana di pediatria, è inoltre quella di non affidarsi a diete fai da te suggerite dai chatbot e dall’intelligenza artificiale, che possono spingere a eliminare intere categorie alimentari.

I sintomi dello scorbuto e il ruolo della vitamina C

Il primo segno dello scorbuto, per molti, sono le gengive sanguinanti. In realtà, nei bambini moderni, il sintomo principale è proprio la difficoltà a camminare. In questi casi, infatti, il problema risulta più evidente in quanto le ossa sono in piena crescita. E la carenza di vitamina C può causare, tra l’altro, alterazioni della formazione dell’osso nuovo e difficoltà a sostenere il peso del corpo.
La vitamina C non a caso è fondamentale per far funzionare correttamente gli enzimi nel processo di sintesi attraverso il quale vengono costituite fibre robuste di collagene. Ovvero la proteina strutturale più abbondante nel nostro organismo, presente in ossa, cartilagini, vasi sanguigni, gengive e tessuti connettivi, che diventano più fragili quando la produzione è insufficiente.

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Perché lo scorbuto era la “malattia dei marinai”

Per secoli lo scorbuto è stato conosciuto come la malattia dei marinai, o più romanticamente dei pirati. Tra il XV e il XVIII secolo, infatti, le navi potevano restare in mare per mesi senza fare scalo e l’equipaggio sopravviveva con alimenti conservati come gallette, carne salata e legumi secchi. A bordo mancavano quasi del tutto frutta e verdura fresche, le principali fonti di vitamina C.
Dopo settimane o mesi di carenza comparivano i sintomi: stanchezza estrema, dolori muscolari, gengive sanguinanti, perdita dei denti e difficoltà a camminare.
In molti casi la malattia era fatale.
La svolta arrivò nel Settecento, quando si scoprì che agrumi come limoni e arance erano in grado di prevenire la malattia. Da allora lo scorbuto è diventato raro nei Paesi industrializzati, ma i casi registrati negli ultimi anni dimostrano che può ancora riapparire quando la dieta esclude a lungo frutta e verdura.

Alberto Minazzi

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Tag:  ricerca, scorbuto