Il richiamo alla vita eroica: i Macchiaioli a Padova

Silvestro Lega, Alla villa di Poggio Piano, 1888-1889, Olio su tavola, cm. 34x60,5, Collezione privata
Nella foto in alto: Silvestro Lega, Alla villa di Poggio Piano, 1888-1889, Olio su tavola, cm. 34×60,5, Collezione privata

I Macchiaioli Capolavori dell’Italia che risorge”: un titolo di certo esplicativo per presentare la prossima mostra di palazzo Zabarella a Padova.
L’evento, che avrà inizio il prossimo 24 ottobre 2020, vedrà infatti esposte le opere del movimento pittorico che attraversò la Toscana a cavallo dell’unificazione d’Italia, tra il 1855 e il 1867. Una rivalutazione storico-artistica del movimento dei Macchiaioli e al tempo stesso un’esortazione a resistere nell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando.

Chi furono i Macchiaioli?

Se fino all’età Moderna gli artisti erano abituati a lavorare individualmente, con il passare del tempo si iniziò a intendere la forza di un gruppo di persone accumunate dallo stesso pensiero. Nel contesto ottocentesco e tardo risorgimentale si inseriscono così i Macchiaioli: uno dei primi esempi europei di aggregazione artistica. Parliamo di maestri noti come Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Giovanni Boldini, Telemaco Signorini, e altri meno, ma non meno significativi, come Adriano Cecioni, Odoardo Borrani, Raffaello Sernesi, Vincenzo Cabianca, i quali si riunivano al caffè Michelangiolo di Firenze.

 

Non più la forma ma il colore”.

Si può riassumere così il pensiero rivoluzionario dei Macchiaioli. Secondo gli esponenti del movimento, infatti, quello che la vista percepisce non sono altro che macchie colorate sovrapposte, le quali quindi dipendono fortemente dalla luce presente nel contesto visuale. Luce che diventa quindi sinonimo di realtà: non solo un concetto visivo ma anche sociale.
Per questo i Macchiaioli si rifugiavano nella campagna per dipingere ciò che ritenevano vero; Diego Martelli per esempio, mecenate e teorico del movimento, diede loro la base produttiva nella sua fattoria di Castiglioncello, in provincia di Livorno.

L’eroismo umile della vita quotidiana

Instancabili lavoratori dei campi, scena di vita quotidiana, bambini che giocano o che si addormentano: un vero e proprio inno alla vita trasmesso dalla raffigurazione degli umili che non si arrendono alla fatiche di ogni giorno.
L’esaltazione di piccoli attimi di vita e dell’eroismo umile e quotidiano in un movimento del tutto italiano.
I Macchiaioli, cronologicamente, anticiparono il Realismo degli Impressionisti francesi, di Van Gogh e di Gauguin.  Il movimento, partendo dalla Toscana, si mosse nel nord Italia attorno a Roma, Milano e Venezia e grazie al Martelli giunse fino a Parigi, per poi affievolirsi a vantaggio di nuove correnti.

La mostra, curata da Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca (con il contributo in catalogo di Silvio Balloni e Claudia Fulgheri), si appella ai Macchiaioli per ripartire da quelle immagini, così casalinghe, umili ma al tempo stesso potenti, che abbiamo ritrovato nel nostro piccolo 160 anni dopo, durante il lockdown.
Ripartire come i loro soggetti affrontando la vita con coraggio giorno per giorno. Al tempo stesso, l’esposizione continua nel filo di rivalutazione artistica dei Macchiaiolo stessi. Un processo iniziato tra le due guerre mondiali dal critico Emilio Cecchi: una caccia continua ai dipinti sparsi nel ricco nord Italia e una minuziosa ricostruzione dei mecenate che supportarono un movimento finito fin troppo ai margini del bagaglio culturale italiano.

L’evento è organizzato dalla Fondazione Bano, la quale ha sede proprio a palazzo Zabarella, luogo dove si terrà la mostra fino al 18 aprile 2021.
Per info e per accedere alle prenotazioni basterà collegarsi al sito di palazzo Zabarella.

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