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Da Masdar city alle Città del futuro: la mobilità sostenibile parla italiano

Da Masdar city alle Città del futuro: la mobilità sostenibile parla italiano
Masdar Institute, ad Abu Dhabi

C’era una volta la “città del futuro”.
Non è l’inizio di una favola, bensì di una storia vera, con un futuro ancora da costruire.
C’era quindi una volta, e c’è tuttora, Masdar city: un’idea, un progetto e una città ancora in divenire.
Il cui embrione si è formato a partire dal 2006, con  l’ambizioso progetto di dar vita, alle porte di Abu Dhabi, a un centro urbano alimentato al 100% da energie rinnovabili.
Masdar appunto, che in arabo significa ‘sorgente’.
La città del futuro per eccellenza, la città dell’energia pulita e dei mezzi automatizzati e liberi da ogni conducente.
Un’idea di trasporto pubblico che aveva molto di italiano, nonostante il nome che lo contraddistingueva, PRT: Personal Rapid Transit.

Masdar

Una “visione” italiana alle porte di Abu Dhabi

Il sistema, infatti, fu progettato dalla società Sistematica, azienda incaricata di sviluppare la mobilità di Masdar grazie al lavoro, tra gli altri, di Luca Guala, ingegnere trasportista e esperto di mobilità sostenibile.
Masdar city era un progetto molto ambizioso, doveva essere la ‘Formula 1’ dell’urbanistica mondiale – racconta l’ingegnere ritornando con la mente a 14 anni fa-. Purtroppo, la crisi del 2008 ha frenato tutto”.
Immaginate una città dove a livello del suolo si sarebbero mosse queste piccole vetture autonome e, al centro, una lunga ‘metropolitana’ a collegare la via principale; sopra, invece, il livello urbano, gli edifici e le aree pedonali, rigorosamente verdi.
“Il PRT all’epoca sembrava una grande innovazione – continua Luca Guala -. L’infrastruttura era pensata interamente per il trasporto urbano, ecosostenibile e automatizzata. Ci aveva ispirato la città di Louvain La-Nueve, in Belgio, costruita negli anni Settanta come primo esempio di città su due livelli. Oggi giorno però le cose sono cambiate: il PRT di Masdar dopo 10 anni probabilmente non funziona più, o quantomeno avrebbe bisogno di manutenzione, e la città si sta sviluppando in maniera differente”.

Masdar

Masdar è oggi una città sostenibile da tutti i punti di vista.
Un “ecosistema dell’innovazione“, una sorta di laboratorio in cui ogni aspetto è funzionale al principio per il quale la città è nata. Ecco allora che le sue strade hanno tutte un orientamento determinato per evitare l’impatto diretto del sole, che l’urbanistica è studiata per favorire la circolazione dell’aria e che le costruzioni sono sostenibili in modo non sempre corrispondente all’idea che abbiamo del green e più legato, invece, al sistema edilizio complessivo.

masdar

 

Il futuro del trasporto pubblico

Se tuttavia gli elementi stabili della città sono definiti, il trasporto pubblico resta in continua evoluzione.
Negli ultimi 10 anni, d’altra parte, la tecnologia dei veicoli automatici ha fatto passi da gigante.
“Oggi è possibile far camminare delle auto elettriche driverless tra le persone, con le dovute cautele”, dice Guala.
Nel 2014, l’ingegnere italiano ha infatti partecipato al progetto europeo CityMobil2; la sua città natia, Oristano, è stata la prima a sperimentare un piccolo bus elettrico senza conducente.
“Da questo progetto sono nate le due società che al momento comandano il – piccolo – mercato dei veicoli automatici, Navya e Easymile, insieme alla olandese 2getthere, che costruì le navette del PRT di Masdar city”.

Tornare al modello di Masdar city

Si tratta, questo come altri tentativi più recenti, di inseguire il sogno di un auto senza conducente, che possa attraversare il traffico urbano senza pericolo.
Se ne parla da  molto ma i tempi di realizzazione effettiva non sembrano così vicini.
“In una scala da 0 a 5, secondo l’americana Society of Automathic Engineer, al momento siamo bloccati al livello 3 – spiega Guala -. Se da 0 a 2 la guida è prevalentemente umana, a 3 il computer prende i comandi del veicolo, ma l’essere umano deve rimanere vigile per evitare incidenti e tragedie (come già successo, d’altronde). La realtà mi porta a pensare, piuttosto, che il futuro sia del trasporto pubblico: tornare al modello di Masdar city dove però l’autonomia si integra nel tessuto urbano già presente”.

Mobilità sostenibile anche per la quantità di energia utilizzata

Si tratterebbe quindi di sviluppare un modello di ‘Mobilità sostenibile’ dove il mezzo di trasporto cresce con la città attorno.
Ma, soprattutto, bisognerebbe pensare a una Mobilità veramente sostenibile in rapporto all’energia usata per spostare determinati pesi. “Il mezzo più ecofriendly al mondo sono i nostri piedi. Hanno un problema però: sono lenti. Passiamo quindi dalla bicicletta al motorino fino all’auto: via via aumenta il peso-morto del mezzo, ma – spiega l’ingegnere -spostiamo la stessa quantità di persone (circa 1,5 persone per ogni auto in circolazione). Ciò significa più energia per spostare il mezzo in sé e non direttamente necessaria ai nostri movimenti. Il Suv elettrico per esempio è un’assurdità: il 90% dell’energia necessaria serve all’auto per muoversi”.

Nuovi progetti italiani nel mondo

Attualmente Luca Guala sta lavorando a tre progetti, tramite l’azienda per cui lavora Mic- MobilityInChain. Il primo riguarda il piano della mobilità di Addis Abeba, in Etiopia, mentre gli altri due sono delle gare riguardanti il masterplan dell’area aeroportuale di Keflavik, in Islanda, e un’altra città ad altissima sostenibilità in Arabia Saudita. Altre strade da percorrere per pensare, di nuovo, a una città del futuro che sembra sempre più in là e sembra sempre cambiare.

Il futuro è un continuo divenire

“La città del futuro è un organismo che cresce molto piano, priva di tutti quei vincoli che siamo costretti a rispettare al giorno d’oggi sui centri urbani che abbiamo ereditato – rileva Guala -. Non è una città a misura di automobile, bensì incentrata sul trasporto pubblico integrato alla piccola mobilità elettrica: biciclette, monopattini e piccole auto elettriche. Una città dove ci sarà spazio per tutti, laddove chi si muove in auto oggi occupa 60 volte in più lo spazio di chi lo fa con altri mezzi”.
Uno spazio democraticamente redistribuito, attento al risparmio di energia e proiettato verso una reale integrazione tra uomo e macchina.

Damiano Martin

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