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Mascherine negli ospedali: le novità dal 1 maggio

Mascherine negli ospedali: le novità dal 1 maggio

Fino al 31 dicembre obbligatorie solo nelle Rsa e nei reparti con pazienti fragili

Sono cambiate le regole sull’utilizzo delle mascherine per la protezione dal Covid negli ospedali.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha infatti firmato l’ordinanza, in vigore dal 1 maggio, che di fatto elimina l’obbligo di indossarla in quasi tutte le aree delle strutture. Si dovrà usarla solo nelle situazioni in cui si trovano i pazienti più fragili.

«Questa ordinanza – ha dichiarato Schillaci – testimonia che finalmente stiamo uscendo dalla terribile pandemia che ha limitato le nostre vite negli ultimi tre anni e confido molto che il prossimo 20 maggio l’Oms dichiari la fine della pandemia».

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Dove e per chi rimane l’obbligo di mascherina

Secondo l’ordinanza che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2023 è obbligatorio dunque portare ancora la mascherina nei reparti che ospitano pazienti anziani, fragili o immunodepressi, nelle Rsa e nelle altre strutture sanitarie con pazienti a rischio.

L’obbligo riguarda i lavoratori, gli utenti e i visitatori delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, comprese le strutture di ospitalità e lungodegenza, le residenze sanitarie assistenziali, gli hospice, le strutture riabilitative, le strutture residenziali per anziani, anche non autosufficienti.

Sono esonerati i bambini fino a 6 anni e chi ha patologie o disabilità che rendono impossibile l’utilizzo della mascherina.

Per quanto riguarda gli altri reparti e nelle sale di attesa la decisione sull’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie da parte degli operatori sanitari e visitatori resta a discrezione delle direzioni sanitarie, che possono disporne l’uso anche per le persone che presentino sintomatologia respiratoria.

Negli altri spazi ospedalieri senza dispositivo di protezione

In riferimento agli spazi ospedalieri al di fuori dei reparti di degenza (vale a dire bar, mense, spazi di attesa degli ascensori, pianerottoli, corridoi, percorsi connettivi da una parte all’altra della struttura) non sono più obbligatorie.

Negli ambulatori medici la decisione, dice l’ordinanza, resta alla discrezione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. E saranno le direzioni sanitarie e le Autorità regionali a decidere se far eseguire o meno il tampone diagnostico per l’infezione Sars-CoV-2 per l’accesso al Pronto soccorso.

Il Veneto sceglie la linea della prudenza

Se da ieri è scattata l’entrata in vigore delle nuove regole sull’utilizzo delle mascherine negli ospedali con l’allentamento della stretta e l’obbligo solo in determinati casi, la decisione sulle altre aree è demandata ai dirigenti sanitari dei singoli territori.

Così, l’azienda ospedaliera di Padova ha deciso di prescrivere l’obbligo di indossare le mascherine praticamente ovunque. Dovrà quindi essere indossata da tutti gli operatori, utenti e visitatori all’interno di tutti i reparti di degenza, Pronto Soccorso e ambulatori, negli altri spazi qualora in presenza di sintomatologia respiratoria.

Inoltre anche se l’ordinanza parla di tampone solo per l’accesso al Pronto Soccorso il policlinico universitario ne ha mantenuto l’obbligo in caso di ricovero urgente o programmato e in tutti i casi in cui, a giudizio del medico curante sia necessario per diagnosi o a scopo di tracciamento e sorveglianza.

Anche l’Ulss 2 Marca Trevigiana mantiene l’obbligatorietà ovunque. Per l’Ulss 3 Serenissima la scelta della Direzione è quella di assumere le nuove indicazioni adottando tutte le misure prudenziali che nell’ordinanza risultano facoltative. Resta dunque il tampone per i ricoverati e l’indicazione chiara agli utenti di utilizzare la mascherina in ospedale  che si aggiunge all’obbligo ancora vigente nei reparti  in cui sono ospitati pazienti anziani e fragili.

L’azienda sanitaria suggerisce lo stesso atteggiamento di prudenza  e quindi anche l’utilizzo della mascherina, alle strutture sanitarie non ospedaliere, in particolare alle residenze per anziani e alle sedi distrettuali negli spazi in cui si svolge l’attività sanitaria e laddove si concentrino molte persone.

Silvia Bolognini

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