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Legambiente presenta il suo Rapporto Ecomafia 2023

Legambiente presenta il suo Rapporto Ecomafia 2023

Storie e  numeri della criminalità ambientale in Italia

Scarti di rifiuti tossici nel cemento, abusivismo edilizio, appalti truccati, roghi dolosi.
Il 2022 ha contato ben 30 mila 686 reati contro l’ambiente, incrementando il numero rispetto al 2021 e arrivando fino a 84 al giorno.
Praticamente uno ogni tre ore e mezza.
E’ stato presentato oggi nella Sala della Regina, alla Camera dei Deputati, il Rapporto Ecomafia 2023 di Legambiente, premiato poi con la Medaglia del presidente della Repubblica.

Sempre peggio: il virus della corruzione ambientale e i 375 clan mafiosi censiti

I dati resi noti alla Camera non mostrano nulla di buono.
La situazione è infatti peggiorata, rispetto all’anno precedente, non solo per numero di reati penali ma anche in tema di illeciti amministrativi: 67 mila 030 (+13,1%).
“A pesare e preoccupare – scrive Legambiente sul suo Rapporto – è il virus della corruzione ambientale, con 58 inchieste censite dall’1 agosto 2022 al 30 aprile 2023 su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale”, così come “il numero e il peso dei Comuni sciolti per mafia, 22 quelli analizzati nel rapporto a cui si è aggiunto il recentissimo scioglimento di quello di Rende, in provincia di Cosenza, e la crescita dei clan mafiosi: dal 1994 ad oggi sono 375 quelli censiti“.

rapporto ecomafia 2023

Scendono i reati dei rifiuti, aumentano quelli legati al mare

Il giro d’affari resta altissimo: 8,8 miliardi di euro l’anno.
I reati legati agli appalti sono stati 12.216, rappresentando il 39,8% del totale, con una percentuale del 28,7% in salita rispetto al 2021.
Scende invece al terzo posto il ciclo illegale di rifiuti (5.606 reati, −33,8%) e di conseguenza passano al quarto posto, anch’essi in diminuzione, i reati legati a roghi dolosi, colposi e generici, che sono risultati 5207, -3,3%.
Segno che sono stati superati da affari più redditizi?
La classifica dei reati di Legambiente va di pari passo con quella delle regioni in cui se ne sono verificati di più. E in questo senso, ad occupare la prima posizione è la Campania, “che nel 2022 – ha denunciato Legambiente – ha contato 1.245 reati e da sola rappresenta il 26,3% del totale nazionale. Le persone denunciate e arrestate sono state 989, i sequestri 496, gli illeciti amministrativi 1.273 (+45,7% rispetto al 2021) e le sanzioni 1.247 (+42,7% rispetto al 2021)”.
Dopo la Campania, compaiono la Puglia (salita di due posizioni rispetto al 2021) con 559 reati, il Lazio, con 539 reati, la Calabria con 344 reati, la Sicilia, con 336 e l’Emilia Romagna con 271. Complessivamente, ha sottolineato Legambiente, le prime quattro regioni, a tradizionale presenza mafiosa, registrano un’incidenza dei reati connessi al mare.

rapporto ecomafia 2023

Le dieci proposte di Legambiente

Il Rapporto annuale di Legambiente è un ricchissimo serbatoio di dati sui reati ambientali e sull’ecomafia.
Ma vuole anche essere uno strumento fattivo, in modo tale che, accanto alla prevenzione e al controllo, si proceda con un quadro normativo “su scala internazionale” per affrontare la criminalità organizzata ambientale.
Per questo, oggi sono state presentate 10 proposte, a partire dalla revisione del “meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata”, di quanto previsto dal nuovo Codice degli appalti in modo tale da garantire il costante monitoraggio degli investimenti previsti per il PNRR“. Dal punto di vista legislativo, Legambiente chiede che sia approvato il disegno di legge contro le agromafie e che siano introdotti nel Codice penale i delitti contro la fauna. Ancora, che siano emanati i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente e che sia garantito l’accesso gratuito alla giustizia per le associazioni iscritte, come Legambiente, nel Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore.
“Mai come in questo momento storico – ha detto il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani,- si devono alzare le antenne per scovare inquinatori ed ecomafiosi. E bisogna farlo presto, dentro e fuori i confini nazionali, perché stiamo entrando nella fase operativa del PNRR. L’Italia può e deve svolgere un ruolo
importante perché la transizione ecologica sia pulita anche nella fedina penale, come prevede l’aggiornamento della direttiva sulla tutela dell’ambiente, da approvare entro la fine della legislatura europea”.

Consuelo Terrin

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