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L'avambraccio di Sant’Antonio è tornato a Venezia

L'avambraccio di Sant’Antonio è tornato a Venezia
Ph© Gianmarco Maggiolini

La reliquia di Sant’Antonio, dopo aver toccato diversi luoghi della terraferma veneziana ed essere stata esposta sull’altare del Santo a Padova, torna a Venezia, nella chiesa della Salute, dove è custodita da oltre 369 anni

Un viaggio simbolico per confermare il forte legame che unisce Venezia e Padova in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni dalla nascita di Venezia. È questo il significato del primo pellegrinaggio a Padova della reliquia di Sant’Antonio, iniziativa nata dalla collaborazione tra Patriarcato e Comune di Venezia, su invito del rettore della Basilica del Santo di Padova.

Un avambraccio del Santo, custodito nella Basilica della Salute dal 1652, è stato così esposto per una settimana sull’altare della basilica padovana. Qui è rimasto per tutto l’ottavario delle celebrazioni dedicate ad Antonio, iniziate domenica 13 giugno.

Da Venezia a Padova (e viceversa)

Sono stati il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, insieme al rettore della Basilica della Salute, don Fabrizio Favaro, e al rettore della Basilica del Santo, padre Oliviero Svanera, ad accompagnare la reliquia di Sant’Antonio per tutto il percorso via fiume verso Padova.

La reliquia di Sant’Antonio – Ph© Gianmarco Maggiolini

Lungo il tragitto di ritorno sono state compiute alcune brevi soste del corteo acqueo nei pressi delle parrocchie di Stra, Dolo, Mira e Oriago per dare occasione ai fedeli di salutare dalla terraferma il santo più amato a livello planetario. La reliquia ha anche “visitato” alcuni ospedali, tra i quali quello dell’Angelo di Mestre e l’ospedale di Dolo. Luoghi che, in questo lungo periodo pandemico, sono purtroppo venuti alla ribalta della cronaca per aver rappresentato spazi di sofferenza e di lutto.

Il breve pellegrinaggio dell’avambraccio di Sant’Antonio, la più insigne reliquia custodita al di fuori di Padova, si è concluso domenica con un corteo acqueo prima lungo il fiume Brenta, poi in Canal Grande dove è stata accolta in campo San Samuele dal Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, e dall’assessore alla Coesione sociale e al Turismo Simone Venturini. Come per il viaggio d’andata verso Padova, la reliquia è stata scortata dall’Arma dei Carabinieri che ha offerto supporto logistico e tecnico per la riuscita della manifestazione.

Il ritorno in Laguna

La reliquia è stata poi trasbordata sulla “Dogaressa bianca”. A bordo dell’imbarcazione storica della flotta del Comune per il trasporto dei Pontefici in visita a Venezia ha così compiuto l’ultimo tratto della “peregrinatio” lungo il Canal Grande sino alla Salute, dove il Patriarca ha presieduto una Santa Messa di ringraziamento.

Il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia con la reliquia di Sant’Antonio – Ph© Gianmarco Maggiolini

Nel corso della cerimonia religiosa, Moraglia ha ricordato il significato di questo viaggio di Antonio: “In luoghi feriti dal terribile dolore simbolo delle battaglie contro il virus, il passaggio del Santo rappresenta un momento di vicinanza a coloro che sono stati colpiti dalla malattia e dalla sofferenza fisica e morale. Antonio è vicino a chi soffre attraversando le acque nel segno della sua Santità, e la popolazione locale ha dimostrato grande entusiasmo al passaggio del Santo, espressione di fiducia in Dio che non lascerà mai il suo popolo senza verità offrendogli sempre la possibilità di poterla riconoscere”.

Venezia e Sant’Antonio

La devozione di Venezia a Sant’Antonio risale al 1652 quando la reliquia fu donata dai frati minori conventuali alla Serenissima, impegnata in una estenuante guerra contro l’Impero Ottomano. Gravemente minacciata dai Turchi nei suoi territori d’oltremare, circondata da potenze europee sempre più forti, nazionali, e, soprattutto, sempre più apertamente ostili alla sua autonomia, la Repubblica si concentrò nella difesa dei propri possedimenti, avviandosi al contempo a un lento declino politico. Il XVII secolo vide infatti Venezia ancora validamente impegnata nelle guerre di difesa dei propri confini marittimi, fronteggiando con successo i Turchi nella difesa della propria ultima grande colonia, Candia (Creta), tra il 1645 e il 1669.

L’isola, per la sua posizione strategica, rappresentava il più grande, il più importante e il più ricco avamposto veneziano nell’Egeo. Essendo parzialmente occupata dai Turchi, che ne assediavano la parte sotto il controllo veneziano, la Repubblica ricorse a tutti i mezzi diplomatici e politici a sua disposizione per uscire da una guerra sfibrante che stava minando le fondamenta economiche della Serenissima. Così anche il corpo di Sant’Antonio diventò un mezzo per coronare nuove alleanze nella speranza di raggiungere una tregua o, quantomeno, ottenere il rinforzo di altri eserciti o potenze non ostili.

Il voto e la reliquia

Nel 1651, su proposta di Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia e discendente di Marco Antonio Grimani, podestà di Padova tra il 1552 e il 1554, la Serenissima fece voto a Sant’Antonio per chiedere la cessazione delle ostilità e trovare nuovi alleati tra i reali europei che nutrivano simpatie per la Chiesa e per gli insegnamenti del Santo. Così, nell’erigendo tempio della Salute, progettato dal Longhena, si decise di realizzare un altare votivo ad Antonio.

La pala d’altare di Pietro Liberi rappresenta un’allegoria di Venezia in forma di nobile donna con abiti dogali che, in ginocchio, prega il Santo di Padova di intervenire soccorrendo le navi da guerra veneziane, che indica con una mano. Per sancire l’appoggio di Padova alla causa veneziana, i frati minori del convento del Santo donarono alla Serenissima l’avambraccio di Antonio.

Ph© Gianmarco Maggiolini

Nonostante le molte proteste dei Padovani, la reliquia fu comunque donata ed entrò a Venezia il 9 giugno 1652, via fiume. Il corteo fu talmente sfarzoso e fastoso che i cronisti dell’epoca lo descrissero con dovizia di particolari per il grande entusiasmo del popolo che accolse con inaspettato tripudio la reliquia, quasi si trattasse dell’arrivo di un grande personaggio vivente dell’epoca.

L’arrivo alla Salute

Dal reliquiario di S. Marco, dove fu inizialmente collocato, l’avambraccio fu poi trasportato con un’altra processione solenne alla Basilica della Salute, il 13 giugno dello stesso mese, lungo un ponte di barche gettato sul Canal Grande. Il tutto in presenza del Doge, di tutto il Senato, il Clero ed il popolo in festa. La tradizione restò intatta fino agli anni ’50 del secolo scorso, quando per la festa di Sant’Antonio si realizzava ancora un ponte votivo di barche per raggiungere più rapidamente la Basilica della Salute.

Il trasporto lungo il Canal Grande della reliquia di Sant’Antonio – Ph© Gianmarco Maggiolini

Da quando, 369 anni fa, la reliquia venne trasferita a Venezia, il Capitolo Metropolitano della Basilica Cattedrale di San Marco, con le Nove Congregazioni del Clero veneziano, continua comunque ininterrottamente a sciogliere ogni anno il voto con una Santa Messa e l’esposizione della reliquia.

 

Gianmarco Maggiolini

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