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Nel cuore del Mose, a 19 metri sotto il mare

Eppure, esiste.
Le sue paratoie riposano sul fondo del mare e non le abbiamo viste che in rare occasioni.
La sua cittadella è un’isola sconosciuta tra il Lido e Punta Sabbioni. Non ci si può andare. Non per ora, almeno, anche se in futuro parte di essa diventerà pubblica.


Soprattutto, le sue gallerie sono dei lunghi tunnel sotterranei che attraversano la bocca di Porto del Lido.
La più ampia delle tre che il sistema interessa.
Sono 30 anni che si sente parlare del Mose e se ne sono udite di tutti i colori. Ora che alla fine dei lavori mancano però pochi punti percentuali, che i test fatti hanno dato risultati positivi, che i prossimi appuntamenti sono cadenzati e che ci è stato detto che, in caso di emergenza, già da giugno il sistema potrebbe essere attivato, siamo andati a vederlo.

 

La galleria

Il cuore del sistema Mose è la sua galleria principale. Caschetto in testa, scendendo i duecento gradini di strette rampe di scale in calcestruzzo, si arriva a 19,05 metri sotto il mare.


Un percorso che si arricchisce di aspettative man mano che si prosegue nella discesa. A scandire le tappe verso la profondità sono le quote indicate di volta in volta da dei semplici cartelli bianchi affissi al muro: 3,34; 7,18; 11,02; 15,04; 19,05. Finalmente, ad  attenderci, un tunnel lungo 400 metri che rende quanto mai concreta la vita del Mose.
La prima constatazione sugli eventi della giornata, iniziata con la visita della cittadella, è proprio questa: “eppure, esiste”.

 

La vita del Mose

Mentre fuori si chiacchiera sul Mose, si dibatte sulla sua utilità o inutilità, si argomentano dati tecnici, previsioni e quant’altro, dentro, nella cittadella del Mose, squadre di uomini lavorano, pezzi di Mose vengono manutenuti, enormi bobine di cavi colorati vengono srotolate, le paratoie vengono provate.
C’è vita in questo grande cantiere tra terra e acqua, anche in profondità.


Qui sotto, ci sono tutti gli impianti di movimentazione delle paratoie, ma soprattutto ci sono gli elementi connettori  dell’opera, le cerniere che collegano le paratoie alle strutture di calcestruzzo. Percorrere il lungo corridoio sotterraneo sovrastato dai larghi tubi in acciaio degli impianti di aereazione, di condizionamento, antincendio e sbirciare tra le celle laterali scorgendo reticoli di valvole e manometri, sorta di enormi pistoni in acciaio inox che scopriamo invece essere i “famosi” tensionatori, quelli che collegano la paratoia alla base che connette maschio e femmina delle cerniere, è una continua scoperta.

“La vita utile di calcolo è di 100 anni –spiega il direttore del cantiere Alessandro Soru  ricordando le modalità di funzionamento del Mose – La progettazione di quest’opera è italiana al 100% e non c’è dubbio –risponde alla domanda di un giornalista spagnolo – il Mose rappresenta un’unicità al mondo”.

A partire dalla “cittadella del Mose”dove, nelle basse costruzioni in cemento armato, ci sono gruppi elettrogeni, trasformatori di corrente, compressori e pompe di raffreddamento ; tutto doppio, perché in caso di emergenza tutto dovrà essere funzionante, fino alla galleria sotto il mare, che potete vedere personalmente nel nostro video.

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