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L'Italia torna a volare. Marco Polo e Canova in rimonta

L'Italia torna a volare. Marco Polo e Canova in rimonta

La voglia di normalità vola. Soprattutto verso destinazioni inondate dal sole e dal caldo: aria aperta e sensazione di libertà così tanto sbandierata, corteggiata, brandita nell’ultimo anno e mezzo nella speranza di lasciarsi alle spalle una stagione quasi da Medio Evo, almeno dal punto di vista sanitario.
Lo scenario è quello degli aeroporti veneti, a cominciare dal Marco Polo di Venezia che nel 2019, al massimo di una formidabile espansione con ricadute positive su tutta l’economia regionale, aveva fatto segnare quasi 12 milioni di passeggeri. E il Canova di Treviso, reduce da una chiusura forzata vicina ai 15 mesi, acrreditato di 3,3 milioni di transiti. Poi la vertiginosa picchiata. Per tutti, non solo in Italia. Da Schipol ad Amsterdam a Madrd; da Heathrow al JFK o il La Guardia a New York.

L’inversione di rotta

Ma l’inversione di tendenza è già avviata.
In ritardo e con molte cautele, ma i flussi tornano ad esprimere volumi interessanti.
Un motivo in più per” indurre le compagnie aeree a riproporre molti collegamenti sospesi o valutarne di nuovi”.
E’ il quadro delineato da Camillo Bozzolo, Direttore commerciale Aviation del gruppo Save. Non ha mai lasciato il suo ufficio al terzo piano della “palazzina comando” della Save a Tessera (Ve) per monitorare i numeri della discesa prima, dello stallo poi e della ripresa ora.

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Il direttore commerciale Aviation del gruppo Save Camillo Bozzolo

E finalmente fanno ben sperare: il Marco Polo da solo si avvicina ormai ai 9mila passeggeri giornalieri, ma è il “rinato” Canova che mostra i muscoli.

La rimonta del Canova

Se il 1. giugno se ne contavano 1.500, domenica scorsa erano 4.700 con un trend in rapido aumento. Voli soprattutto nazionali Italia su Italia, avverte Bozzolo, nonostante alcune destinazione europee a medio raggio. Discorso che vale anche per il Marco Polo.
“Il perché ha radici lontane. Almeno da gennaio scorso, quando noi eravamo pronti ma a scombinare le carte sono stati i ritardi nei vaccini, la comunicazione governativa incerta, la conseguente scarsa fiducia dei potenziali turisti ma pure del viaggiatore business e la naturale frenata delle compagnie che per motivi economici non hanno ripreso a volare, a  offrire la gamma completa di destinazioni, tagliando sul numero di aerei”.

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Il turismo vira a sud

E questo spiega, almeno in parte, continua il top manager di Save, il perché stiamo assistendo a grandi flussi verso Sicilia, Sardegna, il Sud in genere, ma anche Grecia o Spagna. E’ vero siamo in estate, ma la scarsità di opzioni favorisce l’asse nord-sud anche per il traffico dall’estero.
Nell’estate 2020 quando, rischiando come si vide da ottobre, l’Italia e in genere l’Europa rilassò le restrizioni, il Marco Polo registrò un’impennata del traffico interno che da una media pre-covid del 20% passò a oltre il 50%.
Quest’anno con un’offerta più ampia la percentuale non dovrebbe essere così alta, ma c’è da considerare anche un altro aspetto.

L’anticipo di Grecia, Croazia e Islanda

“Mentre il resto d’Europa, si dibatteva fra vaccini che non arrivavano, mascherine sì o no, zero voglia di finire in quarantena o in ospedale, Grecia, Croazia e Islanda giocavano d’azzardo anticipando fin da marzo le regole di quello che sarebbe diventato il “green pass” UE e si preparavano ad accogliere i visitatori. Morale: drenato un mercato di vacanzieri, anche americani, che riempiono i voli per destinazioni certamente non al top delle richieste. Penalizzando anche l’Italia”. Paradossalmente, Delta Air Lines, pioniere dei voli a stelle e strisce sul Marco Polo, atterra regolarmente all’aeroporto di Dubrovnik ma Venezia è tuttora off-limits.

A luglio di nuovo collegamenti con l’America

Gli americani arrivano, ma noi non possiamo ancora andare in Usa.
Delta tornerà a farsi vedere in laguna dal 3 luglio, prima trisettimanalmente e quindi giornalmente e dal 1. agosto riparte anche con il collegamento per Atlanta.
United non pervenuta, così come Air Canada e Transat, che raddoppiava su Toronto e Montreal.
Verso est ritroveremo dal 1. luglio la sola Emirates su Dubai; Qatar sarà sulla pista dell’aeroporto veneziano in inverno mentre sul fronte Asiana (repubblica di Corea) tutto tace. Infine, la martoriata America latina: nessun volo diretto da Venezia nonostante la consistente colonia veneta e friulana in paesi come Brasile o Argentina, ma la ripresa dei flussi secondo alcuni analisti non avverrà prima di tre anni.

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L’Inghilterra: una perdita importante

Impossibile prescindere poi dal capitolo Inghilterra con la rapida recrudescenza di pericolose varianti e l’effetto Brexit.
La Gran Bretagna pre-covid fra Venezia e Treviso valeva più di dieci destinazioni con una quota di circa il 10% sul traffico complessivo, oggi tutto da riconsiderare nonostante la curiosità per la Torre di Londra o il Castello di Edimburgo o le partite dell’Europeo di calcio.
“Scontiamo ritardi e incertezze che ora impattano con la voglia di viaggiare della gente già al sicuro perché vaccinata – sottolinea Bozzolo – quindi si punta molto sulle low cost che in prospettiva recupereranno terreno in attesa delle major per il lungo raggio che significa anche una clientela business, percentualmente molto significativa qui nel Nordest e di cui proprio il Marco Polo è sempre stato il vero hub”.

Obiettivo collegamento su ferro con Venezia

Un hub “azzoppato” però, “lame-duck” in inglese. Perchè ancora senza un collegamento veloce su ferro con Venezia, ovvero Mestre. Bozzolo pensa al 2026: “Guardiamo ai sistemi di Amsterdam, Zurigo, pensiamo a Hong Kong, alla Muni di San Francisco o al Maglev di Shanghai a 431 km/ora quasi una velocità da aereo per prendere l’aereo.
La scadenza delle Olimpiadi invernali di Cortina e Milano, evento che porterà qui tutto il mondo, deve saper imprimere un’accelerazione decisiva al progetto per fare del terzo aeroporto intercontinentale d’Italia, un hub completo. Confidiamo anche sui programmi “green” e di mobilità sostenibile del Pnrr. Senza dimenticare poi che la cerimonia di chiusura si terrà a Verona (con Save già al 41% di Aeroporti del Garda e quindi anche del Catullo, ndr) con la mobilitazione di due scali che dovranno però fare i conti con la forte concorrenza di Malpensa, Bergamo e anche Bologna. Marco Polo e Catullo dovranno essere altamente competitivi anche nella logistica al servizio del passeggero”.

Agostino Buda

 

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Tag:  turismo