Il co-working veneziano “Studio 2091” diventa un docufilm in concorso al Bellaria Film Festival

A Venetian Story
Nella foto in alto: A Venetian Story :gli artigiani nel loro studio. Da sinistra: Masaru Kashiwagi, Andrea Buffolo, Alexandra Van Der Leeuw e Camilla Morelli.

A Venetian Story

Se la crisi incalza, bisogna correre ai ripari.
Ecco perché gli spazi per il co-working sembrano essere la nuova tendenza, anche per i lavori creativi.
Quello che non ti aspetti, però, è che possa nascere uno spazio per il lavoro condiviso a Santa Croce, a Venezia e che a viverlo siano quattro artisti totalmente diversi da loro e provenienti da differenti parti del mondo. E’ questa la storia che ci racconta “Studio 2091 – A Venetian Story”, in concorso alla 38esima edizione del Bellaria Film Fest.

La voce dei protagonisti: un amore sconfinato per Venezia

“Mi sento sempre con un piede in acqua e uno in terraferma”: è così che commenta uno dei misteriosi artigiani che sentiamo nel trailer di “Studio 2091- A Venetian Story”.
La voce fuori campo ci prende per mano e lascia che a parlare non sia il volto del singolo ma le immagini che scorrono di una quotidianità in cui viene voglia di tuffarsi.
Le luci romantiche di Venezia, il riflesso sull’acqua, lo studio che si affaccia sul canale e il lento trascorrere della tradizione che passa tra le mani degli artigiani, ognuno con la propria storia. C’è Andrea Buffolo, un fotografo – alchimista che con le sue tecniche tra il moderno e l’antico riporta luce e colore ai suoi scatti. Ma c’è anche Masaru Kashiwagi, scultore giapponese che vive e lavora in laguna da ben 35 anni. C’è Camilla Morelli, valtellinese che disegna borse e accessori e li realizza con vele in disuso e che ha deciso di trasferirsi a Venezia per la vicinanza al mare. Infine, c’è Alexandra Van Der Leeuw, artista olandese che vive a metà tra la laguna e l’Aia.

Un fil rouge che annulla le differenze

“L’ombra è il riflesso del mio sentimento” spiega Masaru parlando del suo lavoro di scultore. E basta questa breve frase, così carica di passione, per tracciare il fil rouge che lega questi artisti non solo alla città, di cui sono profondamente innamorati, ma anche tra di loro.
Condividere uno spazio vuol dire essere pronti al confronto, imparare a modellare il proprio carattere per andare d’accordo con gli altri e, soprattutto, avere continue occasioni di crescita personale e professionale.

Tutto parte da Kickstarter…

“Studio2091 – A Venetian Story” (Italia, 60’) è una produzione di Vincenzo Capobianco (Storiedichi s.r.l) per la regia di Naù Germoglio e scritto da Susanna Nasti e Silvia Zanardi. Il progetto parte nel 2017: tantissima la voglia di raccontare questo spazio ma pochissimi i finanziamenti.
Che fare? Inizia immediatamente la campagna fondi su Kickstarter: grazie a 108 sostenitori è possibile raccogliere 10.545 euro (poco più della cifra richiesta) per poter documentare la vita degli artisti. Si parte: le prime riprese in Olanda, all’Aja, la città di Alexandra , poi il viaggio a Tokyo per scoprire i luoghi in cui è cresciuto Masaru e infine le riprese a Venezia.
I finanziatori, insieme a diversi partner (Berengo Spa, Printmateria e Limosa – Slow Venice) hanno permesso alla troupe di realizzare il proprio sogno e regalarci questo docufilm davvero originale.

Studio 2091
Studio 2091

Sull’isola sì, isolati no (o magari solo per un po’)

Il cellulare a volte non prende bene e la rete wifi non funziona. Non ci sono tavoli per le riunioni né computer accesi: ciò che conta è l’arte e il flusso di idee continuo che nasce dal lavoro manuale dei quattro protagonisti di “A Venetian Story”.
Uno spazio per il co-working decisamente originale che sorge in una città unica, ma anche costosa e piena di difficoltà in cui però ogni ostacolo può essere superato.
Scena dopo scena, i protagonisti raccontano come Venezia rappresenti per loro l’unico posto in cui potersi esprimere a pieno e sentire liberi di esercitare la propria arte.
Ed è bello proprio così: perché, ad esempio, quando si apre la porta non sai mai chi potrebbe essere ma anche perché l’arte prende vita tra il rumore di una macchina da cucire e un trapano che ogni tanto scompiglia i pensieri degli altri.

Studio 2091
Studio 2091

Tutto pronto per il Bellaria Film Festival

Il tema scelto per questa 38esima edizione del festival, diretto da Marcello Corvino, riprende l’articolo IX della Costituzione :“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
A Venetian Story” è stato scelto proprio perché perfettamente coerente con l’idea di preservare il patrimonio artistico della nazione ed è per questo che concorrerà con altri 25 film documentario. I film, a loro volta, sono suddivisi in due categorie: 20 nella sezione Bei Doc e 5 nella Bei Young Doc, riservata a registi under 30.
L’appuntamento è dal 23 al 27 settembre 2020 a Bellaria – Igea Marina.

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