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Il “fuggiasco di Ercolano”: il nuovo ritrovamento che ci parla dal passato

Il “fuggiasco di Ercolano”: il nuovo ritrovamento che ci parla dal passato
Scheletri del sito archeologico di Ercolano @Ansa @Ciro Fusco

La Storia continua a parlarci dell’uomo anche attraverso i secoli, soprattutto nei luoghi dove la natura ha vinto lo scorrere del tempo.
Uno di questi è il Parco Archeologico di Ercolano, dove venerdì 15 ottobre è stata rivelata la scoperta di un nuovo scheletro, riesumato al di sotto del muro di pietra lavica alto circa 26 metri, dove un tempo correva il lungomare della cittadina romana.

Ercolano
Il Parco Archeologico di Ercolano visto dall’alto

L’ultimo fuggiasco travolto dal magma

La scoperta del “fuggiasco di Ercolano” (possiamo ribattezzare così, per il momento, lo scheletro) è stata definita dal ministro della Cultura Dario Franceschini “sensazionale”.
“Si tratta davvero di una scoperta notevole  – spiega il direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano -. Innanzitutto perché si pensava di aver già ritrovato tutti i reperti umani del sito di Ercolano. L’ultimo ritrovamento è avvenuto tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, quando vennero riportati alla luce i resti di 300 umani ammassati nei magazzini affacciati all’antico arenile. Poi perché è eccezionale lo stato di conservazione in cui si trova quest’ultimo fuggiasco”.

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Il direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano

Le ossa, infatti, appaiono di color rosso in quanto il calore della lava ha impresso i globuli rossi sullo scheletro del malcapitato, presumibilmente un uomo tra i 40 e i 45 anni che stava fuggendo verso il mare ed è stato travolto dalla corrente di magma.

Lo scheletro del fuggiasco di Ercolano @Ansa @Ciro Fusco

Il muro di pietra lavica che ha custodito il vecchio lungomare

La scoperta, arrivata dopo 25 anni dagli ultimi scavi effettuati nel sito, è legata all’allestimento di un nuovo percorso volto proprio a riportare “in vita” la passeggiata sull’antica spiaggia romana, completamente conservata dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
“Il “muro di lava” sotto il quale è stato ritrovato l’antico scheletro era un flusso piroclastico diventato poi tufo. Dove si colloca ora questa parete, una volta vi era il lungomare di Ercolano – racconta Sirano -. L’eruzione del Vesuvio ha fatto sì che il conseguente ‘fungo atomico’ collassasse su parte della città e su una porzione di mare, ‘spostando’ la costa di 500 metri e creando un alto muro di pietra lavica ”.
Il Fuggiasco è stato ritrovato con la testa rivolta al mare; probabilmente, nel tentativo di mettersi in salvo, si girò quando sentì la morte rovinargli addosso.

Dai flussi piroclastici una fotografia della società del tempo

Ritrovamenti come questo possono aggiungere nuovi tasselli a ciò che già sappiamo della storia di Ercolano.
“I flussi piroclastici come quello del Vesuvio riescono a darci un’istantanea della vita comune nell’Impero Romano, un quadro della società medio-bassa che si discosta dalle fonti letterarie (solitamente rivolte alle alte sfere). Questa scoperta può gettare nuova luce sull’organizzazione dei centri municipali, soprattutto nel caso di Ercolano: sappiamo che fu una città il cui fulcro erano i Liberti (gli schiavi liberati, ndr), quindi potremmo avere ulteriori informazioni sulla loro vita, quali lavori facevano, dove abitavano. Possediamo già otto archivi riguardanti la vita di Ercolano, la quale si fermò nel 79 d.C. Inoltre, dal punto di vista dell’eruzione, sarà possibile avere ulteriori dettagli sulle sue dinamiche e le temperature raggiunte”.

Nuove tecnologie, nuove scoperte

Tutto ciò sarà possibile grazie alle innovazioni tecnologiche sviluppate negli ultimi 25 anni, ovvero dall’ultimo scoperta antropologica nel sito di Ercolano.
“Grazie a questi nuovi strumenti possiamo effettuare scansioni sub-millimetriche, indagare sulle modalità di caduta dello scheletro, se questo è stato avvolto dalla nube vulcanica o meno. In questo momento – anticipa Francesco Sirano – stiamo prelevando il pane di terra che comprende lo scheletro e i suoi oggetti, ritrovati vicino al fianco destro e alla mano sinistra, per continuare lo scavo in laboratorio e consentire alle nuove tecniche di restauro di ripristinare nel modo più fedele possibile lo scheletro originale e i suoi averi. Una delle maggiori novità sarà l’analisi dei resti ossei, soprattutto del collagene e del dna. Una volta si pensava che le alte temperature degradassero tutto; oggi possiamo analizzarli per dare ulteriori risposte dal punto di vista biologico e antropologico”.
Avranno mai fine le ricerche nel sito di Ercolano?
“Considerando l’avanzamento tecnologico e gli scavi che ancora si possono effettuare nella zona, la ricerca ad Ercolano non avrà mai fine: ha ancora molti margini di scoperta”.
Come se un giorno non fosse mai passato, verrebbe da aggiungere, e l’eternità avesse vinto sul tempo che scorre.

Damiano Martin

 

 

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Tag:  archeologia