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CREATIVITÀ, VETRO E LUCE

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Tutta l’arte muranese nelle creazioni dell’azienda Signoretto Lampadari del Maestro Gianni Signoretto: «la cosa più importante di un mestiere artigianale come il nostro è la voglia di imparare e di crescere sempre»
La magia del vetro di Murano si coniuga in una infinità di modi. Una delle declinazioni più affascinanti risiede nella creazione di lampadari. Oggetti unici, in grado da soli di caratterizzare un intero ambiente. Chi negli anni si è specializzato in questo settore è la fornace Signoretto Lampadari, creata e gestita da Gianni Signoretto assieme alla moglie e ai tre figli. «L’azienda è nata 22 anni fa e fin dall’inizio ho voluto con me i miei figli. Senza di loro non avrebbe avuto senso aprirla – spiega Gianni Signoretto, 66 anni, un amore infinito per il vetro, per la natura dalla quale trae ispirazione ed in particolare per i girasoli che ne caratterizzano la sua cifra stilistica – ho iniziato a lavorare il vetro a 11 anni e ho avuto il privilegio e la fortuna di veder lavorare tutti i migliori maestri muranesi. I lampadari invece ho imparato a produrli a 35 anni da Giusto Nichetto. Ho capito subito che era un prodotto adatto alle mie mani e che stimolava la mia creatività. Così quando lui negli anni ’80 è andato in pensione ho raccolto la sua eredità artistica».
Cos’è secondo lei che rende unici i maestri vetrai muranesi? «Chi lavora industrialmente lavora dalle 8 alle 17 e finito il lavoro stacca completamente. Il vero maestro vetraio, invece, alle 17 inizia a pensare cosa fare il giorno seguente. Non bisogna mai pensare di essere arrivati, per me il vetro è infinito. Quando si pensa di aver capito tutto del vetro significa che non si è capito nulla. È questo il motivo per cui una frase che ripeto spesso è che il più bel lampadario che ho fatto è quello che devo ancora fare. L’aspetto più importante di un mestiere artigianale come il nostro è insomma la voglia di imparare e la voglia di crescere sempre. Da questo punto di vista mi sembra che le nuove generazioni purtroppo non siano così stimolate da queste sfide come lo eravamo noi. Poi è chiaro che ci vogliono anche le qualità ed è per questo che io dico sempre “tutti possono diventare maestro, ma artista si nasce”».
Come fotograferebbe l’evoluzione del mercato del vetro degli ultimi anni? «Il mercato ha risentito, oltre che della crisi che ha colpito ogni settore, anche della poca chiarezza sull’origine delle produzioni soprattutto in relazione ai paesi concorrenti. Fortunatamente ora grazie alla comunicazione le cose stanno migliorando e anche il mercato sta recependo che l’eccellenza rimane solo qua. Il vetro di Murano va per me protetto così come è sempre stato nella sua storia quando la Serenissima vietava addirittura ai muranesi di spostarsi dall’isola. Questo preservarne la tradizione è ciò che ha contribuito a far crescerne il valore. E oggi la mia opinione è che ne vadano preservate il più possibile le caratteristiche artigianali».
Il rilancio del vetro passa anche attraverso iniziative come il Premio Murano che la Scuola del Vetro Abate Zanetti ha riproposto dopo oltre vent’anni? «Fa piacere vedere che c’è voglia di investire con serietà e dedizione in iniziative come questa che contribuiscono a valorizzare l’artigianalità del vetro. Inizialmente pensavo che il lavoro non mi avrebbe lasciato il tempo di partecipare poi però l’emozione di sentirsi in gara è stata una stimolo enorme. D’altronde il vetro è una sfida continua e ci si sente sempre giovani se ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da inventare. Così è a Murano dove chi ha la fortuna di arrivare a contatto con i maestri vetrai può rendersi conto che qui non si finisce mai di lavorare, di parlare e di confrontarsi sul vetro. In altre parole si vive di vetro 24 ore su 24».
Le caratteristiche artigianali dell’arte del vetro si rispecchiano anche nelle dimensioni della vostra azienda… «Quando l’azienda è stata fondata ci lavoravano 7 persone, oggi siamo in 10 e non ci siamo ma scostati da questi numeri. Perché questa è la nostra dimensione e questa è la nostra volontà. La nostra azienda, per esempio, non ha mai avuto un designer. Tutto nasce da noi ed è la natura stessa a fornirci spunti e ispirazione. Questo però ci ha permesso ugualmente di creare lampadari che vanno dai mille ai centomila euro e abbiamo venduto a una clientela molto diversificata: dalle catene di hotel di lusso, al Presidente dell’Indonesia. Oggi abbiamo per esempio un’ottima collaborazione con lo stilista tedesco Philipp Plein che sta aprendo una serie di negozi monomarca nel mondo tutti caratterizzati dalla presenza di lampadari da noi realizzati».
Com’è cambiato il vostro modo di rapportarvi con il mercato? «Fino a 6/7 anni fa lavoravamo quasi esclusivamente conto terzi, oggi però è cambiato il modo di presentarsi. Quello che ci permette di avere stabilità è il fatto di poter creare il prodotto assieme al cliente, sia pure su nostra guida. In altre parole siamo in grado di creare un prodotto ad hoc assieme al committente».
Dopo una vita passata a creare con il vetro quale futuro vede per la sua azienda? «A chi mi chiede “dopo di te cosa succederà?” io rispondo che non cambierà nulla perché ci saranno i miei figli, che hanno le mie stesse capacità, a continuare la tradizione. Questo è l’aspetto più bello dell’azienda familiare. Questo per me è il vero significato della parola continuità».
DI PIETRO POLO

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