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Creatività italiana. Arrivano in Veneto 500 maschere per respirare

Creatività italiana. Arrivano in Veneto 500 maschere per respirare

Ingegno, innovazione e generosità: tutti insieme contro il coronavirus

Chi l’avrebbe mai detto che quella maschera usata in mare per fare snorkeling potesse diventare un efficace respiratore? Che un’azienda produttrice di valige si convertisse alla produzione di mascherine in pelle? Che i Fab Lab, i laboratori di fabbricazione digitale, si trovassero a far rete contro il coronavirus?
Accade questo in Italia e nel Veneto, dove di fronte a un nemico invisibile non si arretra e si affinano anzi le idee per trovare soluzione ai tanti problemi che, insieme alle sofferenze, ha portato.

Da maschera a respiratore

La creatività, unita all’innovazione, può fare molte cose.  Il team dell’azienda bresciana Isinnova  facente capo a Massimo Temporelli e all’ingegner Cristian Fracassi, seguendo l’idea del medico Renato Favero  ha scoperto infatti che le maschere da snorkeling “Easybreath” possono essere facilmente modificate in respiratori.

 

Basta togliere lo “snorkeler” (il tubo usato dal subacqueo per continuare ad avere il contatto con l’aria esterna una volta immerso) e sostituirlo con uno snodo che ospita i tubi di ossigeno e aria.  Detto, fatto.

Diecimila maschere e lo stampo della modifica in donazione

Alla prima buona notizia, ne è seguita un’altra: il pezzo da sostituire può essere facilmente realizzato con una stampante 3D. Decathlon (la rete di negozi che commercializza le maschere) e Isinnova, (l’azienda che ha prodotto lo stampo dello snodo modificato) hanno quindi unito le forze con una donazione che consentirà all’Italia di avere 10 mila nuovi e inediti respiratori da distribuire tra le varie regioni, dove si provvederà alla replica industriale della modifica da fare secondo lo stampo. 500 di questi sono in arrivo in Veneto.

Tanti progetti contro la pandemia: la rete dei Fab Lab

Sono numerosi, in tutto il mondo, i progetti avviati per aiutare a contenere la pandemia.
Puntando sulla rete dei Fab Lab, le “biblioteche del saper fare”, il Veneto ha quindi pensato di raccogliere e diffondere le proposte più innovative attraverso un portale.

I rappresentanti della rete Fab Lab del Veneto

A breve sarà presto attiva, sul sito istituzionale della Regione, una “landing page” dei progetti globali cui la stessa rete dei Fab Lab può aderire e attingere per tradurli sul territorio veneto in soluzioni concrete per contrastare il covid-19. “Il movimento “maker” – commenta Andrea Boscolo, manager di Fablab Venezia – è da sempre impegnato in progetti di “open innovation”. E la rete dei Fab Lab è un’infrastruttura locale per attività “open” per tutti gli strati della popolazione”.

Una finestra sul mondo per la condivisione dei saperi

La lista dei progetti “opensource” a livello mondiale è una lista aperta, perché punta in primo luogo alla condivisione dei saperi. Opportunità, offerte dalla cosiddetta “rivoluzione digitale”, che si vogliono rendere fruibili al maggior numero di persone. In questo frangente, il sistema dei Fab Lab si mette al servizio di un’emergenza specifica, come quella sanitaria, proprio per tradurre in concreto, attraverso la propria creatività e con la collaborazione di imprese e istituzioni, le migliori pratiche provenienti dal mondo.

La lista dei progetti mondiali “open source” per la realizzazione di respiratori hackerando sistemi esistenti

“Hackerare” con competenza i sistemi esistenti offre infatti la possibilità di trovare nuovi supporti per la respirazione e il contrasto al coronavirus, ma anche software che consentano la migliore analisi dei dati. “La solidarietà veneta – ha commentato il vicepresidente del Veneto, Gianluca Forcolin – si esprime anche nel mondo della tecnologia e con la open innovation”.

I progetti veneziani

Fa parte della rete anche Fablab Venezia, che ha sede al Parco Scientifico Tecnologico Vega. Noto nella rete internazionale di fabbricazione digitale e innovazione sociale, in questo frangente il Fab Lab di casa è già impegnato in alcuni progetti specifici. Tra questi, la realizzazione di visiere protettive autoprodotte con macchina a taglio laser e stampanti 3D. Ma anche la realizzazione di infografiche e data visualization, con l’utilizzo di stampanti 3D, sui dati reali del contagio. Progetto, quest’ultimo, che si inserisce nell’ambito di un altro progetto della Regione, denominato Innovation Lab.

Una stampante 3D

Creatività e impresa

La creatività si esprime anche attraverso la capacità di ripensare e innovare la propria impresa per fornire il proprio aiuto nell’emergenza. Sono sempre più gli esempi di ditte che convertono la produzione in modo da contribuire al superamento della scarsità di prodotti fondamentali per contrastare il contagio. Un esempio ne è l’azienda Terrida di Spinea che, accanto alle abituali borse e valigie, ha avviato una temporanea produzione di mascherine protettive in pelle.

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