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Covid: la variante Cerberus diventerà dominante

Covid: la variante Cerberus diventerà dominante

Già raggiunto il 7% dei casi sequenziati in Italia. Il Ceinge di Napoli: “Presto un raddoppio”

Cerberus” è arrivata anche in Sardegna. E presto, ammette il Centro europeo per il controllo delle malattie Ecdc, diventerà la variante di Sars-CoV-2 dominante in Europa.
La sottovariante della “famiglia” di Omicron catalogata con la sigla BQ.1.1 è del resto già arrivata al 7% del totale dei sequenziamenti effettuati in Italia, contro il 93,7% di Omicron 5 e l’1,8% di Centaurus.
Inoltre, secondo gli studiosi del centro di ricerca e diagnostica molecolare Ceinge di Napoli interpellati dall’agenzia Ansa, “è ipotizzabile un trend di crescita della sottovariante BQ.1.1 con raddoppio a breve”.

Le previsioni dell’Ecdc

Lo scenario previsto nell’ultimo aggiornamento epidemiologico pubblicato dall’Ecdc, che ha riscontrato l’elevata circolazione del virus con le relative mutazioni specifiche di questa forma, è quello in cui BQ.1 (la “Cerberus” vera e propria) e la sua sottovariante BQ.1.1 diventeranno il ceppo dominante in Europa tra metà novembre e inizio dicembre.

Cerberus, nell’ultima settimana, è circolata in tutta Europa, ma soprattutto in Francia, dove ha raggiunto il 19% del totale delle sequenze genetiche, seguita da Belgio (9%), Irlanda (7%) e Olanda (7%). In Italia, il dato del Centro europeo è del 5%. Ma, nella banca dati Gisaid, la quota di sequenze depositate dal nostro Paese riconducibili a Cerberus ha già toccato il 7% il 10 ottobre.

cerberus

Le caratteristiche di Cerberus

Gli studi preliminari di laboratorio effettuati in Asia su BQ.1 hanno evidenziato una capacità di eludere in maniera significativa la risposta del sistema immunitario. Va però detto anche che, in base ai pur limitati dati clinici al momento disponibili, mancano ancora i riscontri che l’infezione provocata da Cerberus possa essere più grave di quelle causate da Omicron 4 e 5.

La variante, che presenta 3 mutazioni sulla proteina Spike, ipotizzano gli esperti, potrebbe però essere un grado di “bucare” la protezione garantita dai vaccini di prima generazione. Inoltre potrebbero essere particolarmente elevati sia la capacità di replicazione che il ritmo di diffusione, anche perché quest’ultimo potrebbe essere sottostimato per possibili difficoltà dei test rapidi di rivelare la presenza del virus.

Il rischio di nuove ondate

I ricercatori napoletani invitano dunque a monitorare con attenzione i dati delle ospedalizzazioni delle prossime settimane, perché non si può escludere il rischio di nuove ondate di infezioni. Del resto, Sars-CoV-2, come tutti i virus, continua a cambiare, per eludere le protezioni umane.
E proprio il caso della Sardegna deve far riflettere: insieme a BQ.1 e BQ.1.1, l’azienda universitaria di Cagliari ha riscontrato anche la presenza in isola di una rara variante ricombinante, chiamata XBB.1, in cui si uniscono le caratteristiche di BA.2.75 (Centaurus) e BA.10.1.

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