Salute +

Coronavirus: tra vaccini in ritardo, nuove possibilità e la mascherina killer

Coronavirus: tra vaccini in ritardo, nuove possibilità e la mascherina killer

Pfizer-BioNTech ha ridotto di circa 165 mila dosi il nuovo invio settimanale di vaccini in Italia. La situazione penalizzerà diverse regioni, soprattutto il Nord-Est. Ma all’orizzonte si prospettano nuove opportunità, perché, oltre a quello di AstraZeneca, anche per il vaccino di Johnson&Johnson sembra avvicinarsi il momento del via libera. E si può dunque pensare a raggiungere l’immunità di gregge, anche se, come qualcuno ipotizza, la variante inglese comportasse la necessità a tal fine di una vaccinazione del 95% anziché del 75% della popolazione.

Meno dosi per l’Italia

È stato il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, a comunicare la notizia che Pfizer consegnerà questa settimana all’Italia 397.800 dosi rispetto alle 562.770 inizialmente previste. Una decisione, ha spiegato Arcuri in un comunicato, “unilaterale”.
Così come è stata presa unilateralmente dall’azienda la scelta di redistribuire il quantitativo di dosi tra i 293 punti di somministrazione attivi nel Paese.
Al riguardo, il consulente del ministro della Salute, Walter Ricciardi, non ha comunque mostrato particolari preoccupazioni, confidando un recupero del terreno perduto in pochi mesi.
Il ritardo è infatti legato a un potenziamento dello stabilimento belga dell’azienda e alla realizzazione di un nuovo impianto in Germania.

La nuova tabella della distribuzione dei vaccini PfizerBioNTech dopo il taglio di dosi

Le differenze tra regioni

La situazione ha però determinato sperequazioni, sottolineate tra gli altri dal presidente del Veneto, Luca Zaia.
Con una riduzione del 53%, passando da 46.800 a 22.230 dosi, il Veneto è infatti al terzo posto tra le regioni più penalizzate, alle spalle, in termini percentuali di Trentino Alto Adige (-58%) e Friuli Venezia Giulia (-54%). A completare il quadro del Nord-Est, il quarto posto dell’Emilia Romagna (-51%), unica altra regione con la Sardegna a registrare un dimezzamento del quantitativo inizialmente stabilito. Anche la Lombardia, in valori assoluti, ha perso circa quanto Veneto ed Emilia, ma le 25.000 dosi in meno sono il 25% del totale.
Mentre Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta hanno avuto la conferma delle quantità stabilite.

AstraZeneca: il 29/1 l’autorizzazione?

Entro una decina di giorni, intanto, l’Ema emetterà la sua valutazione sul vaccino di AstraZeneca. Se, come prevedibile, per il 29 di gennaio ci sarà il via libera dell’agenzia europea del farmaco, per febbraio si potrà contare su un terzo vaccino a fianco di quelli già approvati di Pfizer e Moderna. Un vaccino che, tra i vantaggi, presenta il minor costo e soprattutto la possibilità di una conservazione senza il rispetto della catena del freddo, che richiede congelatori speciali anche per il trasporto.

I due primi vaccini, basati sull’rna messaggero, sembrano avere una percentuale di efficacia leggermente superiore. Ma anche quello sviluppato a Oxford potrebbe arrivare attorno al 90%. Così dicono le sperimentazioni, anche se, con sorpresa degli scienziati, in caso di utilizzo per la prima somministrazione di solo metà dose (mentre con la dose intera si supera di poco il 60%). E l’Ema potrebbe approvare una o l’altra versione.

siero vaccino

Procede anche Johnson&Johnson

Un ulteriore passo avanti, anche se con tempi leggermente più lunghi, si potrà compiere anche con un quarto vaccino, che deve completare solo la terza fase di sperimentazione. Si tratta di quello sviluppato in Olanda da Johnson&Johnson. La Commissione Europea ne già opzionato circa 200 milioni di dosi.
Questo vaccino, oltre ad avere un prezzo più basso e a poter essere conservato più facilmente, consentirebbe di garantire la protezione del soggetto vaccinato con la somministrazione di una sola dose. È questo l’obiettivo cui punta la fase-3, attualmente in corso e la cui conclusione è attesa tra fine gennaio e febbraio.

La multinazionale statunitense ha nel frattempo da poco pubblicato sul New England Journal of Medicine i risultati delle prime due fasi di sperimentazione, che sembrano confermare le premesse positive. C’è, è vero, qualche ritardo nella produzione, che era iniziata in forma sperimentale parallelamente ai test. Ma le prime dosi potrebbero comunque arrivare per fine febbraio, anche se forse solo negli Stati Uniti, con un aumento delle quantità a partire dalla primavera.

In arrivo la mascherina che uccide il virus

È infine in dirittura d’arrivo la procedura che permetterà la commercializzazione in Europa di una nuova mascherina, realizzata dal nanotecnologo inglese Gareth Cave.
Al costo unitario di 1 euro, il dispositivo di protezione è in grado di eliminare il virus del Covid-19 per almeno 7 ore.
Nella sua formulazione a 5 strati, la mascherina aggiunge allo strato esterno idrorepellente anche un rivestimento in rame, che neutralizza chimicamente con i suoi ioni il coronavirus. I macchinari per la produzione sono già stati acquisiti e sono in grado di produrre fino a 5 milioni di pezzi al mese. Una volta ottenuto il marchio CE, le prime distribuzioni dovrebbero avvenire entro febbraio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.