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Caretta caretta, allarme nell' Adriatico: in una settimana, morte 25 tartarughe

Caretta caretta, allarme nell' Adriatico: in una settimana, morte 25 tartarughe
Tartaruga Caretta caretta

Da inizio anno gli spiaggiamenti sono già 73.  Intensificato il monitoraggio da parte di regione Veneto e Università di Padova

Le Caretta caretta sono la specie di tartarughe marine più presente nel Mar Mediterraneo e in alto Adriatico, ma anche la più a rischio estinzione per diverse cause, in particolare le attività umane.
Circa 60 mila esemplari finiscono accidentalmente catturati dagli attrezzi da pesca ogni anno. Per questo, sono costantemente monitorate.
E sono proprio gli ultimi dati a lanciare l’allarme degli esperti: se nel periodo tra il 2019 e il 2024 la media annuale degli spiaggiamenti si era attestata a 107,5 esemplari, il totale registrato nei primi mesi del 2026 ha già superato i due terzi della soglia. Ne sono state trovate infatti ben 25 in una sola settimana e 73 da inizio dell’anno. A destare maggiore preoccupazione è che nel conto mancano ancora i mesi più critici per questo fenomeno che sono quelli estivi e autunnali, come luglio e ottobre.

Difficile stabilire le cause degli spiaggiamenti di tartarughe marine

Anche se quest’anno finora si è fatto sentire maggiormente con un’anomala concentrazione in un periodo breve, quello degli spiaggiamenti delle tartarughe marine è un fenomeno comune del periodo – precisa Nicola Novarini biologo, ricercatore e conservatore zoologo al Museo di Storia naturale di Venezia Giancarlo Ligabue -. Le cause che li provocano possono essere varie, magari legate a patologie dell’animale, a inquinamento delle acque, in minima parte all’impatto con le barche a motore, ma soprattutto imputabili a interazioni con attività umane come la pesca a strascico e la presenza di reti abbandonate.”Bisogna precisare che il compito dell’Università di Padova di cercare di stabilirle è difficile – continua Novarini – in quanto quando l’animale muore va a fondo e vi rimane fino a quando non si gonfia di aria e sale in superficie, ma questo può avvenire a distanza di settimane, situazione che fa perdere importanti elementi di analisi. In ogni caso le carcasse degli animali recuperate vengono sottoposte a studi approfonditi da parte dell’ateneo patavino e degli enti coinvolti nel monitoraggio della specie”.

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Il progetto di gestione integrata

Numeri alla mano, gli spiaggiamenti di tartarughe marine Caretta caretta stanno evidenziando un progressivo incremento. A seguire da vicino l’evoluzione del fenomeno sono la Regione Veneto, l’Università di Padova e l’Ente Parco Regionale del Delta del Po, dove è stato rinvenuto il maggior numero di cadaveri, che negli ultimi mesi hanno rafforzato la rete di monitoraggio. Tra le tre forze è stata attivata una collaborazione per la gestione integrata della tartaruga Caretta caretta nel Nord Adriatico e per le relative azioni di mitigazione e controllo degli impatti sulla pesca e acquacoltura.

Un progetto che in particolare si concentra sul ruolo ecologico della Caretta caretta come possibile predatore naturale del granchio blu, specie invasiva causa di pesanti danni al comparto ittico e dell’acquacoltura. Nel contempo si sta lavorando anche per ridurre le interferenze con pesca e miticoltura. La Regione Veneto partecipa al progetto con un contributo di 96 mila euro su un complessivo budget di 113.500 euro, finanziato attraverso le risorse del Fondo europeo per gli Affari marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura 2021-2027.

Caretta caretta, una specie costantemente monitorata

Negli ultimi anni la presenza di caretta caretta nelle acque dell’Alto Adriatico è aumentata sensibilmente per il riscaldamento generale delle acque del mare, divento così compatibile con la schiusa delle uova – spiega Nicola Novarini – e sono stati segnalati recentemente anche due episodi di nidificazione, nel veneziano a Jesolo e nel rodigino a Porto Tolle.  Per quanto riguarda gli spiaggiamenti, numerosi nel delta del Po, vi arrivano portate dalle correnti”.

tartaruga

Nidificazione e presenze numerose sono segnali di una progressiva espansione verso nord del suo areale naturale che per il 97% è nel bacino del Mediterraneo Orientale, in Grecia, Turchia, Cipro e Libia. Gli esemplari che nuotano nei nostri mari sono sotto la stretta osservazione di Regione Veneto e Università di Padova che hanno ulteriormente rafforzato la rete di monitoraggio presentando lo scorso marzo il nuovo protocollo regionale per la gestione degli spiaggiamenti e dei possibili siti di nidificazione con il coinvolgimento di Capitanerie di porto, amministrazioni locali, enti scientifici e istituzioni.

Silvia Bolognini

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