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Alleati a quattrozampe nella lotta al Covid

Alleati a quattrozampe nella lotta al Covid
cane anticovid

La lotta contro il Coronavirus si arricchisce di un contributo non indifferente: quello dei nuovi alleati a quattrozampe.
Da un recente studio francese è infatti emerso come una razza canina in particolare, il pastore belga malinois, sia in grado di individuare i positivi al Covid grazie al suo fiuto.
Così come i cani anti-droga, i pastori belga malinois riescono a fiutare l’’odore del Covid’ dal sudore delle ascelle dei pazienti affetti, con un’efficacia del 95%.
Insomma, l’ultima arma per riconoscere il virus e bloccare il suo diffondersi arriva dal migliore amico dell’uomo, il cane.
La scoperta ha fatto il giro del mondo e nuovi esperimenti si stanno effettuando anche in Italia.

L’olfatto dei cani per stanare il virus

E’ stato Dominique Grandjean, professore all’Enva (Scuola nazionale veterinaria di Alfort) e capo del servizio veterinario della Brigata pompieri di Parigi, il primo a sperimentare il metodo dei ‘cani anti-Covid’.
Da anni il professore utilizzava i cani per l’individuazione precoce di alcune patologie, come il cancro al colon o il Parkinson.
Quando il coronavirus si è diffuso in Francia, ha provato con successo a estendere il campo d’azione della sua tecnica.

E’ dimostrato infatti che le malattie respiratorie, compreso il Covid, modificano l’odore del corpo e questo cambiamento non passa inosservato al fiuto dell’animale: il cane è capace di accorgersene facilmente grazie alla sua mucosa olfattoria particolarmente estesa, propensa a percepire una quantità incredibilmente elevata di sostanze organiche volatili.

Lo studio francese sbarca in Italia

L’esperimento francese ha attirato l’attenzione di tutta Europa e così l’innovativo metodo di riconoscimento del virus è arrivato anche in Italia.
E’ Lorenzo Tiddu, tenente colonnello del Centro militare di Grosseto, nonché veterinario specializzato in Etologia applicata e benessere degli animali, ad accogliere a braccia aperte la scoperta.
‘L’attendibilità, per alcuni cani esaminati nello studio pilota francese- specifica il dott. Tiddu – si è rivelata alta nel segnalare i campioni provenienti dai soggetti affetti da Covid-19 non segnalando i campioni dei pazienti sani.’

Porre le unità cinofile addestrate a riconoscere il virus a presidio dei luoghi pubblici significherebbe poter effettuare screening più veloci, senza l’utilizzo di tamponi e con elevata probabilità ditrovare i positivi. Ma il prof. Tiddu non è l’unico a confermare questa possibilità: nuovi progetti stanno prendendo piede per cercare di sfruttare al meglio questa risorsa inedita.

Il progetto CANI ANTI-COVID

Medical Detection Dogs Italy, Onlus nata nel 2011 che sostiene la ricerca scientifica medica sull’impiego dell’olfatto del cane per il rilevamento di malattie metaboliche, ha da poco promosso, insieme all’Università Statale di Milano, il progetto di ricerca scientifica ‘Cani anti-Covid ’sull’impiego del fiuto del cane nell’individuare le infezioni da Covid-19.
L’obiettivo del progetto è fornire ai Servizi Sanitari una metodologia di rilevamento preventiva di massa per nulla invasiva, economica, veloce e sicura. Questa potrà essere impiegata nel futuro anche su altre tipologie di infezioni virali e batteriologiche con i ‘Bio Detection Dogs’, cani che aiutano la ricerca in ambito biomedico.

L’esperimento in una scuola di Bolzano

I cani anti-Covid hanno già preso servizio in un liceo scientifico di Bolzano. I liceali, radunati in aula magna, hanno depositato le proprie mascherine in apposite vaschette e hanno aspettato il verdetto degli animali addestrati (trattasi di cani molecolari già in servizio per la ricerca di esplosivo e droga).
Gli animali hanno annusato ogni contenitore e, nei casi d’incertezza, si sono accucciati. Gli‘studenti sospetti’, cinque in tutto, si sono poi sottoposti al tampone. L’intervento nella scuola è risultato veloce e ha concesso di verificare la positività/negatività al virus di tutti i cinque ragazzi.

Beatrice Simion

*Nella foto in evidenza, il bellissimo pastore belga malinois Power. Foto di Stefan Popdimitrov

 

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