Veneti, popolo di “archimedi”. Brevetti e idee ingegnose dal 1474

molletta hi-tech - brevetti veneti

Ci sono la molletta hi-tech che, applicata agli alimenti, avvisa con qualche giorno d’anticipo sulla loro scadenza,  l’orologio ad acqua e quello ecologico e sostenibile, fatto con il legno delle bricole della laguna veneziana. Poi il veicolo in grado di ospitare riunioni e conference call “on the road” anche in autostrada, un casco ossigenante, tanti reggiseni sorprendenti.
Sono alcune delle migliaia di idee geniali brevettate degli “archimedi” veneti negli ultimi decenni.
Curioso poi scoprire che il primo Stato a emanare una legge per la tutela delle opere di ingegno sia stata proprio la Repubblica di Venezia.
Era il lontano 1474

Veneto, una delle regioni più innovative

Ingegnosi e creativi i veneti lo sono sempre stati.
Nonostante la crisi economica del 2008 e quella che stiamo adesso vivendo a causa della pandemia, il Veneto resta una delle regioni con il maggior incremento di domande di brevetti depositate: 1.348 nel solo 2019, pari all’11,2% del totale nazionale.
Le città venete più “geniali” sono Padova, Vicenza, Verona e Treviso, che addirittura rientrano nei primi 15 posti della classifica italiana.
Questi pochi dati ci dicono che la tutela della proprietà intellettuale è vista come un elemento fondamentale per lo sviluppo e la competitività sul mercato.
Tuttavia, l’iter di verifica e di approvazione delle domande da parte dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) è molto lungo.
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, recita un vecchio adagio che qui calza a pennello. Dall’idea geniale allo sviluppo di un prodotto di tempo ne può passare anche molto, addirittura due/tre anni con buona pace di chi magari sognava di fare il business.

La genialità veneta

Curiosi di sapere cosa inventano i veneti? Abbiamo consultato la banca dati dell’UIBM e tra le invenzioni più interessanti depositate negli ultimi anni (molte concesse) abbiamo trovato un bidet con bordo riscaldato, la macchina squadra gambi di radicchio, una bicicletta acquatica a pedalata sommersa, una montatura di occhiali con biosensori per monitorare le onde cerebrali e le funzioni cardiache; un dispositivo elettronico per comandare vocalmente lo scarico dell’acqua; una forbice elettrica per tagliare i capelli.

bidet riscaldato -brevetti veneti
bidet riscaldato -brevetti veneti

Invenzioni venete: storie di brevetti e di successi

“Questo è il mio primo successo, e servirà da ispirazione per tutto quello che farò d’ora in poi”: tutta la Paperopoli disneyana festeggiò quando Archimede Pitagorico inventò Edi, la lampadina straordinariamente intelligente.
Le “lampadine venete” si accendono di continuo, le menti creative nostrane hanno brillanti idee e alcune sono diventate successi imprenditoriali.
Per esempio, ad Arquà Petrarca (in provincia di Padova) un sommelier ha brevettato lo “spritz euganeo”: un aperitivo bianco che al Prosecco sostituisce il Moscato Fior d’Arancio DOCG e al posto dell’oliva mette una giuggiola sotto grappa.
Altro brevetto made in veneto e altra storia di successo quella della bicicletta Hugbike, la cosiddetta “bicicletta degli abbracci”: si tratta di un tandem nato dal sogno di un padre trevigiano che voleva pedalare con il figlio autistico.

La bicicletta degli abbracci -brevetti veneti
La bicicletta degli abbracci -brevetti veneti

Un po’ di storia: lo Statuto brevettuale del 1474

Venezia decise di tutelare le invenzioni già nel 1474 creando il primo sistema brevettuale.
Nel  XV secolo le casse della Repubblica versavano in grave crisi per via delle continue guerre sia verso oriente che occidente.
L’economia andava rianimata stimolando le innovazioni e la città doveva diventare una sorta di “attrattore di cervelli” da tutto il mondo. Come?
Ricompensando gli inventori con la tutela della loro ingegnosità e la concessione dei diritti di sfruttamento.
Ecco spiegata in sintesi la genesi della deliberazione del 19 marzo 1474.
Nel giro di pochi decenni Venezia diventò un centro di innovazione d’eccellenza a livello europeo, soprattutto nei settori del vetro, della meccanica, della produzione dei tessuti di seta e della stampa.

L’ufficio brevetti della Serenissima: i numeri e le curiosità

Dal 1474 al 1797, anno della sua caduta, il Senato di Venezia registrò più di 2000 brevetti e li concesse indistintamente ai cittadini della Repubblica e a stranieri, di qualsiasi ceto sociale.  Soprattutto in campo tintoreo: esempi sono i brevetti concessi al polacco Giovanni Bez, al fiammingo Pietro Comans e al fiorentino Cosmo Scatini, l’unico ad avere il diritto di tingere in nero tutti i tessuti di seta prodotti a Venezia.
Con spirito democratico e acuta lungimiranza, nella tutela delle invenzioni la Serenissima intravedeva enormi benefici economici e sociali e uno stimolo al progresso.

Il brevetto concesso a Galileo

Della storia veneziana dei brevetti fa parte anche quello di Galileo Galilei.
Verso la fine del XVI secolo, periodo in cui ricopriva la prestigiosa cattedra di Matematica all’Università di Padova, Galileo Galileo presentò – e ottenne –  dal Senato della Repubblica il brevetto per il progetto di un congegno idraulico rotante mosso da un solo cavallo.
Macchina che venne poi sperimentata nella casa padovana di Nicolò Contarini.

Il vetro: l’industria più ingegnosa e più tutelata

Una delle attività maggiormente tutelate dalla Repubblica Serenissima fu quello del vetro e lo conferma il numero dei brevetti depositati, soprattutto nel corso del XVI secolo. Pare che uno dei primi privilegi sia stato quello concesso a Marietta Barovier per la produzione di oggetti con il metodo delle canne a ‘rosetta’ o ‘millefiori’: fatto insolito e straordinario per quegli anni vedere riconosciuta un’invenzione a una donna. Altri brevetti tutelarono la “filigrana a retortoli”,  lo “specchio veneziano” a superficie piana e la cosiddetta “incisione a punta di diamante”.

Rosetta
Rosetta

E prima del 1474?

Al pari di altre città italiane, Venezia già prima del 1474 aveva riconosciuto dei privilegi “ad personam”. Il primo di cui si ha notizia risale al 1444 e venne dato a un francese per un mulino che macinava il grano senz’acqua. Però il più importante privilegio fu senza dubbio quello concesso nel 1469 allo stampatore tedesco Johann von Speyer (Giovanni da Spira), che per primo ebbe il diritto di esercitare l’arte tipografica nell’intero territorio della Serenissima.
Brevetto che segnò la storia dell’editoria in Italia e nel resto del mondo.

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