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Beni culturali: le nanotecnologie nuove frontiere della salvaguardia

Beni culturali: le nanotecnologie nuove frontiere della salvaguardia
Grafene

Grazie alle nuove tecnologie, e in particolare ai nanomateriali, è possibile abbattere la necessità e i costi di manutenzione straordinaria e ristrutturazione degli edifici, a partire da quelli storici.
Un esempio concreto, particolarmente sentito in una città come Venezia: grazie a nuovi studi di elettrofisica e multifrequenza, si può sostituire un intervento invasivo come il classico “taglio dei muri”, invertendo la polarità delle molecole dell’acqua, che così discende nel sottosuolo anziché risalire lungo le pareti.

nanotecnologie

Ma non solo. Un trattamento con nanomateriali può rendere la superficie di una fontana inattaccabile a qualsiasi agente atmosferico, a muffe e batteri, fino ad un massimo di 30 anni.
Sui tessuti, le nanotecnologie possono rendere i colori inalterabili nel tempo o aggiungere alle fibre un antibatterico.
I vetri dei grattacieli possono essere resi più resistenti allo sporco, diminuendo di molto la necessità di una manutenzione non semplice. Così come attraverso le nanotecnologie si possono tutelare le eliche degli elicotteri dall’azione di intemperie e sabbia o, in campo medico, evitare il rigetto delle protesi da parte del corpo umano.

L’importanza della conoscenza delle nuove tecnologie

È dalla metà degli anni Settanta che è iniziato lo sviluppo delle nanotecnologie. Il limite vero, al momento attuale, è la loro conoscenza. È per questo che, da Venezia, è stato lanciato adesso un tour d’Italia per accelerare la diffusione delle informazioni su un settore in grado di offrire importanti opportunità.
Il 23 sarà la volta di Messina, poi Pompei, Roma e Milano. E, alla fine, di nuovo da Venezia partirà una serie di convention, in cui si approfondirà la conoscenza di nuove tecniche e materiali, puntando a formare gli applicatori locali. Tra gli obiettivi vi è infatti anche quello della formazione di nuove figure professionali specializzate, creando così anche nuovi posti di lavoro, sia per i giovani che per chi ha attività ferme.

“Abbiamo scelto Venezia – ha spiegato Sabrina Zuccalà, presidente di un Laboratorio di nanotecnologie internazionale, che si è messa a disposizione per quest’opera di divulgazione – perché è una sorta di bomboniera d’Italia nella tutela dei beni culturali. Vogliamo contribuire a portare conoscenza delle innovazioni e delle possibilità di sviluppo del territorio”.
In occasione del convegno veneziano, che dovrebbe tenersi entro la prossima primavera, sarà offerta inoltre la possibilità di individuare un bene da tutelare, in modo completamente gratuito. “Vogliamo – ha concluso Zuccalà – riuscire a dare un futuro alla storia”.

L’assessore all’Ambiente e all’Urbanistica del Comune di Venezia Massimiliano De Martin e la presidente del laboratorio internazionale di nanotecnologie Sabrina Zuccalà

Il Pnrr e le nuove opportunità

Attraverso le missioni dedicate a innovazione e ricerca dal Piano nazionale di ripresa e resistenza, i progetti legati alle nuove tecnologie hanno adesso una grande opportunità di sfruttare fondi per il loro sviluppo.
“Bisogna pensare – ha invitato l’assessore all’Urbanistica e all’Ambiente del Comune di Venezia, Massimiliano De Martin, nel corso della conferenza stampa a Ca’ Farsetti – a sostenere non solo semplici capitoli di spesa, ma attività che si traducano in investimenti di ritorno. E quelli sulla ricerca ci offrono l’occasione di poter pensare a una nuova chimica e a una nuova economia sul territorio”.

Lo sguardo, nel Veneziano, va ai 2200 ettari di area industriale di Porto Marghera, naturalmente vocate a questa attività. “Le nanotecnologie – riprende De Martin – prevedono tecniche non invasive e l’utilizzo di prodotti ecologici e non tossici. Per di più, consentono di ridurre le dimensioni dei materiali da impiegare, come ad esempio avviene per le coibentazioni, con spessori ridotti e uguale efficacia anche negli edifici storici. È quindi fondamentale rendere i relativi saperi un bene comune a tutti nei tempi più brevi possibile. E Venezia, da sempre, nei 1600 anni della sua storia si è fatta ricordare per il suo ruolo di ricerca e sviluppo”.

Alberto Minazzi

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