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“Battiloro”: l’unico rimasto è a Venezia. Qui nasce la foglia d’oro che ha un’anima

Punta della Dogana

La sua foglia usata anche per la palla di Punta della Dogana e per l’Angelo di San Marco

Sottilissima, quasi impalpabile ma estremamente preziosa.
La foglia d’oro, usata oggi non solo come elemento decorativo nella realizzazione dei più svariati oggetti, ma anche nella cosmesi e persino nella gastronomia, torna protagonista. Nell’arte e nel design, ma anche in settori del tutto nuovi per questa produzione quali quello alimentare ed estetico.
In Italia e in Europa c’è però un’ unica azienda a produrre la foglia d’oro a livello artigianale e si trova a Venezia. Da 94 anni.
La “Mario Berta Battiloro”, a Cannaregio, ha infatti tenuto duro nel tempo, si è rinnovata a seconda delle richieste del mercato e delle tendenze. Oggi, tra i suoi clienti figurano mosaicisti, vetrai, “perleri”, restauratori, doratori, iconografi, calligrafi, pittori, scultori e qualche amante del decoupage.
Ma non mancano, chef, maestri pasticceri, enologi e barman, che usano la foglia d’oro puro per decorare alcuni piatti o come tocco estetico nelle grappe e nel cioccolato.
In questo caso è previsto l’utilizzo solo di materia prima 24 Kt (ovvero oro puro al 100%) e il rispetto di rigorosi dettami produttivi che consentono al prodotto finito di ottenere la certificazione di decorazione alimentare commestibile.

Marino Menegazzo, Sabrina Berta e le figlie Sara ed Eleonora con la torta dei “90 anni”, ovviamente decorata con foglia d’oro

Recenti ricerche hanno inoltre dimostrato le proprietà antiage dell’oro che, se applicato sull’epidermide unitamente ad appositi vettori, penetra in profondità nella pelle riempiendo le rughe, riducendo le occhiaie, neutralizzando i comedoni e donando lucentezza al tessuto epiteliale.
Ecco quindi fioririe le richieste della foglia d’oro anche dal settore della cosmesi, dove l’oro può essere utilizzato anche per decorare corpo, unghie, labbra e palpebre.

Le foglie d’oro di San Marco e di Punta della Dogana

A Venezia, nel 1700, erano oltre 300 le botteghe artigiane di “battiloro” e “tiraoro”, un’arte di lavorare l’oro importata in laguna dalla lontana Bisanzio e poi diffusasi nell’arco dei secoli in varie parti d’Italia ed in Europa. Oggi l’unica bottega che produce artigianalmente la foglia d’oro è il laboratorio gestito da Marino Menegazzo, maestro battiloro, e dalla sua famiglia, la moglie Sabrina Berta e le figlie Sara ed Eleonora.
La storica azienda, situata nell’edificio che un tempo ospitava la casa e la bottega del grande pittore Tiziano, ha prodotto anche le foglie d’oro utilizzate sulle lampade della basilica e sull’angelo del campanile di San Marco, sulla nuova palla d’oro della Punta della Dogana e, fuori Venezia, sulla corona e sulla croce della basilica di Lourdes  oltre che per la ridoratura della Madonnina del Duomo di Milano.

Nata nel 1926, la “Mario Berta Battiloro”, scelse di produrre direttamente la foglia d’oro invece che rivenderne solo i “libretti”, come era stato fatto fino a quel momento, quando si chiamava “Rivani Alberto” ed era gestita dai cugini di Mario Berta, padre di Sabrina.
“Purtroppo – spiega Marino Menegazzo sono andate perse le “mariegole” della corporazione dei battiloro, i libri che contengono gli statuti di tutte le scuole delle arti e dei mestieri presenti nei secoli a Venezia, per cui non si conosce il motivo della scomparsa di quest’arte. Si sa solo che non era ben vista dal Doge che temeva che i battiloro, grazie a tutto l’oro che possedevano, fossero in grado di comprarsi un esercito e spodestarlo”.

L’antica tecnica dei battiloro

Il metodo di battitura oggi è lo stesso in uso nel Settecento.
L’oro viene dapprima fuso, un’operazione che consente di portare allo stato liquido il metallo, eliminandone tutte le impurità, per farlo poi solidificare nella caratteristica forma a lingotto. Dopo si passa alla laminatura e al taglio in piccoli quadrati, ancora piuttosto spessi, che vengono poi inseriti tra fogli di carta pergamino.


Dopo una prima battitura le singole foglie d’oro vengono di nuovo tagliate in quattro e battute con martelli che pesano tra i tre e gli otto chili e infine passate alle cosiddette taglioro, le cinque dipendenti (tutte donne) che le confezionano nei libretti pronti per la vendita.
“La cosa più difficile da imparare è tenere il martello nel modo giusto – spiega Marino Menegazzo – Il polso e il braccio devono essere in linea e la mano deve scivolare sul manico, in modo da sfruttare il peso e il rimbalzo sul pacchetto. Anche le tagliaoro devono imparare a maneggiare la foglia, anzi a “soffiarla”. La foglia è infatti talmente sottile che non si può quasi toccarla; il soffio serve per distenderla, tagliarla e posizionarla nei libretti”.

La foglia d’oro nel moderno design

Oggi l’azienda produce vari tipi di foglia, dalla più sottile, usata soprattutto per i mosaici, fino alle foglie più spesse adoperate per esterni. .
“Di recente abbiamo collaborato con l’architetto olandese Kiki Van Ejik per la decorazione con foglia d’oro di quattro elementi in marmo, un candelabro, un vaso, un libro e una ciotola, oggetti esposti alla Fiera del Mobile di Milano 2018 e in occasione della prima edizione di Homo Faber a Venezia.

La collezione nata in collaborazione con l’architetto olandese Kiki Van Ejik in marmo e oro presentata alla Fiera del Mobile di Milano 2018

Lo scorso anno abbiamo collaborato con l’architetto trevigiano Paolo Criveller per la realizzazione di due tavole di marmo esposte alla Fiera del Marmo di Verona, Marmomac.

Tavolo in marmo e oro nato in collaborazione con l’architetto trevigiano Paolo Criveller e presentato al MarmoMac 2019.

Battiloro per passione

Entrato in azienda nel 1976 a 22 anni come apprendista di Mario Berta, dopo un diploma di perito mettalurgico, Marino Menegazzo, dopo alcuni anni di apprendistato ha avuto la possibilità di diventare un ottimo battitore, mettendo a frutto anche le conoscenze scolastiche e ampliando l’offerta dell’azienda anche agli ori legati, combinando l’oro puro con argento o rame.
“La foglia d’oro artigianale è il risultato di un procedimento lungo e faticoso, ma indubbiamente la consistenza è più morbida, allo sguardo è meno metallica, meno lucente e più naturale. E’ una foglia più “antica”, caratteristica decisiva se si devono fare restauri e integrazioni – aggiunge Menegazzo – Certo la concorrenza della foglia d’oro industriale è spesso imbattibile, in quanto costa meno all’utente finale e i margini di guadagno per il produttore sono maggiori: ma la nostra foglia d’oro è diversa perchè ha un’anima“, afferma Marino, aprendosi in un sorriso.

2 commenti su ““Battiloro”: l’unico rimasto è a Venezia. Qui nasce la foglia d’oro che ha un’anima”

  1. Siete bravissimi a mantenere inalterata la Vs passione. I miei complimenti. Mi piacerebbe, quando in casa ho amici da tutto il mondo, poter far vedere loro il Vs lavoro. Di nuovo BRAVI. Tiziano Inguanotto architetto a Venezia.

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